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    Home » Economia » La guerra in Iran preoccupa la BCE, che ora teme per crescita e inflazione

    La guerra in Iran preoccupa la BCE, che ora teme per crescita e inflazione

    La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde: "Monitoriamo con grande attenzione la situazione globale per comprendere quali possono essere le conseguenze economiche". Difficile un taglio dei tassi il 19 marzo

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Marzo 2026
    in Economia
    La presidente della BCE, Christine Lagarde [foto: Emilie Gomez/imagoeconomica]

    La presidente della BCE, Christine Lagarde [foto: Emilie Gomez/imagoeconomica]

    Bruxelles – “Monitoriamo con grande attenzione la situazione globale per comprendere quali possono essere le conseguenze economiche“. Poche ma chiare le parole di Christine Lagarde, presidente di una Banca centrale europea (BCE) inquieta di fronte agli attacchi di Stati Uniti e Israele in Iran e ad una guerra che si estende a tutta la penisola arabica. La guerra in atto nella regione fa impennare i prezzi del petrolio, che arrivano ai livelli più alti da gennaio 2025 facendo paventare il rischio di aumenti di bollette elettriche per famiglie e imprese.

    C’è lo spettro di ripercussioni per crescita e soprattutto inflazione. È proprio questo secondo aspetto che agita la BCE e la sua presidente, consapevoli che il lavoro svolto fin qui per ridurre e stabilizzare i prezzi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina con la conseguente crisi energetica potrebbe essere vanificato dai nuovi eventi sullo scacchiere internazionale. La paura non dichiarata è proprio quella di un nuovo shock energetico che può generare nuove spirali inflattive. Sono queste le “conseguenze economiche” cui Lagarde fa riferimento quando parla dell’attualità.

    La presidente della BCE prende la parola in occasione della conferenza dal titolo ‘Colmare il divario di genere nell’alfabetizzazione finanziaria’, organizzata dalla stessa Banca centrale europea in vista della giornata internazionale della donna. Ma Lagarde sa che non può non toccare il tema della guerra in Medio Oriente, e lo fa accennandolo, toccandolo appena, per poi tirare dritto perché questi avvenimenti rischiano di cambiare tutto. 

    Il consiglio direttivo della BCE tornerà a riunirsi tra due settimane (18 e 19 marzo) per le prendere le decisioni di politica monetaria. A febbraio un taglio dei tassi di interesse è stata un’opzione scartata per via delle incertezze legate anche ai conflitti. E, ora, lo scoppio della guerra in Iran con le nuove incertezze difficilmente porterà ad un taglio dei tassi. Che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero essere mantenuti ancora una volta in pausa ai livelli attuali (2 per cento per i depositi presso la banca centrale al 2 per cento, 2,15 per cento per le operazioni di rifinanziamento principali, 2,40 per cento per le operazioni di rifinanziamento marginale).

    Tags: Banca Centrale europeabcecaro energiaChristine LagardecrescitainflazioneIranMedio Orientestati uniti

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