Bruxelles – “La dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili comporta rischi per la stabilità dei prezzi“, e allo stesso tempo “complica sempre più il compito” della Banca centrale europea di mantenere stabili i prezzi. È il vicepresidente del consiglio di vigilanza della BCE, Frank Elderson, a mettere in luce le implicazioni della crisi energetica in atto causa guerra degli Stati Uniti e Israele in Iran sull’UE e l’area dell’euro. In un post pubblicato sul blog della BCE, Elderson conferma una volta di più la difficoltà per il consiglio direttivo di lasciare invariati i tassi di interesse. Completare il compito di garantire stabilità dei prezzi implica che la BCE, come peraltro pre-annunciato, non potrà esimersi di aumentare il costo di prestito del denaro se le cose dovessero mettersi male, e gli indicatori di inflazione già suggeriscono che la situazione è deteriorata.
Non solo. Le preoccupazioni di Elderson vengono messe nero su bianco contemporaneamente a quelle del direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, che, intervistato dal quotidiano francese Le Figaro, si dichiara “molto pessimista” riguardo all’attuale crisi energetica. Secondo Birol la crisi in atto è peggiore di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme, e c’è il rischio di un “aprile nero” se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro la fine del mese.
Di fronte a questo scenario, secondo la BCE, le scelte sono “chiare” perché davanti agli occhi dei governi nazionali: è la transizione verso fonti alternative e sostenibili. “L’Europa non può eliminare il rischio geopolitico, ma può ridurre significativamente la sua esposizione ad essa”, sostiene Elderson nel suo post. In tal senso, specifica, “il modo più efficace per farlo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e accelerare un passaggio ordinato all’energia pulita coltivata in casa“.
Certo, “non sarà facile”, perché la sostenibilità ha dei costi. “È vero che la Commissione europea stima che gli investimenti dovranno raggiungere circa 660 miliardi di euro all’anno tra il 2026 e il 2030, ma – sottolinea ancora il vicepresidente del consiglio di vigilanza della BCE – concentrarsi solo su questi costi è profondamente fuorviante”. Va capito che “investire in energia pulita e sostenibile sostituisce la spesa sostanziale per i combustibili fossili”. I governi, insiste Elderson, devono agire con decisione poiché “l’energia prodotta a livello nazionale rafforza la stabilità macroeconomica, riduce i costi a lungo termine e sostiene la crescita economica”.

![[fonte foto: CEPS. Elaborazione: Eunews]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/01/recessione-1.png)

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