Bruxelles – Le emissioni di gas serra dell’economia dell’Unione europea tornano a crescere nel primo trimestre del 2026, ma a un ritmo più contenuto rispetto alla fine dello scorso anno. Secondo i dati pubblicati oggi da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, tra gennaio e marzo sono state emesse 837 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, lo 0,3 per cento in più rispetto agli 835 milioni registrati nel quarto trimestre del 2025. Nello stesso periodo, il prodotto interno lordo dell’UE è rimasto stabile.
Il dato segna un rallentamento rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, quando le emissioni erano aumentate dello 0,9 per cento su base trimestrale. Allora, a fronte di una crescita dello 0,2 per cento del PIL, gli aumenti più consistenti erano arrivati dalla fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata (+7,2 per cento), dai trasporti e stoccaggio (+1,3) e dalle attività estrattive (+0,9).
Nel primo trimestre del 2026, proprio il settore della fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata continua a essere quello con la maggiore crescita delle emissioni, pari al 4,8 per cento. A ridurre il dato complessivo sono invece soprattutto le famiglie, con un calo dell’1,3 per cento, e i settori manifatturiero e dei trasporti e stoccaggio, entrambi in diminuzione dello 0,6 per cento.
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 restituisce un quadro più positivo: le emissioni sono diminuite dell’1,2 per cento, mentre nello stesso arco di tempo il PIL dell’UE è cresciuto dello 0,8 per cento. Un andamento che, almeno nel primo trimestre dell’anno, indica una crescita economica accompagnata da una riduzione delle emissioni rispetto a un anno prima.
A livello nazionale, l’andamento non è uniforme. Tra il quarto trimestre del 2025 e il primo del 2026, le emissioni sono aumentate in 20 Stati membri e diminuite in sette. Le riduzioni più marcate sono state registrate in Slovenia (-5,0 per cento), Lussemburgo (-3,8) e Romania (-2,7). All’estremo opposto si trovano Estonia (+9,7 per cento), Finlandia (+6,4) e Bulgaria (+4,6), dove l’incremento è legato soprattutto alla crescita delle emissioni dei produttori economici nel settore delle costruzioni e nella fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata. L’Italia rientra tra i Paesi in cui le emissioni sono aumentate rispetto ai tre mesi precedenti, seppur con un lieve incremento: +0,2 nelle emissioni ma con uno 0,3 in più nel PIL.










