Bruxelles – La nuova versione della direttiva europea sull’acqua potabile – adottata nel 2020 – è stata recepita in maniera incorretta e incompleta da parte del governo italiano. Per questo motivo, la Commissione Europea ha annunciato oggi (29 aprile) di aver avviato una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia, concedendo all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni rispetto alla violazione contestata.
Dopo un primo testo adottato nel 1998, la direttiva è stata aggiornata sei anni fa con l’obiettivo di garantire un’acqua del rubinetto più pulita attraverso un aggiornamento degli standard di qualità e una maggior attenzione alla presenza dei cosiddetti inquinanti emergenti, ovvero sostanze potenzialmente nocive ma non ancora pienamente regolamentate (ad esempio, le microplastiche e gli interferenti endocrini che alterano il regolare sviluppo del sistema ormonale). Le nuove norme si inseriscono nel più ampio quadro tracciato dalla Strategia dell’Unione Europea sulla resilienza idrica in base alla quale – sottolinea la Commissione in un comunicato ufficiale a commento della procedura avviata contro Roma – “la piena implementazione degli standard UE sulla qualità dell’acqua è essenziale per proteggere la salute umana e l’ambiente“.
“Gli Stati”, spiega ancora l’esecutivo comunitario, “erano tenuti a trasporre la direttiva nella legislazione nazionale e a conformarsi alle disposizioni in essa contenute entro il 12 gennaio del 2023“. L’Italia ha effettivamente provveduto a recepire il testo, ma secondo Palazzo Berlaymont le norme adottate dal nostro Paese contengono ancora “diverse lacune”. Tra le più significative, la Commissione cita una valutazione dei rischi insufficiente nei sistemi domestici di distribuzione dell’acqua (l’introduzione di controlli specifici nelle tubature interne degli edifici è proprio una delle principali novità della nuova versione della direttiva), la mancanza dell’obbligo di informare adeguatamente le persone più vulnerabili su come accedere all’acqua potabile e l’assenza di valori guida per gestire la presenza di residui nocivi rilasciati dai pesticidi presenti nell’acqua potabile (i cosiddetti metaboliti). Più in generale, l’esecutivo comunitario rileva che la trasposizione italiana della direttiva è caratterizzata da una tendenza al “rinvio di alcuni degli obblighi stabiliti” e all'”uso troppo ampio delle deroghe ad alcune prescrizioni“, pensate come temporanee e limitate.
La procedura d’infrazione avviata oggi è la seconda che l’Italia subisce nel giro di quattro mesi sul tema delle politiche idriche dell’UE. A gennaio, Palazzo Chigi aveva ricevuto un’altra lettera di messa in mora a causa della trasposizione incorretta della Direttiva Quadro sulle Acque, riguardante la protezione e la gestione di fiumi, laghi e altri bacini idrici. In quel caso, il governo di Giorgia Meloni era stato accusato di non aver aggiornato e controllato periodicamente le concessioni per il prelievo dell’acqua e di non aver registrato regolarmente tali prelievi, aprendo così al rischio di uno sfruttamento eccessivo delle risorse idriche.
A questo punto, il governo italiano avrà due mesi di tempo per rispondere alle accuse mosse dalla Commissione. Se le argomentazioni sostenute da Roma non dovessero essere ritenute sufficienti, Bruxelles potrà passare allo step successivo della procedura d’infrazione, presentando un parere motivato con cui lo Stato membro viene invitato a porre fine alla violazione entro un dato termine. Se anche in questo caso non dovesse ritenersi soddisfatto, Palazzo Berlaymont potrebbe decidere di portare il caso davanti alla Corte di Giustizia dell’UE.


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