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    Home » Politica Estera » Palestina, Kallas insiste caparbia sui due Stati: “Unica via per la pace”

    Palestina, Kallas insiste caparbia sui due Stati: “Unica via per la pace”

    Intervenendo ad una conferenza organizzata a Parigi, la leader della diplomazia UE ha elogiato l'impegno per la pace della società civile israeliana e palestinese: "Una fonte di speranza in mezzo alla guerra". Ma l'Europa continua a faticare a trasformare le parole in azioni

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    12 Giugno 2026
    in Politica Estera
    L'Alta rappresentante per la politica estera UE, Kaja Kallas, durante il suo discorso a Parigi (via EBS)

    L'Alta rappresentante per la politica estera UE, Kaja Kallas, durante il suo discorso a Parigi (via EBS)

    Bruxelles – “La soluzione a due Stati rimane l’unica via praticabile per portare una pace e una stabilità durature in Medio Oriente“. Con queste parole l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha aperto oggi (12 giugno) a Parigi l’evento “Paris Call for the Two-State Solution, Peace and Regional Security”, iniziativa che punta a rilanciare il processo politico verso la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele.

    L’incontro è stato organizzato dal Paris Peace Forum – think tank francese fondato nel 2018 con il sostegno dell’Eliseo – e ha riunito rappresentanti della società civile israeliana e palestinese insieme a esponenti governativi europei, mediorientali e internazionali. L’appuntamento arriva a un anno di distanza da un precedente incontro promosso nella capitale francese, dal quale era scaturito il cosiddetto Appello di Parigi, una dichiarazione che chiedeva un cessate il fuoco permanente, il rilascio degli ostaggi, l’accesso umanitario a Gaza, il riconoscimento dello Stato di Palestina e un rinnovato impegno della comunità internazionale per rendere concreta la soluzione a due Stati.

    Proprio a quell’esperienza ha fatto riferimento Kallas nel suo intervento, ricordando come le proposte elaborate dalla società civile abbiano successivamente trovato spazio nella Dichiarazione di New York. Adottato nel luglio 2025 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il documento prevede una sorta di tabella di marcia per una definitiva soluzione al conflitto israelo-palestinese basata proprio sull’idea dei due Stati. “La lezione è chiara: la società civile non è un ripensamento della diplomazia, è indispensabile per costruire la pace”, ha scandito la leader della diplomazia UE.

    A proposito di società civile, Kallas ha voluto sottolineare in particolar modo il ruolo svolto dalle organizzazioni israeliane e palestinesi che – in un’epoca di radicalizzazione – restano testardamente impegnate nel dialogo. Rivolgendosi ai partecipanti, Kallas ha sottolineato che “israeliani e palestinesi che lavorano insieme per la pace nel mezzo della guerra, della divisione e della polarizzazione non è solo un atto di coraggio, è anche una fonte di speranza”.

    L’Alta rappresentante ha poi affrontato la situazione sul terreno. Pur richiamando il cessate il fuoco e gli sviluppi diplomatici più recenti, ha avvertito che “la situazione rimane fragile”. Secondo Kallas, nell’ambito di una soluzione complessiva del conflitto è necessario garantire il completo disarmo di Hamas, mentre “Israele deve ritirare le sue forze e garantire la piena riapertura dei valichi”. Allo stesso tempo – ha aggiunto – “gli aiuti umanitari devono fluire a Gaza senza ostacoli e gli sforzi di ripresa devono iniziare”.

    Quanto alla Cisgiordania, l’ex premier estone ha denunciato il continuo ampliamento degli insediamenti israeliani, sostenendo che “gli insediamenti illegali continuano ad espandersi a un ritmo senza precedenti”, mentre “la violenza dei coloni sta aumentando senza una sufficiente responsabilità”. Solo il mese scorso – del resto – gli Stati membri dell’UE sono riusciti a trovare un accordo per sanzionare i coloni violenti, evitando peraltro di spingersi fino all’imposizione di sanzioni economiche sui prodotti provenienti dagli insediamenti.

    Le parole di Kallas sembrano chiare, ma il rischio è che il ruolo di Bruxelles nel processo di pace continui a limitarsi a qualche sparuto proclama retorico in occasione di conferenze internazionali come quella odierna. Il fatto che – a un anno di distanza dal precedente incontro di Parigi – gli organizzatori siano stati costretti a riunirsi nuovamente per ribadire quanto già sollecitato nel 2025 è il segno incontrovertibile che i progressi compiuti sono stati scarsi. E che sin qua l’Europa non ha saputo incidere.

    Tags: conflitto israelo-palestineseisraelekaja kallasMedio Orientepalestinasoluzione dei due Stati

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