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    Home » Diritti » Emergenza abitativa: discussione in Parlamento del nuovo Piano Europeo dell’Abitare

    Emergenza abitativa: discussione in Parlamento del nuovo Piano Europeo dell’Abitare

    Continua il dialogo interistituzionale per costruire un quadro europeo che possa portare ad nuovo paradigma del diritto ad abitare, tra dignità sociale e competitività. Metsola: "Una casa non è solo quattro mura, è dove si costruiscono le vite"

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    5 Maggio 2026
    in Diritti, Economia
    Source: IPA agency - Roma, in tenda sotto l'assessorato al Patrimonio

    27/05/2024 Roma, ,In tenda sotto l'assessorato al Patrimonio, presidio di protesta con la quale si chiede un'accelerata sulle misure previste in contrasto all'emergenza abitativa, ma anche il blocco degli sfratti e la risoluzione dei problemi legati alla residenza per gli occupanti. Ps: la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate. Source: IPA gency

    Bruxelles – Siamo di fronte a una crisi strutturale che richiede un vero cambio di paradigma: l’abitare deve smettere di essere un miraggio economico per tornare a essere il fondamento della dignità sociale e della competitività in Europa. È questo il messaggio centrale emerso dall’evento organizzato congiuntamente da Commissione Europea e Parlamento, più precisamente dalla Commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi abitativa. Quella di questa mattina (5 maggio) è stata un’iniziativa che ha riunito, nella sede belga del Parlamento Europeo, leader istituzionali, sindaci, banche di sviluppo e rappresentanti dei giovani per una discussione aperta sul Piano per l’emergenza abitativa presentato da Palazzo Berlaymont a dicembre 2025, poi emendato dal Parlamento nella plenaria di marzo 2026.

    “Sebbene la politica abitativa rimanga competenza degli Stati membri e delle autorità locali – ricorda Irene Tinagli (PD/S&D) presidente della Commissione parlamentare – le dimensioni transfrontaliere di queste crisi hanno fatto sì che un ruolo europeo più forte non sia solo legittimo, ma davvero necessario”.

    Una crisi strutturale: “La casa è il cuore della società”

    La Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha aperto i lavori con un video messaggio dal monito severo: “Una casa non è solo quattro mura, è dove si costruiscono le vite. Quando diventa irraggiungibile, tutto il resto diventa più difficile”. I dati sono allarmanti: un europeo su dieci spende quasi la metà del proprio reddito per l’alloggio, una situazione definita “inaccettabile” dalla Presidente. “L’accesso all’alloggio è un diritto fondamentale per garantire che i diritti essenziali delle democrazie rimangano forti ed equi”, anche l’intervento della Vicepresidente della Commissione per una transizione giusta, pulita e competitiva, Teresa Ribera punta sulla necessità di cambiare il paradigma e spostare la concezione di “casa” da bene economico a diritto inalienabile. La Vicepresidente ha portato l’attenzione sul lavoro della Commissione, che si muove su tre fronti: finanziamento, legislazione e attenzione per i giovani. Su questi tre punti si sono articolati i tre panel con numerosi interventi.

    Il nodo dei finanziamenti

    Il primo si è concentrato sulla questione della mobilitazione di investimenti privati e pubblici attraverso una piattaforma di investimento europea, con il sostegno anche del prossimo quadro finanziario pluriennale (MFF) che “ponga al centro le esigenze abitative, fornendo agli Stati membri gli strumenti necessari per finanziare progetti di edilizia abitativa a prezzi accessibili in modo rapido ed efficiente”. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha quantificato la sfida finanziaria: per colmare l’emergenza serve un investimento stimato di almeno 153 miliardi di euro all’anno a livello UE. Gualtieri ha sottolineato che la semplice “ammissibilità” dei finanziamenti per l’edilizia nel prossimo bilancio UE non è sufficiente, chiedendo, invece che l’edilizia abitativa diventi un “obiettivo esplicito e dedicato” senza erodere le risorse da altre priorità. Il primo cittadino romano ha sottolineato come l’emergenza degli alloggi a prezzi accessibili non riguardi soltanto la giustizia sociale, ma incida anche sulla competitività economica e che “le disuguaglianze più profonde oramai non sono tra regioni, ma all’interno delle città stesse”.

    Sorcha Edwards, Segretaria Generale di Housing Europe – la federazione europea per l’edilizia pubblica, cooperativa e sociale – ha rincarato la dose paragonando l’alloggio al “cuore” di un organismo: “Se il cuore non funziona, nulla funziona”. Secondo Edwards, la crisi attuale non è dovuta a una mancanza di capitali, ma a investimenti speculativi mal concepiti che hanno alimentato la rabbia sociale e la disillusione verso le istituzioni, nonché la mancanza di supporto al tessuto abitativo pubblico europeo che fatica a rimanere in piedi per gli alti costi di costruzione e del capitale. “Il comitato consultivo della task force ha fatto un ottimo lavoro nel sottolineare che l’edilizia abitativa deve essere trattata come un’infrastruttura”, sottolinea Edwards, “ciò significa che dobbiamo pensare a lungo termine”.

    Le istituzioni finanziarie hanno preso parte alla discussione. Tanguy Desrousseaux, Presidente della Task Force sull’emergenza abitativa della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha annunciato l’obiettivo di raddoppiare il proprio supporto, arrivando a 6 miliardi di euro annui nel 2026 per l’edilizia sociale e l’innovazione nelle costruzioni. Anche Johannes Böhmer, Vicegovernatore per la Strategia di Sviluppo Sociale della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB), ha confermato l’impegno della CEB ma ha richiamato l’attenzione su due condizioni “necessarie”: la continuità dell’accesso ad InvestEU, il fondo che finanzia progetti sociali ad alto impatto e rischio, e la disponibilità di sussidi adeguati a garantire la sostenibilità economica degli alloggi destinati ai più vulnerabili. In questa prospettiva, la CEB propone una misura concreta: destinare il 3 per cento del Fondo Sociale Europeo Plus (circa 3,5 miliardi di euro) specificamente al contrasto dell’esclusione abitativa.

    Il forum è stato segnato da un acceso dibattito, a partire dalla denuncia di una rappresentante dei piccoli proprietari di Barcellona, che ha puntato il dito contro i grandi fondi d’investimento americani accusati di acquistare interi edifici nei centri storici – alcuni anche costruiti con fondi europei- espellendo i residenti per creare alloggi turistici.  A queste preoccupazioni ha risposto il portavoce della BEI, precisando che i propri contratti di prestito includono oggi clausole rigorose: gli asset finanziati devono mantenere la loro destinazione di alloggi accessibili e ne è tassativamente vietata la rivendita speculativa. Secondo le direttive della banca, tali immobili possono essere acquistati solo dagli inquilini dopo un lungo periodo di tempo, garantendo sempre il diritto di prelazione alle autorità pubbliche. La logica di fondo è che “ogni euro investito nell’edilizia generi un ritorno moltiplicato per l’intera economia”; tuttavia, la governance locale rimane l’elemento chiave. Per i relatori, infatti, non è sufficiente distribuire risorse: è necessaria una solida capacità di assorbimento a livello territoriale per creare ecosistemi abitativi che siano realmente sostenibili nel tempo.

    Una legislazione più snella

    Per risolvere la crisi, non basta però solo il denaro. Il secondo panel si è concentrato sulla necessità di creare un quadro giuridico uniforme europeo (un futuro Affordable Housing Act) che supporti le città, favorendo l’industrializzazione del settore e la sostenibilità ambientale senza rimanere bloccato da questioni amministrative. Il settore delle costruzioni – per l’occasione rappresentato da Federica Brancaccio, Presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Imprese di Costruzione – chiede una semplificazione burocratica radicale. “Dove c’è il lavoro non si trova casa, e dove si trova casa non c’è il lavoro”: la Presidente ha voluto sottolineare che la crisi abitativa incide fortemente sulla competitività dei territori e, in questo le normative nazionali non aiutano. “In Italia, è stato evidenziato come le città debbano spesso fare i conti con leggi urbanistiche obsolete, risalenti al 1942, dove i ritardi nei permessi possono far lievitare i costi di costruzione fino al 16 per cento”, riporta Brancaccio.

    La questione dei Giovani

    L’ultimo panel, si è concentrato sulla terza priorità preannunciata dalla Vicepresidente della Commissione UE: evitare che troppi giovani europei siano costretti a ritardare le loro scelte di vita a causa dei costi eccessivi del mercato abitativo e immobiliare. I rappresentanti locali portano dati ed esperienze reali: “In Italia, solo 6 studenti fuori sede su 100 hanno accesso a posti letto a prezzi convenzionati” ha denunciato Tito Rodolfo Maraz Galassi, membro del Consiglio Nazionale Studenti Universitari Italiano, riportando alla memoria collettiva le famose proteste che hanno interessato l’intera Penisola, con studenti accampati in tende davanti alle maggiori Università italiane. I rappresentanti degli studenti hanno messo in guardia contro gli studentati privati costruiti con ottica speculativa, dove i canoni superano persino i prezzi di mercato. Un rappresentante dell’Erasmus Student Network riporta che anche la mobilità Erasmus è a rischio: il costo dell’alloggio è diventata la prima causa di rinuncia o abbandono dei programmi di scambio internazionale.

    In conclusione, dell’evento, il commissario europeo responsabile per l’energia e le politiche abitative, Dan Jørgensen ha esortato a non perdere la determinazione, dichiarando che, attraverso una cooperazione rafforzata, “l’Unione europea saprà trasformare le attuali difficoltà in una realtà concreta in cui ogni persona abbia un posto da chiamare casa”.

    Tags: casaemergenza abitativaeuparlamento europeo

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