Bruxelles – “Le fonti energetiche alternative offrono la via più chiara per ridurre al minimo i compromessi tra gli obiettivi di politica energetica europea in termini di sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica”. A dirlo è Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), nel discorso introduttivo alla conferenza ‘Clima, natura e politica monetaria’ che si tiene oggi (5 maggio) a Francoforte sul Meno.
Le analisi della BCE sull’attuale shock energetico mostrano che i Paesi in cui una quota maggiore di elettricità è generata da fonti non fossili, come Spagna e Portogallo, “sono stati maggiormente protetti dall’aumento dei prezzi del gas”, ha sottolineato Lagarde. La presidente della Banca centrale ha messo in luce anche la portata dei rischi climatici e ambientali, insieme alla risposta insufficiente da parte dei governi e della società. “L’ultimo decennio ha mostrato un paradosso: ogni nuovo dato ci dice di accelerare la transizione ecologica, eppure questa sta rallentando”, ha osservato.
La presidente dell’Eurotower ha ricordato che questo è stato il decennio più caldo mai registrato e che il tasso di innalzamento del livello del mare è raddoppiato da quando sono iniziate le misurazioni satellitari mentre gli scienziati ritengono probabile che, entro i prossimi cinque anni, il mondo supererà il limite di 1,5 gradi stabilito dall’Accordo di Parigi. “Una maggiore consapevolezza, però, non è stata accompagnata da una maggiore determinazione. La transizione ecologica, semmai, ha perso slancio“, ha detto Lagarde.
Nel 2025 le emissioni globali di carbonio derivanti dai combustibili fossili hanno raggiunto livelli record, aumentando dello 0,7 per cento e, per Lagarde, molte giurisdizioni stanno facendo “un passo indietro dalle decisioni prese a Parigi nel 2015”. Una delle ragioni, secondo la presidente, è che il cambiamento climatico è diventato “esso stesso una questione di parte. Negli ultimi anni – ha aggiunto -, abbiamo assistito a dibattiti in Europa sull’eventualità che la transizione verde abbia reso il continente più vulnerabile nell’attuale mondo geopoliticamente instabile, a causa dell’aumento delle bollette energetiche”.
L’Europa importa circa il 60 per cento della sua energia, “quasi tutta proveniente da combustibili fossili”, e “l’impennata odierna dei prezzi dell’energia ci ricorda il costo di questa dipendenza. Lo status quo è insostenibile“. Dunque, per la presidente della BCE, è in momenti come questi, quando il dibattito sul clima si fa più acceso e meno lucido, che “un lavoro rigoroso sui rischi climatici e ambientali da parte della comunità scientifica e delle banche centrali assume la massima importanza”.
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