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    Home » Diritti » L’UE annuncia la prima strategia per sradicare la povertà entro il 2050

    L’UE annuncia la prima strategia per sradicare la povertà entro il 2050

    Tre le sfide principali: accesso all’abitazione e al lavoro, sostegno ai bambini che vivono in condizioni di povertà. Per l'obiettivo, Bruxelles prevede 100 miliardi di euro nel prossimo bilancio plruiennale 2028-2034

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    6 Maggio 2026
    in Diritti, Economia
    La vicepresidente della Commissione europea, Roxana Mînzatu, in conferenza stampa il 6 maggio 2026. Fonte: EU Commission

    La vicepresidente della Commissione europea, Roxana Mînzatu, in conferenza stampa il 6 maggio 2026. Fonte: EU Commission

    Bruxelles – “Un europeo su cinque è considerato nella fascia di povertà” e, pertanto, “la domanda non è se possiamo permetterci di agire, ma se possiamo permetterci di non agire”. Con queste parole la vicepresidente esecutiva della Commissione europea per l’Istruzione, la Cultura, il Lavoro e i Diritti sociali, Roxana Mînzatu, ha presentato la proposta di nuove misure per combattere la povertà e migliorare la vita delle persone con disabilità. Per arrivare allo scopo, Palazzo Berlaymont anticipa anche di mettere in campo almeno 100 miliardi nel prossimo bilancio 2028-2034 dell’Unione europea. Nel dettaglio, il pacchetto comprende la prima strategia europea in assoluto contro la povertà, una proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa e due comunicazioni, dedicate rispettivamente alla rottura del ciclo della povertà infantile e al potenziamento della strategia per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030.

    Lo scopo del pacchetto è raggiungere l’obiettivo fissato nel 2021 di ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale entro il 2030 e sradicare la povertà entro il 2050. Questo perché il quadro è alquanto preoccupante e a confermarlo è l’Ufficio statistico dell’Unione europea, Eurostat, che ha pubblicato oggi i dati relativi al 2025: l’anno scorso 92,7 milioni di persone nell’UE erano a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 20,9 per cento della popolazione. Le donne sono più colpite dagli uomini (21,9 per cento contro 19,8 per cento) così come i nuclei familiari: più di un quinto (22,1 per cento) delle persone che vivono in famiglie con figli a carico è esposto al rischio di povertà o esclusione sociale. Comprensibilmente, poi, lo status lavorativo incide in modo significativo sul tasso di rischio di povertà o di esclusione sociale, che varia dal 10,9 per cento tra gli occupati al 66,3 per cento tra i disoccupati.

    Anche in considerazione di questi dati, la Commissione europea ha deciso di intervenire concentrandosi su tre sfide principali: accesso all’abitazione, lavoro e sostegno ai bambini che vivono in condizioni di povertà. A queste si aggiunge un’attenzione specifica all’esclusione sociale delle persone con disabilità. “Povertà ed esclusione sono sfide che possiamo e dobbiamo superare“, ha commentato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Oggi presentiamo una strategia per prevenire e ridurre la povertà. Stiamo adottando misure decisive con una Garanzia per l’infanzia rafforzata, una migliore prevenzione dei senzatetto e la piena inclusione delle persone con disabilità. Dignità, opportunità e uguaglianza. Questi sono i valori chiave dell’Europa che stiamo costruendo”, ha sottolineato.

    La strategia parte dall’accesso alla casa, perché, come evidenziato dalla commissaria Mînzatu nella conferenza stampa al termine del collegio dei commissari che ha adottato la strategia, “l’alloggio è un diritto fondamentale”, ma i prezzi sono aumentati del 60 per cento dal 2013, rendendo sempre più difficile l’accesso a soluzioni abitative adeguate. Si tratta di un tema sempre più impellente per l’agenda europea e tra le principali priorità delle istituzioni.

    In secondo luogo, come sottolineato da Mînzatu, “il lavoro è la prima via d’uscita dalla povertà”. L’obiettivo è avviare consultazioni con le parti sociali per una possibile nuova legislazione volta a integrare le persone escluse dal mercato del lavoro, oltre a rafforzare la cooperazione con governi nazionali, regionali e locali, imprese e società civile. In quest’ottica, è prevista la creazione di una Coalizione contro la povertà entro la fine dell’anno e l’avvio di un dialogo strutturato con le persone in condizioni di povertà, per coinvolgerle direttamente nelle politiche che le riguardano.

    Cruciale è poi il tema della povertà infantile: un bambino su quattro vive in condizioni di povertà, una situazione definita “inaccettabile”, anche alla luce dell’assenza di progressi significativi negli ultimi cinque anni. La Garanzia europea per l’infanzia rappresenta lo strumento principale dell’UE per sostenere i minori più vulnerabili, garantendo accesso gratuito ed efficace a servizi essenziali come educazione, assistenza sanitaria e pasti scolastici. La Commissione ha proposto di rafforzare ulteriormente questo strumento per affrontare un’emergenza sociale persistente.

    Ma l’inclusione riguarda anche le circa 90 milioni di persone con disabilità nell’Unione europea. Una condizione che troppo spesso si sposa o conduce all’emarginazione e alla povertà. “La piena inclusione è fondamentale sia per garantire il rispetto dei diritti sia per rilanciare l’economia e la democrazia europea”, ha osservato Mînzatu. I dati mostrano che solo il 55 per cento delle persone con disabilità è occupato, contro il 77 per cento delle persone senza disabilità; circa 1,4 milioni vivono ancora in contesti istituzionali e una persona su tre è a rischio di povertà, quasi il doppio della media UE.

    Per questo, la Commissione intende intensificare le azioni attraverso l’attuazione della Carta europea di invalidità e della Carta di parcheggio, la creazione di una Alleanza per la vita indipendente – volta a favorire soluzioni basate sulla comunità invece che sull’istituzionalizzazione – e il miglioramento dell’accessibilità, anche tramite investimenti in tecnologie assistive e strumenti di intelligenza artificiale.

    A livello economico, la Commissione spiega che ci sono 50,2 miliardi di euro dal Fondo sociale europeo Plus per l’inclusione sociale e la lotta alla deprivazione materiale e che, a seguito di una revisione intermedia della Politica di Coesione, le risorse destinate alla lotta contro la povertà infantile “sono aumentate del 5,4 per cento e i finanziamenti per la lotta alla deprivazione materiale del 3,5 per cento”. Inoltre, stima “almeno 100 miliardi di euro nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per le politiche sociali, compresa la lotta alla povertà” – dettagliando quello che nella proposta di Quadro finanziario pluriennale (QFP) era indicato come 14 per cento dei 865 miliardi dei nuovi Piani di partenariato nazionali e regionali – mentre la Banca europea per gli investimenti (BEI) prevede di finanziare 22 miliardi di euro in infrastrutture sociali nel biennio 2026-2027 e la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa continuerà a sostenere gli investimenti in capitale umano, ambienti di vita inclusivi e resilienti, accesso al credito e creazione di posti di lavoro, con circa 3 miliardi di euro all’anno.

    L’eliminazione della povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo entro il 2030 è il primo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Nel 2025, 808 milioni di persone – ovvero 1 persona su 10 a livello globale – vivevano in condizioni di povertà estrema, cioè con meno di 3 dollari a persona al giorno a parità di potere d’acquisto del 2021. Si tratta di una cifra rivista al rialzo rispetto alle stime precedenti, per via dell’aggiornamento della soglia di povertà, e se le tendenze attuali dovessero persistere, l’8,9 per cento della popolazione mondiale vivrà ancora in condizioni di povertà estrema entro il 2030.

    Tags: accesso al lavorobambinicommissione uedisabilitàesclusione socialepovertàsocietàstrategia anti povertà

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