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    Home » Editoriali » “Quousque tandem abutere, Europa, patientia nostra?”

    “Quousque tandem abutere, Europa, patientia nostra?”

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    6 Maggio 2026
    in Editoriali
    Marco Tullio Cicerone mentre accusa Lucio Sergio Catilina (il personaggio isolato, sulla destra) nella "Prima Catilinaria" nel Senato di Roma nel 63 a.c.. Affresco di Cesare Maccari, nell'omonima sala del Senato della Repubblica italiana. (Fonte: Senato della Repubblica)

    Marco Tullio Cicerone mentre accusa Lucio Sergio Catilina (il personaggio isolato, sulla destra) nella "Prima Catilinaria" nel Senato di Roma nel 63 a.c.. Affresco di Cesare Maccari, nell'omonima sala del Senato della Repubblica italiana. (Fonte: Senato della Repubblica)

    Non sono un latinista, non sono neanche stato un buono studente di latino, ma questa frase me la ricordo da sempre: “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”. Probabilmente non perché è in latino, ma per l’arte retorica che in sole sei parole valorizza il limite superato, che denuncia il peso della goccia che ha traboccato dal vaso.

    Ecco, da qualche giorno oramai la goccia per me è diventata una cascata: rabbrividisco più volte al giorno pensando a questa cosa, a questo limite che noi governo italiano e noi governo europeo e noi tanti altri governi abbiamo da tempo superato, ignorato, calpestato: la tolleranza verso le ignominie compiute dal governo di Israele, dai suoi ministri, dalle mogli dei suoi ministri, dal suo esercito, dai suoi poliziotti, dai suoi marinai, dalle sue guardie carcerarie.

    Mi vergogno davanti ai miei figli che mi chiedono di spiegare loro “come mai” il governo di Israele può rapire delle persone a 1.000 chilometri dalle sue coste, “come mai” le può tenere in carcere, “come mai” le può torturare… “come mai” non reagiamo?

    Mi vergognavo anche prima, quando non sapevo rispondere a “come mai” abbiamo appoggiato un esercito che ha sterminato migliaia di bambini solo perché abitano in un pezzo di Palestina, e anche non sapevo rispondere a “come mai” ci sono dei coloni che possono occupare illegalmente territori ed ammazzare liberamente chi ci abita.

    Non voglio vivere e morire nella vergogna, o con la memoria di questa vergogna. Non voglio che mi si chieda più “come mai”, ma che si affermi il principio del “mai più”, che non riguarda un solo popolo, un solo Paese, ma è per tutti e ciascuno, in ogni parte del Mondo.

    Perché in quel “Giardino dei Giusti” di Gerusalemme dove sono celebrati coloro, non ebrei, che si sono battuti, e spesso fatti ammazzare per difendere un ebreo, si possa tornare a camminare e coltivare la condanna di un orrore che mai più abbiamo permesso si ripetesse. E farlo senza il timore che un governo ci faccia arrestare e torturare.

    So che con Israele le relazioni sono complicate per gli europei e non solo per noi. C’è un forte senso di colpa per quanto è successo a causa di nazismo e fascismo, so che, colpevolmente, i Paesi europei hanno utilizzato Israele per fare “il lavoro sporco” per mantenere un equilibrio in quella zona del Mondo così da non avere noi troppi contraccolpi.

    So anche che Tel Aviv è un ottimo cliente per le nostre industrie di armi, che gli scambi commerciali in generale sono consistenti, che gli interessi economici e finanziari di Israele e/o di cittadini israeliani sono forti qui in Europa, forse tanto forti da poter provocare crisi pesanti.

    Ma so anche che in ogni Costituzione, in ogni Carta fondamentale, in ogni Trattato europeo si difende (più o meno) la libertà, la dignità della vita umana, si condanna la pena di morte e ancor più forse la tortura, si proteggono i bambini, i deboli e si condanna la guerra come sistema per regolare le divergenze. Questi sono valori importanti, credo, per noi “occidentali” (anche se oggi comincio ad avere qualche dubbio), forse vengono anche prima del grande benessere economico nel quale viviamo. Di certo su questi valori abbiamo costruito la nostra società negli ultimi 80 anni e su questi è nata l’Unione europea. Dobbiamo continuare a difenderli, ovunque, anche pagando qualche prezzo, perché dalla difesa di questi valori, che ci siamo scelti, dipende la nostra dignità, la nostra possibilità di guardarci allo specchio la mattina e di decidere che sì, che meritiamo di mostrare il nostro viso in giro, che non meritiamo di sputarci in un occhio.

    Tags: europaisraeleper quanto ancora

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