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    Home » Politica Estera » Israele, niente sanzioni UE contro Ben Gvir. Kallas: “Manca l’unanimità”

    Israele, niente sanzioni UE contro Ben Gvir. Kallas: “Manca l’unanimità”

    La Francia insiste sulla messa al bando dei prodotti degli insediamenti: "L'Europa non può accettare la colonizzazione della Cisgiordania". Intanto la commissaria Lahbib denuncia: "A Gaza continuano gli attacchi. Il diritto internazionale umanitario viene violato ogni giorno" e "stiamo perdendo la nostra bussola umanitaria e morale"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Giugno 2026
    in Politica Estera
    Riunione del consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 15 giugno 2026. Foto: European Council]

    Riunione del consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 15 giugno 2026. Foto: European Council]

    Bruxelles – Sanzioni a Ben Gvir, nulla di fatto. Per le misure restrittive ai danni del ministro della Sicurezza nazionale di Israele serve un consenso dei Paesi membri dell’Unione Europea che non c’è. L’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, tiene a mettere subito le cose in chiaro, per evitare di alimentare attese di un responso che il Consiglio Affari esteri non produrrà. “Molti Stati membri hanno proposto di sanzionare il ministro Ben Gvir”, ricorda al suo arrivo per presiedere i lavori. “Al momento, dalle mie consultazioni con gli Stati membri, emerge che non abbiamo la necessaria unanimità per prendere questa decisione“.

    Eppure, al di là delle misure ventilate in risposta alle azioni di Tel Aviv contro i membri della Flotilla, c’è la situazione nella Striscia a interpellare i Ventisette e l’Unione Europea dimostra di aver chiara la situazione: al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo, la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, denuncia che “a Gaza continuano gli attacchi“, “il diritto internazionale umanitario viene violato ogni giorno” e “stiamo perdendo la nostra bussola umanitaria e morale“.

    Ecco dunque che l’appuntamento del 15 giugno si traduce in una nuova rappresentazione dei limiti e delle divisioni dell’Unione Europea in politica estera. A fine maggio, nella loro riunione informale a Cipro, i ministri degli Esteri avevano rimandato le decisioni sulle sanzioni contro Israele alla riunione di oggi (15 giugno) perché formale, e quindi sede per azioni politiche ufficiali. Ma così non sarà, vista l’unanimità mancante, per il rammarico dell’Italia. “Noi stiamo chiedendo sanzioni contro il ministro Ben Gvir, siamo i promotori di questa iniziativa“, ribadisce il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Ne parleremo”, assicura, ma senza unità a 27 l’UE non si muoverà di un centimetro.

    La Francia ha già introdotto a livello nazionale sanzioni contro il ministro delle Finanze di Israele, Bezalel Smotrich, oltre che a Ben Gvir, ricorda il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noel Barrot. Ora, dice al suo arrivo, “auspichiamo che queste sanzioni possano essere approvate a livello europeo per inviare un messaggio chiaro”, e cioè che “l’Europa non può accettare l’esplosione delle violenza e la colonizzazione della Cisgiordania, che minaccia la pace in Medio Oriente”.

    Dinamiche, posizioni e dichiarazioni non sembrano però essere cambiate a distanza di quasi un anno. L’UE ragiona all’ipotesi di sanzioni contro Gvir e Smotrich da settembre 2025, quando per la prima volta l’ipotesi è stata formulata ufficialmente. Da allora non ci sono stati passi avanti, e l’unanimità non è mai stata trovata. Neppure il cambio di governo in Ungheria – con l’ex premier Viktor Orbán a sostenere strenuamente lo Stato ebraico – ha prodotto cambiamenti di rilievo sul dossier.

    Il fronte anti-governo Netayahu non si limita però ai componenti dell’esecutivo israeliano. Sul tavolo c’è anche la questione della messa al bando dei prodotti commerciali provenienti dagli insediamenti, iniziativa sostenuta con forza dalla Francia e dalla Svezia, e che trova anche le aperture di un’Italia attenta però a non intaccare troppo le relazioni commerciali con lo Stato ebraico: si rischia di “rafforzare le posizioni estremiste”, avverte Tajani.

    L’UE, ancora una volta, si muove animata da indecisioni e timori. Eppure ha chiara la situazione. “A Gaza continuano gli attacchi. Il diritto internazionale umanitario viene violato ogni giorno. Stiamo perdendo la nostra bussola umanitaria e morale“, afferma la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo avvertendo del rischio di epidemie a causa del sovraffollamento e del collasso igienico-sanitario. “L’inverno è lontano ora, ma l’estate si avvicina, e con 1,7 milioni di persone che vivono in rifugi in tende il rischio di un’epidemia è concreto e dobbiamo prenderlo seriamente in considerazione”, aggiunge. “A molte agenzie umanitarie dell’UE non è consentito l’ingresso, viene negato l’accesso a Gaza, anche a me. Abbiamo bisogno di un accesso completo e senza ostacoli alla Striscia, ma anche alla Cisgiordania, dove la situazione sta peggiorando”, sottolinea. Lahbib ricorda che “secondo il diritto internazionale, Israele ha l’obbligo di permettere agli aiuti umanitari di raggiungere chi ne ha bisogno. E questo accesso viene di fatto negato“.

    Tags: antonio tajanicisgiordaniacommercioconsiglio ueisraeleMedio Orientesanzioniue

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