Bruxelles – L’Artico non è più una periferia silenziosa della geopolitica globale. Probabilmente non lo è mai stata, ma il mondo se ne sta accorgendo soltanto ora. Gli sconvolgimenti prodotti dal cambiamento climatico hanno liberato una serie di opportunità in termini di risorse e nuove rotte commerciali, e i ‘grandi del pianeta’ sembrano pronti a vendere cara la pelle pur di arrivare per primi.
È in questo contesto che si inserisce la visita in Groenlandia del commissario europeo per i Partenariati Internazionali, Jozef Síkela. Il politico ceco è atterrato ieri (19 maggio) nella capitale Nuuk e oggi ha incontrato il primo ministro del Paese, Jens-Frederik Nielsen. Ma già nei giorni precedenti al suo arrivo, aveva sintetizzato le ragioni della sua trasferta in un post su X. “L’Artico sta diventato una delle regioni più strategiche del mondo e i groenlandesi percepiscono questa realtà quotidianamente”, aveva scritto, per poi aggiungere che “l’Unione europea sta facendo coincidere questa realtà con l’azione, attraverso investimenti e un aggiornamento della Strategia UE per l’Artico: durante la mia missione a Nuuk mi focalizzerò su questo”.
Il contributo finanziario dell’UE alla Groenlandia: Sikela conferma i nuovi impegni
Negli ultimi anni, il coinvolgimento economico dell’UE in Groenlandia è aumentato significativamente. All’interno dell’attuale bilancio comunitario per il settennato 2021-2027, lo Stato artico ha beneficiato di un contributo finanziario di circa 225 milioni di euro, diventando così il Paese d’oltremare maggiormente sussidiato da Bruxelles.
A questo quadro già consolidato si aggiunge ora una prospettiva di ulteriore espansione dell’impegno comunitario. Lo scorso 3 settembre – nell’ambito di una proposta per raddoppiare i fondi UE destinati ai Paesi d’oltremare da 500 a 999 milioni di euro – la Commissione ha ipotizzato di far salire a 530 milioni la quota di risorse destinate alla Groenlandia all’interno del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il 2028-2034.
Nel corso della conferenza stampa odierna con il primo ministro Nielsen, il commissario Síkela ha confermato questo impegno e ne ha rivelato un altro. “Stiamo preparando un pacchetto di investimenti dedicati alle aree in cui l’intervento pubblico fa la differenza e la presidente von der Leyen lo presenterà più avanti nel corso dell’anno”, ha anticipato. Secondo quanto lo stesso commissario aveva già dichiarato ad Euractiv lo scorso gennaio, la cifra complessiva dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 milioni di euro.
A colloquio con la stampa, Síkela ha chiarito le ragioni di questo impegno finanziario crescente. “Il cambiamento climatico nell’Artico sta avvenendo ad una velocità superiore a qualsiasi altra regione sulla Terra, con un aumento delle temperature quattro volte più rapido della media globale”, ha spiegato. E questi cambiamenti – ha aggiunto – stanno producendo “una nuova realtà strategica: nuove rotte commerciali, nuove risorse critiche per l’industria moderna, ma anche inedite questioni di sicurezza e pressioni esterne”.
Queste nuove dinamiche “ridefiniranno l’assetto dell’economia europea per i prossimi decenni – ha sottolineato ancora l’ex ministro dell’Industria di Praga – ed è per questo che l’UE sta intensificando il proprio impegno in questa regione”.
La promessa di Síkela sulla nuova Strategia UE per l’Artico: “La scriveremo con i partner regionali”
Ed è proprio da questa nuova centralità geopolitica dell’Artico che nasce l’altro grande dossier portato da Síkela a Nuuk: la revisione della Strategia UE per l’Artico, il documento con cui Bruxelles punta ad aggiornare la propria postura politica, economica e militare nella regione rispetto alla Arctic Policy del 2021.
La nuova strategia – annunciata da von der Leyen a gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos – mira a “rafforzare le partnership dell’UE con le nazioni artiche e a preparare l’Europa ad affrontare il ruolo chiave della regione nel panorama geopolitico internazionale con un forte focus su sicurezza, crescita sostenibile, connettività e benessere delle comunità locali“. A dimostrazione di quanto l’esecutivo comunitario faccia sul serio sotto questo aspetto, lo scorso 13 aprile Bruxelles ha annunciato che nella redazione del nuovo documento Sikela sarà affiancato da un nome particolarmente pesante: l’ex primo ministro della Finlandia ed ex vicepresidente della Commissione, Jirky Katainen, nominato consigliere speciale dell’UE per le relazioni con l’Artico.
Con Nielsen al suo fianco davanti ai microfoni dei giornalisti, Síkela ha voluto rassicurare il primo ministro groenlandese che il nuovo approccio non avrà un carattere predatorio e “non sarà preparato esclusivamente a Bruxelles” perché “questa Strategia sarà costruita con i partner della regione, non verrà calata dall’alto su di loro”, ha dettagliato. Inoltre, “il fondamento della nostra cooperazione è il seguente: il futuro della Groenlandia è una scelta dei groenlandesi e il ruolo dell’Europa è quello di sostenerlo, con investimenti, standard, valori e un tipo di partnership che dura nel tempo perchè porta benefici a entrambe le parti”, ha scandito.
Ad interpretare le parole di Síkela, dunque, il modo in cui l’Europa guarda alla Groenlandia sembrerebbe voler prendere le distanze dall’approccio più aggressivo adottato dagli Stati Uniti di Donald Trump da circa un anno e mezzo a questa parte. Bruxelles insiste sul linguaggio della partnership, degli investimenti condivisi e della cooperazione con le comunità locali; Washington, al contrario, continua a muoversi dentro una logica apertamente strategico-militare, nella quale l’isola viene percepita soprattutto come un tassello cruciale della competizione globale nell’Artico.
Alla luce di tutto questo, non stupisce che, nonostante nelle stesse ore della visita di Síkela sia arrivato a Nuuk anche l’inviato della Casa Bianca per la Groenlandia, Jeff Landry, i due abbiano accuratamente fatto in modo di non incrociarsi mai. Un’impresa non facile in una città che conta poco più di 20mila abitanti.











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