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    Home » Politica » Elezioni a Cipro, i partiti tradizionali galleggiano. Mentre l’estrema destra continua a crescere

    Elezioni a Cipro, i partiti tradizionali galleggiano. Mentre l’estrema destra continua a crescere

    Dal voto per rinnovare il Parlamento dell'isola esce fortemente indebolito il presidente della Repubblica, Nikos Christodoulides: soltanto uno dei partiti che lo sostenevano è riuscito a conquistare seggi. A rischio la sua rielezione nel 2028

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    25 Maggio 2026
    in Politica
    Il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides (Fonte: Wikicommons)

    Il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides (Fonte: Wikicommons)

    Bruxelles – Il precario galleggiamento dei partiti tradizionali, l’ascesa delle forze anti-sistema e spesso (ma non sempre) di estrema destra e un sistema partitico sempre più frammentato. È questo il quadro che emerge dai risultati definitivi delle elezioni parlamentari a Cipro, svoltesi nella giornata di ieri (24 maggio). Si tratta di tendenze ormai comuni a numerosi Paesi dell’Unione europea, ma che nel caso dell’isola del Mediterraneo orientale assumono un valore simbolico – e non solo – ancor più significativo: Nicosia detiene la presidenza di turno del Consiglio UE fino al prossimo 30 giugno e ogni sviluppo politico a livello locale ha il potenziale di influenzare le scelte che il Paese è chiamato a compiere a Bruxelles.

    La stasi dei partiti tradizionali

    Dei 12 partiti in corsa alle elezioni di ieri, nessuno è arrivato vicino a raggiungere la soglia dei 29 seggi, necessaria per ottenere il controllo della maggioranza assoluta del Parlamento cipriota. Formalmente i posti a disposizione sarebbero 80, ma dal 1963 ne vengono assegnati soltanto 56 a causa del rifiuto della minoranza turca di partecipare alla vita politica del Paese, lasciando quindi vacanti i 24 seggi che le spetterebbero di diritto.

    Per la quarta volta consecutiva dal 2011, ad ottenere il maggior numero di consensi è stato il Raggruppamento Democratico (DISY). Raccogliendo il 27,2 per cento dei voti, la formazione di centro-destra – appartenente alla famiglia del Partito Popolare Europeo (PPE) – è così riuscita a difendere tutti e 17 i seggi conquistati alle precedenti elezioni del 2021, ma paga comunque un lieve calo di popolarità: ha perso lo 0,8 per cento delle preferenze rispetto a cinque anni fa.

    Una situazione di stasi che è sostanzialmente analoga a quella dell’altra grande famiglia politica di Cipro, il Partito Progressista dei Lavoratori (AKEL). Come il suo storico rivale, il partito di orientamento comunista – i cui europarlamentari fanno parte del gruppo de La Sinistra a Strasburgo – ha mantenuto il controllo dei 15 seggi conquistati nel 2021. In questo caso, però, la lieve variazione nella percentuale di voti ottenuta è accompagnata dal segno positivo: AKEL ha conquistato il 23,9 per cento dei consensi, con un aumento dell’1,4 per cento rispetto a cinque anni fa.

    Il terzo partito tradizionale a riuscire a confermare la propria presenza in Parlamento è il Partito Democratico (DIKO), di orientamento liberal-socialista. Tuttavia, con il 10 per cento dei consensi, il DIKO ha perso un seggio rispetto al 2021 e si è fermato a quota 8.

    L’ascesa dell’estrema destra e delle forze anti-sistema

    Mentre le forze politiche rappresentative del cosiddetto ‘establishment’ provano a resistere, prosegue a ritmo ben più sostenuto l’avanzata dei partiti che appartengono al variegato universo anti-sistema.

    Su tutte, a registrare la crescita più significativa è il Fronte Popolare Nazionale (ELAM), formazione di estrema destra appartenete al gruppo europei dei Conservatori e Riformisti (ECR). ELAM – le cui radici sono le stesse dei neonazisti di Alba Dorata, movimento greco dichiarato ufficialmente organizzazione criminale dai giudici di Atene nel 2020 – ha conquistato il 10,9 per cento dei voti totali, raddoppiando da 4 a 8 il proprio numero di seggi e ottenendo il miglior risultato della propria storia elettorale. Nel corso di questa campagna, la formazione guidata da Christos Christou ha insistito principalmente su due tasti particolarmente sensibili per una fetta dell’elettorato cipriota: l’immigrazione e la rivendicazione dell’identità esclusivamente greca dell’isola, mostrandosi particolarmente ostile nei confronti delle autorità turche che controllano la porzione settentrionale di Cipro dal 1974.

    “È un risultato che dimostra come le forze conservatrici che difendono sicurezza, responsabilità e interessi nazionali continuino a ricevere supporto in tutta Europa”, ha commentato a caldo l’europarlamentare polacco e co-portavoce di ECR Patryk Jaki. Della stessa opinione anche il collega italiano Nicola Procaccini, il quale ha sottolineato come “la famiglia dei conservatori continua a crescere in tutta Europa”.

    Quello rappresentato da ELAM non è l’unico elemento di novità emerso nel panorama politico di Nicosia a seguito del voto di ieri. Per la prima volta, entreranno in Parlamento due nuove forze politiche, entrambe rappresentative dello stesso sentimento anti-sistema che caratterizza ELAM ma prive di una connotazione ideologica di estrema destra. Si tratta di Cittadini per Cipro (ALMA) – partito centrista fondato dall’ex giudice contabile ed ‘eroe’ anti-corruzione Odysseas Michaelides – e di Democrazia Diretta (ADK), la creatura personale dell’eurodeputato e youtuber Fidias Panayiotou. Contando rispettivamente sul 5,8 e il 5,4 per cento dei consensi totali, le due new entry hanno ottenuto quattro seggi ciascuna.

    Il presidente Christodoulides fallisce il test pre-2028

    Il sistema di governo stabilito dalla Costituzione cipriota è presidenziale: il presidente della Repubblica, Nikos Christodoulides, esercita sia la funzione di capo dello Stato che quella di capo del governo e non è legato al Parlamento da alcun vincolo di fiducia. Tuttavia, il consenso del potere legislativo resta comunque necessario per l’adozione di qualunque tipo di provvedimento: dalle leggi ordinarie al bilancio, passando per le riforme costituzionali. Per questo, il voto di ieri era considerato una sorta di test di mid-term per Christodoulides e il bilancio tratto a urne chiuse è largamente negativo.

    Già nella precedente legislatura, Christodoulides era sostenuto da una coalizione di minoranza composta da diversi partiti di orientamento liberal-socialista, trovandosi regolarmente costretto a chiedere il ‘soccorso esterno’ del DISY (formazione a cui apparteneva fino al 2023, quando fu espulso per aver deciso di sfidare il candidato ufficiale del partito alle presidenziali) per far approvare i suoi disegni di legge. Con il voto di ieri, i numeri del blocco filo-governativo si sono ulteriormente ridotti: il DIKO è l’unico partito ad essere rientrato in Parlamento, mentre il Partito Socialista, i Verdi e i liberali di Allineamento Democratico non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento. Facendo due conti, il governo potrà contare sul sostegno di 8 parlamentari su 56.

    La figura di Christodoulides – e il suo margine d’azione – rischiano dunque di uscire fortemente indeboliti dal voto di mid-term, e questa volta neanche il supporto degli amici-nemici del DISY potrebbe essere sufficiente. Nonostante la leader del partito, Annita Demetriou, abbia pronunicato un discorso della vittoria ‘aperturista’ richiamando la necessità di dar vita ad “intese per realizzare riforme che portino risultati”, i numeri sono impietosi: anche con il sostegno del DISY, i parlamentari disposti a votare i provvedimenti governativi sarebbero solo 25, quattro in meno rispetto alla maggioranza assoluta.

    Per il presidente di turno del Consiglio UE, le preoccupazioni non finiscono qui. Oltre alla quotidiana conduzione delle attività governative – che potrebbe rendere necessaria un’apertura ad almeno una delle forze anti-sistema – Christodoulides dovrà rivedere anche il suo posizionamento in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2028.

    Con l’indebolimento della galassia liberal-socialista a suo sostegno, verso chi rivolgerà il suo sguardo l’attuale leader del Paese? Se le ambizioni personali di Demetriou rendono improbabile un riavvicinamento in extremis al DISY, è ipotizzabile un clamoroso cambio di fronte verso l’estrema destra di ELAM?
    Stando a Manfred Weber , il leader del PPE a cui il presidente cipriota appartiene seppur non più formalmente, si tratta di un’opzione da escludere categoricamente. Ma sin dalla sua rocambolesca elezione nel 2023, Christodoulides ha più volte dimostrato di essere capace di impensabili acrobazie politiche.

    Tags: ciproElezioni CiproNikos Christodoulides

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