Bruxelles – La Commissione europea risponde ‘presente’ all’appello di Papa Leone XIV per una regolamentazione più rigida dei sistemi di intelligenza artificiale (IA), contenuto nell’enciclica Magnifica Humanitas presentata in Vaticano lo scorso 22 maggio. O meglio, secondo l’esecutivo comunitario, Bruxelles ha già raccolto le esortazioni della Santa Sede con l’avvio dell’iter di modifica dell’Artificial Intelligence Act (AI Act), su cui lo scorso 7 maggio il Parlamento europeo e il Consiglio hanno annunciato di aver trovato un’intesa.
Il cuore dell’enciclica dedicata alla “custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale” – il primo documento di questo tipo del pontificato di Robert Prevost – è rappresentato dall’appello a tutti i governi del pianeta affinchè pongano limiti più stringenti alle modalità di sviluppo e di utilizzo delle tecnologie IA, definite da Leone XIV “l’ennesima Babele”. Come coloro che volevano costruire una torre fino al cielo per sfidare Dio – è il ragionamento del pontefice – anche i giganti del tech sarebbero animati “dall’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, dall’uniformità che appiattisce le differenze, dalla pretesa di un linguaggio unico”. Tutti disvalori che aprirebbero al rischio della “disumanizzazione”.
Nel corso del consueto briefing di mezzogiorno con i giornalisti, il portavoce della Commissione europea per le questioni tecnologiche, Thomas Regnier, ha affermato che Palazzo Berlaymont condivide integralmente la posizione del Vaticano. “In Europa, un quadro giuridico efficace in materia di IA è già una realtà”, ha spiegato citando alcuni dei provvedimenti UE sull’intelligenza artificiale: in primis l’AI Act, ma anche il Regolamento sui Servizi Digitali, quello sui Mercati Digitali e quello sulla Protezione dei dati.
Secondo il portavoce dell’esecutivo comunitario, queste norme pongono già rimedio ad alcune delle criticità dell’IA evidenziate da Leone. Ad esempio – ha sottolineato Regnier – “grazie al nostro quadro giuridico possiamo proteggere i minori, ma anche le donne dall’utilizzo delle app nudifier”, quei sistemi IA capaci di spogliare virtualmente le persone senza il loro consenso e di creare contenuti artificiali a carattere pedopornografico. “Questi contenuti – ha insisito Regnier – non hanno posto in Europa”.
Se dunque l’adesione della Commissione UE al contenuto generale dell’appello di Leone è stata piena, resta da capire quale sia la posizione di Bruxelles in relazione ad una questione assai più spinosa: il ruolo dei proprietari delle grandi aziende del tech negli Stati Uniti e la loro sostanziale ostilità a regole e controlli più rigidi.
Se è vero che esistono alcuni casi eccezionali di tech giants che hanno dimostrato di condividere la visione papale di un’IA più etica e ‘umana’- ad esempio, il cofondatore della società statunitense Anthropic, Christopher Olah, ha partecipato alla cerimonia di presentazione della Magnifica Humanitas e ha più volte fatto riferimento alla dimensione morale del suo lavoro – la tendenza generale è diametralmente opposta. I principali proprietari delle società che producono intelligenze artificiali nella Silicon Valley guardano perlomeno con scetticismo alle nuove regole europee e agli stessi appelli del Vaticano.
In tal senso, uno dei volti più ostili a Papa Leone è quello di Peter Thiel, fondatore del sistema di pagamento PayPal e della società di analisi dati Palantir. Trumpiano di ferro e aspirante ‘santone’, Thiel è persino arrivato a definire la regolamentazione tecnologica dei sistemi IA come una delle “forze più o meno occulte” che rappresentano l’Anticristo e che “operano incessantemente per distruggere ciò che resta dell’Occidente”.
Alla luce di ciò, durante il briefing odierno, a Regnier è stato chiesto esplicitamente se la Commissione sia pronta ad includere Palantir nella lista di aziende IA classificate come ‘ad alto rischio’. Si tratterebbe di una decisione particolarmente significativa, poiché queste compagnie saranno obbligate a conformarsi a standard di sicurezza più elevati a partire dal 2 dicembre 2027 (una scadenza posticipata dalla nuova versione dell’AI Act rispetto all’originaria deadline prevista per il 2 agosto di quest’anno).
“Non voglio entrare nei dettagli specifici di una singola azienda – ha messo le mani avanti Regnier – ma posso garantire che non esiste alcun vuoto giuridico nella nostra legislazione e che ogni modello alto rischio deve soddisfare criteri molto più precisi e fornire un’analisi dei rischi”. Altrimenti, ha concluso il portavoce del Berlaymont, “sarà completamente vietato all’interno dell’UE”.
C’è da augurarsi che sia così, visti i ‘clienti scomodi’ a cui messi l’azienda di Thiele offre i propri servizi. Secondo un’inchiesta del settimanale Internazionale, Palantir ha realizzato attività di analisi dei dati per l’esercito israeliano nei territori palestinesi e per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia USA per il controllo dell’immigrazione responsabile di numerose violenze e dell’uccisione di due cittadini americani nel corso di alcune proteste nel gennaio di quest’anno.


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