Bruxelles – Una minaccia in trasformazione, più rapida, più giovane, sempre più virtuale. La commissione Libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo ha dedicato oggi (8 giugno) un’audizione all’impatto dell’estremismo islamico sulla società europea. ll professor Peter Neumann del King’s College di Londra, invitato a parlare in qualità di esperto, ha dichiarato che i social media sono “il principale motore della mobilizzazione jihadista”. Le piattaforme, ha spiegato, “spingono gli utenti in bolle informative sempre più chiuse, mentre la pianificazione operativa avviene in gruppi chat cifrati, soprattutto su Telegram”.
Anche il professor Magnus Ranstorp, dell’Università della Difesa svedese, si è concentrato su questo punto e ha aggiunto che “la propaganda passa ormai anche attraverso video brevi, spazi di gaming e contenuti generati dall’intelligenza artificiale, rendendo la minaccia più veloce, meno visibile e più transnazionale”.
Il risultato, secondo gli esperti, è una radicalizzazione che avviene in tempi record, “a volte in poche settimane”, e che colpisce fasce d’età sempre più giovani. “Quasi un terzo dei sospettati terroristi nell’Unione europea nel 2024 aveva meno di vent’anni, alcuni appena dodici”, ha affermato Martin Schieffer, responsabile antiterrorismo della Commissione europea. Intervenendo sul punto, l’eurodeputata S&D, Birgit Sippel, ha sottolineato che “non è vero che è l’individuo a radicalizzarsi da solo, o che è colpa di un vago internet”, mentre le piattaforme “sono nelle mani di pochissime persone, che si preoccupano solo del proprio profitto e si rifiutano di rimuovere contenuti illegali, anche quando esplicitamente segnalati”.
Un secondo nodo sollevato durante l’audizione riguarda i finanziamenti. Sia quelli esteri verso moschee e organizzazioni islamiche sul territorio europeo, sia quelli che dall’UE sono diretti verso altri Paesi. Ranstorp ha chiesto un “serio scrutinio dei fondi pubblici” e ha denunciato l’esistenza di reti con “connessioni transnazionali e tentacoli finanziari che si estendono ben oltre l’Europa”. Diversi Stati membri – tra cui Germania, Francia, Austria e Svezia – hanno già introdotto misure più stringenti, ma “il quadro rimane frammentato”. Sul tema, Schieffer ha annunciato che la Commissione intende sviluppare un nuovo sistema di recupero di dati finanziari per tracciare i flussi sospetti, sottolineando l’importanza di “una rete di intelligence finanziaria” capace di identificare chi riceve fondi europei e a quali condizioni.
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