Bruxelles – Al via un dazio di tre euro sui piccoli pacchi spediti nell’Unione Europea. La misura temporanea entrerà in vigore dopodomani, primo luglio, e per due anni (fino a luglio 2028) rimuoverà la franchigia doganale che esentava dai dazi i pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE. I consumatori che acquistano online non sono legalmente responsabili del pagamento dei dazi, che saranno pagati dalle aziende le quali, con grande probabilità, caricheranno il costo sui consumatori, in particolare per i prodotti a bassissimo costo.
Il dazio forfettario si applica per categoria merceologica: dunque, ad esempio, se si comprano tre prodotti di categorie diverse (un paio di scarpe, un vestito, un ombrello) si tratterà di nove euro di dazio. Per la riscossione l’Unione si affiderà ai sistemi informatici degli Stati membri fino alla costruzione di un sistema ad hoc.
Le ragioni che hanno spinto la Commissione verso la misura sono da ricercare anche nei rischi per la sicurezza, poiché nel 2025 oltre il 60 per cento degli articoli acquistati online – cosmetici, elettronica, giocattoli, integratori alimentari – non rispettava gli standard di conformità dei prodotti dell’UE; nel declino del commercio al dettaglio e nelle consecutive ripercussioni su occupazione locale e sulla vita di comunità; nell’impegno per l’ambiente, valutato il consumo di imballaggi eccessivi, materiali non riciclabili, la produzione di rifiuti e la logistica ad alta intensità di carbonio con frequenti resi e spedizioni a lunga distanza che raddoppiano l’inquinamento da trasporto.
Ma è soprattutto una misura di riequilibrio commerciale, per Bruxelles. “Imporremo il dazio con due motivazioni principali: garantire parità di condizioni da un lato, e dotare le autorità doganali degli strumenti necessari per affrontare, controllare ed eventualmente rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi”, ha spiegato il funzionario UE. Si tratta, insomma, “di equità” e di “applicare le stesse regole alle nostre imprese e alle merci che entrano nel nostro territorio e vengono vendute online”. In altre parole, “dobbiamo riportare la situazione alla normalità“, ha ribadito un funzionario europeo, sottolineando che non avere dei dazi su gran parte di ciò che arriva in Europa rappresenta una “situazione anomala” perché “l’esenzione per quelli di minor valore risale a un’epoca precedente al boom dell’e-commerce internazionale e a un periodo in cui le procedure di dichiarazione doganale erano molto meno digitalizzate rispetto a oggi”. Per questo, “non è più giustificato”.
Nel 2025, sono entrati nell’UE da Paesi terzi senza pagare dazi doganali 5,9 miliardi di articoli in “pacchi di basso valore“, pari a oltre il 97 per cento del valore totale delle importazioni. “Ogni anno il numero di spedizioni raddoppia”, ha evidenziato un funzionario europeo, con “la dogana messa a dura prova”. Non solo, con l’esenzione in questi anni “abbiamo sostanzialmente incentivato l’arrivo di questo traffico” e ora “la elimineremo, come stanno facendo molti altri Paesi nel mondo”. Tra i Paesi che si stanno attivando in questa direzione anche gli Stati Uniti e il Regno Unito, per cui si assiste a “una tendenza globale ad affrontare questo problema”. Qualora un Paese UE abbia adottato misure analoghe, invece, dovrà sospenderle dopo il primo luglio dato che, in materia doganale, la Commissione ha una competenza esclusiva.
La Commissione sta lavorando anche ad una tassa di gestione (una ‘handling fee’) che non è “una misura tariffaria come un dazio”, ma uno strumento per compensare l’aumento dei costi per le autorità doganali. Al momento la decisione per l’importo da riscuotere è rimandata al prossimo mese.




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