Bruxelles – La Danimarca è la prima della classe. Oggi, 30 giugno, la Commissione europea ha dato il via libera alla sua quinta e ultima richiesta di pagamento, del valore di 359 milioni di euro, nell’ambito di Next Generation EU e del Dispositivo per la ripresa e resilienza. “Non è un semplice pagamento, ma una tappa fondamentale“, ha detto oggi Maciej Berestecki, portavoce della Commissione dell’Unione europea, durante il briefing con la stampa. Con questa approvazione finale, “la Danimarca diventa il primo Stato membro a completare il 100 per cento delle riforme e degli investimenti previsti, per un totale di 1,63 miliardi di euro”.
I complimenti sono arrivati dall’alto. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha applaudito la Danimarca per aver “mantenuto la parola data”. Ora, “oltre 250mila auto a zero emissioni circolano sulle strade e migliaia di abitazioni sono passate a un riscaldamento pulito e a una maggiore efficienza energetica”, ha aggiunto. Il Paese scandinavo è un esempio e “dimostra che la transizione pulita produce risultati concreti per i cittadini e per l’Europa”.
La Danimarca è in anticipo rispetto alla scadenza di agosto e puntualissima rispetto alla conclusione formale, che cade oggi. Da qui si apre l’ultima fase operativa del Piano, nella quale amministrazioni e soggetti attuatori dovranno completare gli interventi ancora aperti e chiudere la rendicontazione necessaria per accedere al saldo finale delle risorse europee. Le regole fissate per l’ultimo miglio consentono, in casi specifici, di arrivare al 31 agosto.
Su scala europea, secondo i dati del Consiglio dell’UE aggiornati al 5 maggio 2026 – quindi prima del pagamento danese di oggi, ancora da incassare – erano stati erogati circa 398 miliardi di euro dal dispositivo per la ripresa e la resilienza sui 577 miliardi complessivi messi a disposizione tra prestiti e sovvenzioni.
L’Italia è ancora lontana dal traguardo raggiunto da Copenaghen. Lo scorso 22 maggio la Commissione ha dato il via libera alla nona rata italiana, da 12,8 miliardi di euro, poi effettivamente erogata il 3 giugno. Con questo nono pagamento l’Italia ha raggiunto l’85 per cento dei fondi previsti dal suo Piano, su una dotazione complessiva di 194,4 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni. Roma ha fatto i compiti, ma ha anche chiesto una nuova revisione e ha proposto di riallocare 14 miliardi di euro, eliminando le misure che non possono essere completate entro la scadenza di agosto 2026, in modo da chiudere senza lasciare risorse sul tavolo.
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