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    Home » Cronaca » Il forum del CNPR: “Truffe informatiche, quanto siamo protetti?”

    Il forum del CNPR: “Truffe informatiche, quanto siamo protetti?”

    Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: "Le truffe informatiche in Italia sono ormai più diffuse di quelle tradizionali. Il nostro Paese - cittadini, banche, istituzioni - non è ancora adeguatamente attrezzato per difendersi"

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    20 Luglio 2026
    in Cronaca, Net & Tech
    Nella foto da sinistra in senso orario Centemero, Carmela Auriemma, Francesca Ghirra e Pino Bicchielli

    Nella foto da sinistra in senso orario Centemero, Carmela Auriemma, Francesca Ghirra e Pino Bicchielli

    Roma – “La tecnologia evolve a un ritmo sempre più rapido e stare al passo rappresenta una sfida costante. Con il Decreto Crescita del 2018, di cui sono stato relatore, abbiamo introdotto la possibilità di oscurare i siti che promuovono investimenti senza le necessarie autorizzazioni”. Lo ha dichiarato Giulio Centemero (Lega) presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, intervenuto nel corso del CNPR forum ‘Truffe informatiche: quanto siamo protetti?’ promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. “Inoltre, grazie a un’iniziativa della Lega, è stata inserita l’educazione finanziaria nelle scuole, per fornire ai giovani gli strumenti utili a riconoscere e prevenire le truffe finanziarie e informatiche”, ha aggiunto. “La vera sfida, però, è estendere questo percorso a tutte le fasce della popolazione, investendo nell’educazione e nell’inclusione digitale. Le risorse pubbliche devono essere orientate verso questi obiettivi, perché l’inasprimento delle pene, da solo, non basta. È necessario valorizzare anche il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo nella diffusione di contenuti informativi e di prevenzione. Il Registro pubblico delle opposizioni ha rappresentato un primo passo importante, ma occorre rafforzare la tutela dei consumatori, coinvolgendo gli operatori telefonici e sfruttando al meglio le nuove tecnologie digitali”, ha precisato.

    Nella prevenzione alle truffe digitali c’è grande differenza tra pubblico e privato, come sottolineato da Carmela Auriemma, deputata del M5s in commissione Affari costituzionali della Camera: “Il nostro ordinamento dispone già di strumenti importanti, come il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agcom, ma nel caso delle truffe online si interviene quasi sempre quando il danno è già stato subito. Per questo è fondamentale rafforzare le attività di prevenzione. Se il settore privato sta investendo in modo significativo nella sicurezza informatica, il sistema pubblico e la pubblica amministrazione, sempre più esposti agli attacchi cyber, faticano a tenere il passo con un’evoluzione tecnologica rapidissima“, ha specificato. “È indispensabile investire nella cybersecurity degli enti pubblici, ma anche nell’alfabetizzazione digitale dei cittadini, soprattutto delle persone più fragili, sole e vulnerabili, che sono le principali vittime di questi raggiri. Va inoltre considerato che molti call center operano dall’estero: una circostanza che impone risposte coordinate a livello internazionale, perché un fenomeno di questa portata non può essere affrontato efficacemente solo entro i confini nazionali. Servono una strategia condivisa e una cooperazione sempre più stretta tra istituzioni e autorità competenti”, ha commentato.

    Secondo Pino Bicchielli, parlamentare di Forza Italia in commissione Cultura a Montecitorio, “la sicurezza digitale è ormai una priorità non solo per l’Italia, ma a livello globale. In questa legislatura abbiamo lavorato a interventi normativi in materia di cybersecurity per rafforzare la difesa dagli attacchi informatici, spesso riconducibili anche alla criminalità organizzata”. In questo contesto, “è necessario aumentare la capacità di prevenzione e, soprattutto, diffondere una solida cultura digitale. Il nostro Paese è frequentemente bersaglio di attacchi cyber e, senza investimenti adeguati, rischia di rallentare il proprio sviluppo. Il settore sanitario è tra i più esposti, perché custodisce dati personali altamente sensibili. A febbraio abbiamo approvato una norma che rafforza la tutela delle persone più vulnerabili, come gli anziani, introducendo sanzioni più severe per chi commette questi reati. Chi è passato dall’analogico al digitale deve essere accompagnato in un percorso di alfabetizzazione, a partire dall’uso consapevole dei dispositivi. La sicurezza informatica nasce innanzitutto dalla conoscenza degli strumenti digitali, primo presidio contro le minacce informatiche di oggi”, ha osservato.

    Proteggere i cittadini è la priorità per Francesca Ghirra, esponente di AVS in commissione Trasporti della Camera dei deputati. “Le truffe sono in costante aumento e, se da un lato gli istituti bancari hanno rafforzato i propri sistemi di sicurezza, dall’altro i cittadini, soprattutto quelli appartenenti alle fasce d’età più avanzate, restano particolarmente esposti. È quindi fondamentale investire nella prevenzione, a partire dall’alfabetizzazione digitale e da una maggiore consapevolezza dei rischi“, ha affermato. “L’inasprimento delle pene, da solo, non è sufficiente, perché interviene quando il danno è già stato subito. I continui casi di cronaca dimostrano come i truffatori riescano ad affinare sempre più le proprie tecniche. A questo si aggiunge il fenomeno del telemarketing e delle televendite aggressive, rispetto al quale è necessario introdurre regole più efficaci”, ha affermato. “In Parlamento, presso le Commissioni IX e X, sono all’esame proposte di legge sui call center per garantire maggiori tutele agli utenti e ai lavoratori del settore, in sciopero dal 13 luglio. Auspico che il ministro Giorgetti sblocchi al più presto i pareri sugli emendamenti, così da arrivare rapidamente a un sistema di tutele efficace per cittadini e lavoratori”, ha proseguito.

    Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo. “Le truffe informatiche in Italia sono ormai più diffuse di quelle tradizionali. Il nostro Paese – cittadini, banche, istituzioni – non è ancora adeguatamente attrezzato per difendersi. Siamo puntualmente indietro rispetto alla velocità con cui evolvono questi raggiri”, ha descritto. “Il Ministero dell’Interno registra quasi 43mila truffe agli over 65 in un solo anno, in crescita di oltre il 15 per cento, e da febbraio 2026 la legge prevede pene più severe per chi frode gli anziani. Ma intensificare le pene non basta. Bisogna investire di più sull’alfabetizzazione digitale. Un’altra delle grosse difficoltà che incontrano gli utenti dei device riguarda i call center. Il registro pubblico delle opposizioni non funziona e occorre regolamentare in maniera più stringente l’invasione delle proposte commerciali via cellulare”, ha specificato.

    Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili. “Risulta evidente che il crimine si sia ormai digitalizzato anche perché molto più redditizio, sicuro e scalabile attraverso attività di truffe informatiche e frodi digitali. Oltre un milione di italiani hanno subito questo tipo di truffe. Sorprendentemente non parliamo solo degli anziani ma troviamo anche i giovani tra le fasce più colpite”, ha illustrato. “Siamo preparati dal punto di vista tecnico grazie all’Agenzia per la cybersicurezza, alla polizia postale che è un’eccellenza a livello europeo, alle leggi come la direttiva Niss2. Restiamo indietro per ciò che riguarda gli investimenti, inferiori rispetto agli altri paesi europei, le piccole e medie imprese che hanno dimensioni tali da subire attacchi informatici che non trovano resistenze sufficienti e infine la sottoposizione dell’Italia a quote importanti di attacchi globali. Siamo spesso bersaglio di campagne di attivismo informatico anche per la nostra vulnerabilità. Abbiamo gli anticorpi per difenderci ma manca una cultura di base diffusa. Il Registro delle opposizioni non funziona e chi si registra continua a subire chiamate moleste“, ha concluso.

    Tags: cybersicurezzatruffeue

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