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    Home » Media » INTERVISTA / Clevers (La Libre Belgique): “In Vallonia un cordone sanitario dei media per arginare l’estrema destra”

    INTERVISTA / Clevers (La Libre Belgique): “In Vallonia un cordone sanitario dei media per arginare l’estrema destra”

    Il giornalista ad Eunews: "Non dare voce a qualcuno non è censura, ma linea editoriale che ogni testata deve essere libera di scegliere. Per questo il cordone non è antidemocratico"

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    23 Luglio 2026
    in Media, Cronaca, Politica
    Televisioni. Crediti: Gabriel Avalos via Unsplash

    Televisioni. Crediti: Gabriel Avalos via Unsplash

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    Bruxelles – Un ‘cordone sanitario mediatico’ contro la diffusione incontrollata di idee di estrema destra. È quello che esiste in Vallonia, parte meridionale e francofona del Belgio, dove le testate giornalistiche si sono poste il problema già nel 1991. E ora, in un momento storico in cui il Vecchio Continente assiste all’esplosione delle forze di estrema destra, il suo caso può essere un esempio su cui riflettere. “Nessun mezzo di comunicazione francofono, che sia televisivo, radiofonico o cartaceo, vuole interrompere il cordone sanitario mediatico”, spiega ad Eunews il giornalista de’ La Libre Belgique, Antoine Clevers, che si occupa da più di dieci anni di politica interna belga. A suo parere, il rifiuto da parte dei media della Vallonia di concedere spazi promozionali o di ospitare esponenti di estrema destra nei talk show per evitare la legittimazione delle loro idee, è facilmente attuabile in quella parte del Paese. Ben più complesso, invece, diventa in un contesto come quello delle Fiandre o di altri Paesi europei.

    Il ‘cordone sanitario mediatico’ che vige in Vallonia mira a impedire che partiti o rappresentanti di estrema destra abbiano libero accesso a trasmissioni televisive o radiofoniche in diretta, escludendoli quindi da programmi in studio e dibattiti dal vivo. Questo per evitare che eventuali loro affermazioni errate o contrarie ai valori democratici possano essere dichiarate senza una barriera di controllo. Tuttavia, i media sono incoraggiati a occuparsi di questi partiti e sono autorizzati a intervistare i loro rappresentanti, a condizione che il loro programma politico e le loro dichiarazioni siano contestualizzati.

    Eunews: Il ‘cordone sanitario mediatico’ esiste dagli anni ’90, ma oggi se ne parla sempre di più, perché?

    Antoine Clevers: “Il ‘cordone sanitario mediatico’ esiste solo nella parte francofona del Belgio, pertanto, si applica solo ai media in lingua francese. Abbiamo reiniziato a parlarne nel 2022 quando il presidente del partito Movimento Riformatore (Mouvement Réformateur, MR), Georges-Louis Bouchez, ha partecipato a un dibattito della TV fiamminga con il presidente del partito nazionalista fiammingo Vlaams Belang, Tom Van Grieken. Van Grieken ha, poi, lamentato il fatto che la stessa cosa non fosse avvenuta nella televisione francofona e ha accusato Bouchez di essersi accordato con gli altri partiti francofoni di non voler dibattere con il suo partito di estrema destra. Successivamente, nel 2024, quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti e ha pronunciato il suo discorso della vittoria, l’RTBF – la Radio-Télévision Belge de la Communauté Française, l’emittente radiotelevisiva pubblica per la comunità francofona del Belgio – ha deciso di trasmettere il discorso in differita, con due minuti di ritardo. La decisione venne giustificata attraverso l’argomentazione del cordone sanitario mediatico: poiché l’emittente riteneva Trump un politico di estrema destra, il suo discorso non doveva esser trasmesso in diretta, in virtù delle regole del cordone. Il ritardo di due minuti permetteva di verificare quasi in tempo reale se il presidente neo-eletto promuovesse fake news o, ancora peggio, dicesse frasi razziste o discriminatorie. In tal caso, RTBF avrebbe potuto interrompere la trasmissione”.

    Il giornalista de' La Libre Belgique, Antoine Clevers
    Il giornalista de’ La Libre Belgique, Antoine Clevers

    E.: C’è un legame tra il cordone, l’attuale governo di destra di De Wever e l’avanzata dell’estrema destra in Europa? 

    A.C.: “Il cordone è antecedente l’attuale governo di De Wever e ciò che sta accadendo oggi non è la ragione della creazione del cordone sanitario. È vero che l’ascesa dell’estrema destra praticamente ovunque in Europa solleva molti interrogativi, soprattutto dopo l’elezione di Trump. Secondo me, dobbiamo chiederci se una misura come quella del cordone sia rilevante considerando che, oggi, non è messa esplicitamente in discussione in Vallonia. Nessun mezzo di comunicazione francofono, che sia televisivo, radiofonico o cartaceo, ha dichiarato di volerlo interrompere, quindi al momento non è un argomento di dibattito. Bisogna riconoscere che in Vallonia è semplice mantenerlo perchè qui non ci sono interlocutori politici di estrema destra. Di conseguenza, per i giornalisti francofoni è più facile avere un simile cordone sanitario poichè, di fatto, non si applica praticamente a nessuno”.

    E.: L’assenza di un partito di estrema destra in Vallonia è dovuta interamente al cordone sanitario mediatico?

    A.C.: “È una delle ragioni, ma non l’unica. Il politologo e direttore del Centro di Ricerca e Informazione Socio-Politica (CRISP), Benjamin Biard, ha scritto un paper dal titolo ‘La lotta contro l’estrema destra in Belgio. Cordone sanitario mediatico, società civile e servizi segreti’ in cui analizza le diverse cause. Tra queste figura un movimento antifascista piuttosto attivo in Vallonia, in particolare nella zona di Liegi, a cui si aggiungono quelli che in Belgio chiamiamo i ‘corpi intermedi’, cioè i sindacati, le società di mutuo soccorso, e le associazioni dal basso che si oppongono fermamente all’estrema destra. Queste sono in contatto molto diretto con i cittadini, riuscendo a diluire in qualche modo il messaggio dell’estrema destra o, almeno, a impedire che prenda piede nel Belgio francofono, in Vallonia. Un’ulteriore ragione è l’assenza in Vallonia di un leader di estrema destra carismatico e  politicamente forte. Alcuni partiti molto piccoli sono riusciti a far eleggere soltanto un paio di membri al Parlamento vallone, ma non erano personalità forti come quelli che governano nelle Fiandre o in altri Paesi europei tra cui la Francia, l’Italia, la Spagna, la Germania e l’Austria. Ad esempio, alcuni membri del Fronte Nazionale (FN) – che è stato un partito politico belga di estrema destra, attivo principalmente nella comunità francofona tra il 1985 e il 2012 – sono stati addirittura coinvolti in procedimenti giudiziari e, per questo, il loro messaggio non è arrivato a destinazione. Ciò non significa che non esisterà mai un partito di estrema destra in Vallonia. Ad esempio, esiste anche qui un elettorato ricettivo ai più rigidi messaggi anti-immigrazione o generalmente contrari agli stranieri. Quindi l’emergere di un partito di estrema destra in Vallonia rimane del tutto possibile, solo che finora le condizioni non sono mai state favorevoli”.

    E.: Da giornalista come vede la questione del ‘cordone sanitario mediatico’?

    A.C.: “Credo che la struttura dell’applicazione del ‘cordone sanitario mediatico’ sia troppo restrittiva. Mi sembra una misura che ci convenga, che non ci spinga ad affrontare di petto le argomentazioni dell’estrema destra e non ci faccia avere a che fare con loro. Mi consola sapere che nella parte francofona non ci sia l’estrema destra e che, per questo, la questione di come applicare il cordone si ponga raramente. Tuttavia, per i colleghi che si occupano di questioni europee o internazionali può sorgere più facilmente il tema della cassa di risonanza alle idee di estrema destra. Nel Belgio francofono non affrontiamo molto l’argomento, ma nelle Fiandre l’estrema destra fiamminga è più forte. Qui è presente il partito di destra La Nuova alleanza fiamminga – in olandese Nieuw-Vlaamse Alliantie e il partito del primo ministro -, seguito dal secondo partito del Paese, Vlaams Beland, di estrema destra. Penso che bisognerebbe parlarne nell’interesse dei nostri lettori, per far comprendere loro alcune dinamiche. Bisogna capire che cos’è l’estrema destra fiamminga, cosa vuole, smantellare le sue argomentazioni. Questo l’applicherei anche ad altri Paesi europei”.

    E: Quindi ritiene che non sia l’unica soluzione per contrastare l’ascesa dell’estrema destra?

    A.C.: “Se decidessimo oggi di istituire un ‘cordone sanitario mediatico’ nei Paesi dove l’estrema destra è già presente, non servirebbe a nulla, non funzionerebbe e i media perderebbero credibilità. Prendiamo l’esempio della Francia: oggi sarebbe molto complicato non dare spazio a Marine Le Pen o a Jordan Bardella. Il cordone sanitario mediatico dovrebbe essere applicato prima dell’arrivo dell’estrema destra, per impedirne definitivamente l’emergere. Quando l’estrema destra è radicata sulla scena politica e mediatica, non serve più. È troppo tardi”.

    E: Il cordone è considerato una soluzione antidemocratica che promuove la censura? Ci sono critiche di questo tipo?

    A.C.: “In Belgio, la censura è vietata dalla legge. E non dare voce a qualcuno non è censura. Non credo che il cordone sia antidemocratico. Penso che ogni testata giornalistica debba essere libera di decidere la propria linea editoriale. Se una testata, nella sua linea editoriale, decide di non dare spazio all’estrema destra, è una sua scelta e va rispettata. Sarebbe antidemocratico se le autorità politiche o giudiziarie imponessero una linea editoriale a un organo di stampa. Questo è antidemocratico. Democrazia significa rispettare la linea editoriale di ogni organo di stampa”.

    Tags: austriaBart De WeverBelgioestrema destraFiandrefranciagermaniaitaliajordan bardellalibertà di stampaMarine Le PenmediaRtfbspagnaVallonia

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