Bruxelles – Avvisi ai naviganti (della politica): sui porti fate una riforma come si deve, nel rispetto di norme UE e sentenze della Corte di giustizia europea. La proposta di riorganizzazione del sistema portuale nazionale allo studio del governo Meloni diventa motivo di richiami per la Commissione europea, che “al riguardo è in contatto con le autorità italiane”, fa sapere la vicepresidente esecutiva responsabile per la Concorrenza, Teresa Ribera. Vuol dire che Roma e Bruxelles lavorano insieme per far sì che il riordino dei porti tricolore avvenga non solo senza strappi, ma in modo da incassare il via libera dell’UE una volta completato l’iter legislativo.
La riforma nazionale diventa motivo di levate di scudo da parte dell’opposizione in sede europea, dove l’europarlamentare del PD, Brando Benifei, solleva dubbi su Porti d’Italia S.p.A., la nuova entità centralizzata responsabile della gestione del sistema portuale italiano, a cui verrebbe trasferita, secondo il progetto di proposta, una quota delle entrate attualmente riscosse dalle Autorità di Sistema Portuale, comprese quelle derivanti da diritti di ancoraggio, tasse sulle merci e canoni concessori.
E’ qui che Ribera fa capire quanto e in che misura la Commissione europea è in contatto con il governo Meloni, quando precisa che la nuova autorità portuale Porti d’Italia S.p.A. dovrà agire nel rispetto di regole e giurisprudenza: “In questo contesto si applica la sentenza del Tribunale del 2023 con cui quest’ultimo ha confermato il requisito imposto dalla Commissione all’Italia di assoggettare le autorità portuali allo stesso trattamento fiscale cui sono soggette altre società che svolgono attività economiche“.
Qualunque sarà la riforma dei porti italiani nella sua versione definitiva, il governo Meloni dovrà soddisfare questo requisito. Ma la vicepresidente esecutiva sottolinea come i giudici di Lussemburgo abbiano inoltre stabilito che “la concessione dell’accesso alle infrastrutture portuali e l’aggiudicazione di concessioni di aree demaniali e infrastrutture portuali dietro remunerazione devono essere considerate attività economiche”. Il criterio quindi non potrà essere ignorato, pena procedure di infrazione future. Il governo è dunque avvisato.
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