Una visione chiara si è configurata con forza in queste ultime settimane: l’Intelligenza Artificiale corre, e lo fa a una velocità inimmaginata e fino a qualche mese fa inimmaginabile persino dai suoi creatori. Una rapidità di sviluppo che è stress test per il legislatore, nazionale e sovranazionale, e per chiunque sia chiamato a definirne confini, misure, limiti di sicurezza.
Le recenti notizie di programmi generativi sfuggiti al controllo umano negli Stati Uniti e gli allarmi lanciati dai big della Silicon Valley fanno capire come velocità, dimensioni e sicurezza del modello siano caratteristiche assai distinte.
E il richiamo all’etica, fatto anche da attori che per scelta non hanno mai considerato questa come elemento di costruzione della loro IA, suona come un tentativo – mal riuscito – di coprire volumi e investimenti promessi che, al momento, ancora non si vedono.
Secondo un’ampia letteratura, il miglior modello di Intelligenza Artificiale era il più grande, generalista e potente, basato su trilioni di parametri. Ma sono proprio questi modelli oggi ad essere messi in discussione dai propri produttori. Ovvero da chi l’IA la programma e ne ha la proprietà ma oggi afferma di non saperla e poterla gestire, dopo una corsa dettata da interessi privati e dominio del mercato. «Senza misure di sicurezza l’IA potrebbe controllare Internet in sei mesi», ha detto Dario Amodei, cofondatore e Ceo di Anthropic, augurandosi di trovare un accordo con i suoi competitor per mettere un freno ai sistemi AI più avanzati. Sembra un ossimoro.
Non sappiamo se davvero uno sviluppo senza regole porti a scenari così spaventosi. Crediamo nell’innovazione, certi che ogni tecnologia vada guidata su basi etiche e regole condivise. La sfida è riuscire a normare, a “dare forma e anima” ad una materia così liquida come l’AI, a una tecnologia così dirompente.
In Europa la situazione è fortunatamente diversa rispetto agli Stati Uniti: e questo anche grazie all’applicazione, dal 2 agosto scorso, delle norme del Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act. Sosteniamo da sempre la necessità di una normazione. L’AI è un linguaggio, uno strumento, l’obiettivo è renderlo patrimonio accessibile e fruibile, territorio noto. Facilitare la comprensione dei rischi, alfabetizzare gli utenti finali ad un uso consapevole.
L’IA non è mai un gioco a fattore neutro e non è un fenomeno statico. Serve costruire un linguaggio comune e una legislazione comune, tenendo presente i tempi evolutivi rapidissimi della tecnologia.
Se il differenziale economico tra un Paese e un altro era fino a ieri definito dallo “spread”, oggi il tema è lo scarto tra la rapidità di sviluppo delle capacità dell’IA e le cornici di processo offerte dagli attuali meccanismi di salvaguardia. Ed è qui che l’Europa ha qualcosa da dire.
Per lavorare sulla sicurezza dell’IA serve, a mio avviso, un luogo di ritrovo e confronto, che metta al tavolo le aziende, in primis, insieme ai rappresentanti delle Organizzazioni Internazionali, delle Camere di Commercio, dei Governi, delle Associazioni, dei produttori e in generale di tutti i corpi intermedi.
Senza un sistema di confronto funzionale ad ascoltare i bisogni di tutti, il rischio è che l’IA non sia veramente sicura e rappresentativa. E questo non ce lo possiamo permettere.
Delle spinte in questo senso ci sono già state: oltre 200 personalità e 10 premi Nobel hanno firmato un appello all’Assemblea Generale dell’ONU nel settembre 2025 chiedendo di fissare “linee rosse” globali e vincolanti sull’intelligenza artificiale, un’iniziativa che è poi proseguita con la Global Nobel Laureates Assembly tenutasi a Roma e Castel Gandolfo a luglio 2026.
Oggi la priorità è questa, la condivisione delle regole e dei relativi esiti per chi le viola.
Ma sulle regole e sul loro perimetro, è bene capirsi. Come in qualunque mercato normato, queste vanno concertate di comune intesa e non possono autodefinirsi dagli stessi fornitori di IA. Le tecnologie, soprattutto in settori di così forte rilevanza, devono poter essere validate e sperimentate da parti terze, autonome nei giudizi e nella valutazione. Un sistema di controlli e verifiche indipendenti deve, insomma, esserci. Per garantire che gli effetti collaterali ad un farmaco non producano più danni di quanti vengono in primo aspetto curati. Regole e non principi generali, norme che richiedono rispetto ed osservanza.
Il secondo punto invece è il tramonto dei grandi modelli generalisti nei contesti aziendali. Basta gigantismo, servono leggerezza, efficienza, sostenibilità anche economica delle scelte. Abbiamo bisogno di modelli capaci leggeri, controllabili, in grado di girare anche su sistemi di piccole dimensioni, alla portata di tutti, i cui benefici economici siano effettivamente misurabili nelle organizzazioni. Contrapporre il verticale all’orizzontale, addestrando l’IA con dati proprietari, puntando alla protezione e al rispetto del dato stesso.
Osservando i dati macroeconomici di settore, è evidente che il mercato dell’AI – almeno quello che viene promosso dai grandi ambasciatori del gigantismo – non è oggi coerente nei volumi con la dimensione attesa in funzione degli investimenti in essere. E, di conseguenza, l’accusa al mercato di fare delle regole un freno allo sviluppo del business, sembra oggi molto legata all’evidenza finanziaria che non tutti i prodotti di AI rendono come auspicato. Non per via della tecnologia, che resta essenziale: ma per via dei modelli di business prevalenti attualmente in essere.
* Valeria Sandei è Chief Global AI di Almaviva Group e President & CEO di Almawave Labs, società del Gruppo attiva in ambito Data & Artificial Intelligence. Tra le altre cariche è Presidente di The Data Appeal Company, SisTer, Almawave do Brasil, Almawave Corp e Mabrian Technologies. È inoltre membro del CdA di Tivit, società brasiliana di IT entrata nel Gruppo nel 2025, e di Almaviva Solutions, pilastro del mercato IT brasiliano.
Sempre nel 2025 Sandei ha ricevuto il Premio Italia Informa per l’Eccellenza Italiana, il Premio Key4biz per l’Intelligenza Artificiale, e il premio John McCarthy. È stata nominata tra le 100 Most Powerful Women 2024 di Fortune Italia e tra le 100 Top Manager Forbes 2024.
È membro dell’Advisory Board del B7, dell’Advisory Board Centro di Unicredit e dell’Osservatorio Astrid sull’Intelligenza Artificiale, coautrice di 3 US Patent, fa parte del Comitato scientifico dell’MBA AI & Business Strategy dell’RCS Academy Business School.










