Bruxelles – “Prendetevi qualche minuto, conoscete i vostri numeri, comprendete i vostri rischi e agite presto, con il supporto di un professionista. Un semplice controllo vi metterà al comando della vostra salute“. È l’appello rivolto dal commissario europeo alla Salute Oliver Várhelyi ai “compagni europei” in occasione del lancio della prima EU Screening Week, la settimana europea dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari, che si terrà dal 28 settembre al 4 ottobre.
La campagna arriva insieme alla proposta della Commissione UE per una raccomandazione del Consiglio sui controlli di salute cardiovascolare, con l’obiettivo di sostenere gli Stati membri nell’introduzione e nell’attuazione di programmi nazionali di controllo dei principali fattori di rischio. L’esecutivo europeo punta in particolare a rendere questi controlli accessibili anche ai gruppi più vulnerabili e alle persone maggiormente esposte al rischio. Il tutto seguendo la linea del Safe Hearts Plan il piano europeo che prevede di ridurre del 25 per cento entro il 2035 le morti cardiovascolari premature.
“Ogni anno perdiamo 1,7 milioni di vite a causa delle malattie cardiovascolari”, ha ricordato Várhelyi in conferenza stampa. E mentre queste restano la principale causa di morte nell’UE, diversi fattori di rischio sono in aumento. Secondo i dati citati dal commissario, quasi metà della popolazione europea presenta pressione alta, mentre il diabete riguarda una quota crescente della popolazione e circa una persona su quattro non sarebbe consapevole della propria condizione.
Il problema tocca anche le generazioni più giovani. Circa il 20 per cento dei giovani è in sovrappeso, mentre il consumo di tabacco e prodotti alla nicotina resta una preoccupazione crescente. Tra i 15 e i 19 anni, ha sottolineato Várhelyi, più di un giovane su sei riferisce di aver fumato sigarette nell’ultimo mese e circa uno su cinque di aver iniziato con le sigarette elettroniche. Per il vaping, ha aggiunto, il quadro è ancora più preoccupante, con livelli circa doppi. “Con le tendenze attuali, questi numeri raddoppieranno”, ha avvertito il commissario, sottolineando l’urgenza di intervenire prima che i fattori di rischio si trasformino in malattie.
La direzione indicata da Bruxelles è quindi quella della prevenzione e dell’identificazione precoce. “Per troppo tempo il nostro modello è stato quello di trattare le persone una volta che si sono ammalate”, ha detto Várhelyi. “Ora stiamo facendo un passo concreto verso la diagnosi precoce e la prevenzione”, aiutando i cittadini a costruire abitudini più sane, individuare prima le malattie e ricevere il trattamento adeguato.
Controlli accessibili e inclusivi sono centrali, ha aggiunto il commissario, perché “la salute non può diventare un privilegio”. La raccomandazione invita infatti gli Stati membri a considerare campagne mirate, programmi di screening nelle comunità e unità mobili, così da raggiungere anche le persone che hanno più difficoltà ad accedere ai servizi sanitari.
La prima EU Screening Week inaugura così la campagna “Know Your Numbers”, che punta a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di conoscere pressione arteriosa, colesterolo e glicemia e di discuterne con un professionista sanitario. A Bruxelles, per esempio, fino al 2 ottobre saranno disponibili controlli gratuiti davanti al Berlaymont, tra cui pressione, HbA1c, profilo lipidico, circonferenza vita e indice di massa corporea. Un’iniziativa che si è espansa “a livello europeo” e che, scandisce il commissario, “verrà erogata a livello locale”, con la partecipazione dei vari attori sanitari e delle strutture che hanno aderito. Sono oltre 800 i punti dedicati al controllo cardiovascolare “disponibili a tutti gli europei, perché la cura non può essere un privilegio”.
E sul ruolo della tecnologia, Várhelyi ha ribadito la linea già indicata dalla Commissione: “Come ha detto la presidente Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione, dobbiamo rafforzare il professionista sanitario, non sostituirlo“. Anche gli strumenti basati sui dati e sull’intelligenza artificiale potranno contribuire alla valutazione dei rischi, ma con un uso responsabile e sotto adeguata supervisione umana.










