Bruxelles – Di fronte alle insistenti minacce russe, l’Europa ha bisogno di aumentare le proprie capacità di difesa. Parola di Kaja Kallas, Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione europea che, al suo arrivo questa mattina (28 settembre) alla riunione con i ministri della Difesa dei Ventisette ha avvertito: “Dobbiamo restare vigili perché dalle nostre informazioni di intelligence emerge che la Russia sta pianificando ulteriori atti di sabotaggio e attacchi“.
Nel mirino di Mosca ci sono “le nostre democrazie, con l’obiettivo di dividere le nostre società, intimidirle e dissuaderle dal continuare ad aiutare l’Ucraina”. Di tutto ciò “dobbiamo tenere conto, per essere pronti a fronteggiare queste minacce” e, “quando disponiamo di informazioni di intelligence, dobbiamo essere già in grado di reagire prima ancora che questi attacchi abbiano luogo”, ha evidenziato. Dopo questo preambolo in ingresso, le sue parole nella conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio Difesa hanno cercato di tirare le fila. Con i ministri “abbiamo discusso del primo rapporto annuale sulla prontezza alla difesa, che fornisce un quadro completo della prontezza alla difesa dell’Europa. Senza anticiparne il contenuto, vorrei solo dire che l’Europa deve riarmarsi più rapidamente e in modo più efficace per raggiungere il nostro obiettivo del 2030“. Quello di cui l’Europa ha bisogno, agli occhi di Kallas, è “un cambiamento decisivo nella portata e nel ritmo degli investimenti nella difesa, nello sviluppo delle capacità, nell’innovazione e nella capacità industriale”.
Ma al tavolo dei ministri il nodo urgente e dolente è stato lo Stretto di Hormuz e il potenziamento della missione militare UE ASPIDES che, scortando le navi (in particolare quelle mercantili e commerciali) e proteggendole da eventuali attacchi in mare, contribuisce a tutelare la libertà di navigazione e a garantire la sicurezza marittima nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo, nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’UE. “La libertà di navigazione è stata nuovamente all’ordine del giorno: lo Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb, ma anche il Mar Nero, sono punti di strozzatura marittimi cruciali, la cui interruzione produce conseguenze ben al di là di queste regioni”, ha affermato l’Alta rappresentate. Nel Mar Rosso “le attività degli Houthi mettono sempre più a rischio le rotte commerciali, e l’operazione ASPIDES contribuisce a mantenere aperta questa vitale via d’acqua“. Ma la missione UE – che è europea ma nutrita da navi le vengono fornite dai Paesi membri a loro discrezione e disponibilità – ha pochi mezzi davanti all’imponenza del lavoro da svolgere ed è qui che Kallas tira una frecciatina ai Paesi. “Dobbiamo aumentarne gli effettivi per renderla più efficace: se affidiamo a una missione un compito, dobbiamo anche darle i mezzi per svolgerlo”.
Un concetto che l’ex premier estone ora alla guida della diplomazia a 12 stelle aveva messo in chiaro anche questa mattina, in ingresso alla riunione, perché ASPIDES in origine era stata immaginata con una capacità di dieci navi, ma “al momento non dispone” di questo numero. Inoltre, “la necessità è più grande che mai” perché “riceviamo molte richieste di scorta alle navi, ma abbiamo bisogno di unità navali che siano in grado di svolgere anche questo compito“, aveva precisato. Al termine dei lavori, Kallas incassa l’apertura di due Paesi che “hanno lasciato intendere che potrebbero fornire ulteriori navi” perché “stanno effettivamente discutendo la questione e potrebbero arrivare a una decisione”.
Ma il richiamo è quanto più ampio e a fare da cassa di risonanza è il ministro greco, Nikos Dendias, dopo il suo bilaterale con il ministro italiano, Guido Crosetto. Come riportato su X, Dendias e Crosetto hanno “concordato sulla necessità di un contributo all’operazione ASPIDES da parte di tutti gli altri Stati membri dell’UE, oltre a Grecia, Italia e Francia”.
La partita sul potenziamento di ASPIDES si è intensificata nelle ultime settimane con l’inasprirsi degli attacchi degli Houthi. In una lettera del 18 settembre, Crosetto ha chiesto a Kallas di sollecitare presso gli altri Stati UE il rafforzamento della missione attraverso l’invio di nuove navi da parte di altri Paesi membri. L’Italia si è detta disponibile a schierare una seconda fregata ad affiancare la nave Bergamini, a patto però che i costi dell’operazione vengano condivisi dai ventisette Paesi UE. Una richiesta, quella italiana, che ha trovato una sponda immediata in Kallas che ha preso carta e penna per scrivere a tutte le capitali chiedendo loro di aumentare “in modo sostanziale” la presenza europea nel Mar Rosso. Un richiamo che, per ora, pare aver trovato solo due orecchi aperti.



![[foto: Patrick Meinhardt/Audiovisual Service, European Union]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/aspides-350x250.jpg)






