Bruxelles – Tra aprile e giugno, gli ordini di allontanamento notificati a cittadini di Paesi terzi sono scesi a 110.335, registrando una flessione del 3,9 per cento rispetto al primo trimestre e del 12,0 per cento su base annua. Lo rileva Eurostat, l’Ufficio statistico dell’UE, in merito ai dati del secondo trimestre del 2026, che rivelano un’importante evoluzione nelle dinamiche di gestione dei migranti irregolari nell’Unione europea.
Al contempo, si assiste a una netta accelerazione delle uscite effettive: i rimpatri verso Paesi terzi sono saliti a 36.825, segnando un incremento del 5,9 per cento sul trimestre precedente e del 9,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Se si considerano anche i trasferimenti e le riammissioni interne all’area Schengen, i ritorni complessivi raggiungono quota 39.445, con le uscite extra-UE che costituiscono il 93,4 per cento del totale.
Il quadro continentale resta tuttavia segnato da profonde divergenze tra gli Stati membri. Sul fronte dei fogli di via emessi, la Francia si conferma il Paese più attivo con 32.420 provvedimenti, pari al 29,4 per cento dell’intero totale europeo, seguita da Portogallo con 11.190 ordini, Germania con 8.160 e Italia con 4.675. La classifica si ribalta però quando si considera la capacità operativa di dare seguito alle espulsioni. In questo ambito è la Germania a guidare il blocco comunitario con 8.400 rimpatri effettivi verso Paesi terzi, davanti a Francia con 3.825 e Polonia con 3.005.
Per quanto riguarda le nazionalità dei destinatari dei provvedimenti di allontanamento, le quote più rilevanti riguardano i cittadini di Algeria con 10.390 ordini, Marocco con 6.200 e Siria con 5.180. I Paesi sono gli stessi del primo trimestre 2026. Guardando invece alle uscite effettivamente eseguite, i gruppi più numerosi sono rappresentati da turchi con 3.765 persone, siriani con 2.770 e georgiani con 2.140, con una marcata impennata dei ritorni di cittadini ucraini, cresciuti del 56,8 per cento, e siriani, aumentati del 37,8 per cento rispetto al primo trimestre.
Sull’intero territorio comunitario, il 60,8 per cento dei rimpatri avviene in forma volontaria, mentre le partenze forzate rappresentano il 39,2 per cento del totale. La scelta tra queste due opzioni risponde tuttavia a logiche nazionali opposte. Paesi come Lettonia, Lituania e Slovenia registrano tassi di ritorno volontario superiori al 90 per cento, mentre all’estremo opposto la Danimarca, con l’81,6 per cento, e l’Italia, con il 75,3 per cento, riportano le quote più elevate di espulsioni forzate dell’intera Unione. Inoltre, il 74,0 per cento dei rimpatriati verso Paesi terzi ha usufruito di forme di assistenza o supporto materiale.
Sul fronte dei minori non accompagnati, gli ordini di espulsione sono stati 375, concentrati prevalentemente nei Paesi Bassi, mentre le esecuzioni effettive verso Paesi terzi si sono attestate a 30 unità.



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