Bruxelles – Canali di comunicazione sicuri e resilienti per le situazioni di crisi. Un’ambizione, ma soprattutto una necessità, perché quando “l’Europa si è trovata ad affrontare incendi, inondazioni e gravi minacce alla sicurezza”, “vigili del fuoco, medici, forze dell’ordine e intere squadre di soccorso” in prima linea “si sono scontrati spesso con ostacoli operativi concreti”. La sintesi della proposta della Commissione europea di istituire un nuovo sistema di comunicazione “critico” dell’Unione europea (EUCCS) sta qui, nella spiegazione che oggi (30 settembre) ha dato in conferenza stampa la vicepresidente esecutiva con deleghe alla Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen. L’iniziativa che Palazzo Berlaymont lancia è pensata per un’ampia gamma di eventi come “incendi, inondazioni, tempeste, minacce dei droni alle infrastrutture critiche e/o attacchi terroristici”. Tutti accomunati dal bisogno di rendere la risposta di poliziotti, vigili del fuoco, personale medico e protezione civile, “efficace e ben coordinata”. Potrà supportare “oltre cinque milioni di operatori di primo soccorso in tutta Europa”, ha scandito la commissaria.
Nella conferenza stampa dopo il Collegio dei commissari, Virkunnen ha dichiarato che in Europa persiste un problema che riguarda le comunicazioni: “Nonostante gli Stati membri dispongano attualmente di solide reti nazionali di emergenza, tali sistemi spesso si arrestano ai confini nazionali, creando una lacuna operativa critica quando le squadre operano fianco a fianco tra diversi Paesi“. Dunque, il nuovo centro affronterà tali questioni, puntando a migliorare significativamente la cooperazione operativa quotidiana sia “nella lotta al terrorismo e alla criminalità, nonché nel salvataggio di vite umane in situazioni di emergenza”. Tuttavia, la commissaria ha chiarito che “pur essendo interconnessi a livello europeo, gli Stati membri manterranno il pieno controllo sulle proprie reti nazionali e sulla governance del nuovo sistema, che sarà garantita da un gruppo di esperti degli Stati membri”.
Cosa prevede l’EUSCC
Poiché bisogna garantire comunicazioni “in tempo reale”, in “ogni momento e oltre tutti i confini dell’UE, anche laddove i sistemi di comunicazione terrestri non siano disponibili”, Palazzo Berlaymont prevede che “tutti gli Stati membri passino gradualmente dai sistemi radio a banda stretta alla tecnologia a banda larga come il 5G“. In pratica, da una connessione lenta, a una moderna e veloce che permettere di trasmettere più dati insieme. Oltre alla rete più potente, la Commissione intende diffondere un maggior numero di satelliti in tutta l’Unione per fornire “un supporto aggiuntivo nelle situazioni in cui i sistemi terrestri risultino inattivi, ad esempio in caso di blackout”. La misura centrale, però, è la creazione di “un unico dispositivo sicuro“, per consentire ai soccorritori “di condividere dati, video, messaggi e geolocalizzazione in tempo reale”. Tale dispositivo dovrà essere protetto dagli attacchi informatici e ibridi e per questo motivo l’esecutivo comunitario intende creare due enti dedicati: un centro di monitoraggio della rete dell’Unione europea, che fornirà una rete in fibra ottica sicura e resiliente, e un centro di monitoraggio della sicurezza dell’Unione europea, che monitorerà i rischi per la sicurezza informatica, valuterà le minacce e fornirà supporto agli Stati membri. In merito all’utilizzo del sistema per scopi militari, invece, il commissario europeo agli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, ha precisato che la “difesa è una competenza degli Stati membri e spetta a loro decidere se utilizzare il sistema”. Ma, per il momento, l’Unione ha “creato lo standard”.
Ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere
La Commissione mira a ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere e a rafforzare la sovranità tecnologica europea. Pertanto, ha creato un sistema su tre punti. Innanzitutto, come spiega in una nota, Palazzo Berlaymont intende promuovere la produzione dei “componenti critici del sistema” da parte di aziende europee. In seconda battuta, punta a rendere “gli investimenti nazionali nelle comunicazioni critiche più attraenti per gli Stati membri”. Infine, vuole promuovere l’innovazione “nel campo delle comunicazioni critiche e delle comunicazioni elettroniche commerciali” e per farlo “sosterrà gli Stati membri nella cooperazione con l’industria e gli organismi di ricerca”. Il sistema “è realizzato per l’Europa e anche dall’Europa“, ha affermato Brunner. “Aziende e tecnologie europee stanno costruendo questa rete, rafforzando la nostra autonomia e resilienza in Europa, stabilendo inoltre uno standard unico per tutti i 27 Stati membri“, ha precisato, sostenendo che il sistema rappresenta un esempio di “come si traduce in pratica la sovranità” e di come si crea “un mercato, posti di lavoro e innovazione”.
Adesso spetta al Parlamento europeo e al Consiglio adottare i regolamenti relativi alla proposta. Attualmente, il lancio del sistema avverrà in modo graduale, con un periodo di transizione per gli Stati membri che inizierà nel 2030. In merito, Virkunnen ha evidenziato: “Il primo gruppo di Stati membri” – 12 secondo le stime della commissaria – “avvierà le operazioni nel 2030, seguito gradualmente dagli altri, fino a raggiungere la piena connessione di tutti gli Stati membri entro il 2036″.



![intelligenza artificiale [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/11/Imagoeconomica_2115669-350x250.jpg)







