Bruxelles – Non solo energia e fiscalità, la Commissione europea procede con le procedure d’infrazione verso il Bel Paese. La Commissione europea torna a richiamare Italia, Francia e Spagna sulle regole per i servizi portuali e invia ai tre Paesi un parere motivato nell’ambito di una procedura d’infrazione. Al centro della contestazione c’è l’obbligo imposto alle navi che effettuano operazioni di rimorchio e ormeggio nei porti nazionali di battere la bandiera del rispettivo Paese.
Secondo l’esecutivo europeo, le norme nazionali di Italia, Francia e Spagna non sono compatibili con il regolamento europeo sui servizi portuali e con la libertà di stabilimento prevista dai Trattati. L’esecutivo europeo aveva già inviato ai tre Stati lettere di costituzione in mora nel gennaio 2026, senza però rilevare passi sufficienti per risolvere le criticità.
Il regolamento UE consente agli Stati membri, a determinate condizioni di trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, di imporre requisiti relativi alla bandiera delle navi utilizzate per i servizi di rimorchio e ormeggio. L’obiettivo è garantire il rispetto delle norme nazionali in materia sociale e di lavoro, comprese quelle relative alle ispezioni.
Per la Commissione, però, gli Stati possono già far rispettare le proprie norme sociali e del lavoro attraverso i controlli, indipendentemente dalla bandiera della nave sottoposta a ispezione. Qualora decidano comunque di prevedere un requisito di bandiera, questo dovrebbe riguardare la bandiera di qualsiasi Stato membro dell’UE e non quella del singolo Paese.
La richiesta di utilizzare esclusivamente navi battenti bandiera italiana, francese o spagnola, dunque, introduce una restrizione che Bruxelles ritiene incompatibile con gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione. Italia, Francia e Spagna hanno ora due mesi per rispondere al parere motivato e porre rimedio alle violazioni contestate. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire i tre Paesi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.








