Bruxelles – La Francia scende in piazza, ma la protesta va oltre la scuola. Nel mirino ci sono un modello sociale sempre più fragile, i tagli alla spesa pubblica e un futuro che molti giovani sentono restringersi. Da metà settembre migliaia di studenti delle scuole superiori hanno iniziato a bloccare gli istituti francesi per denunciare classi sovraffollate, carenza di insegnanti, edifici fatiscenti e giornate scolastiche troppo lunghe. Ieri (6 ottobre) la mobilitazione ha raggiunto il suo apice: oltre 250mila persone secondo il ministero dell’Interno, circa 450mila secondo gli organizzatori, sono scese in piazza in decine di città.
Il movimento è nato come una protesta specificamente scolastica, ma si è rapidamente intrecciato con il malessere più generale per le condizioni economiche del Paese. Il governo di Sébastien Lecornu deve cercare di contenere il deficit e il debito pubblico proprio mentre gli studenti chiedono più investimenti nei servizi pubblici. E la tensione è ulteriormente alimentata dall’avvicinarsi delle presidenziali del 2027, in un Paese politicamente sempre più polarizzato.
A complicare il quadro generale sono gli scontri con la polizia. Il bilancio delle settimane di proteste è pesante: migliaia di arresti e centinaia di feriti, tra studenti, personale scolastico e agenti. Gli episodi più violenti si sono concentrati soprattutto a Parigi, ma tensioni e scontri con la polizia sono stati registrati anche a Lione, Tolosa, Rennes, Nantes e Strasburgo, mentre a Lens un quindicenne ha perso una mano dopo essere entrato in contatto con una granata utilizzata dalle forze dell’ordine.
Non si tratta di un caso isolato. Le piazze di altri Paesi UE stanno esprimendo rabbie diverse, ma spesso hanno alla base la stessa sensazione: quella di una generazione a cui viene chiesto di adattarsi a condizioni economiche peggiori di quelle dei propri genitori. In Spagna migliaia di persone hanno protestato contro il costo delle abitazioni e gli sfratti, dopo la bocciatura del piano per l’emergenza abitativa portato in Parlamento dal primo ministro Pedro Sánchez, che ha indetto elezioni anticipate chiedendo di fatto un nuovo mandato con una maggioranza più ampia. Anche in Belgio gli studenti sono scesi in piazza contro riforme che prevedono tagli alla spesa per l’istruzione e un aumento delle tasse universitarie.
Alla protesta reale si è però sovrapposta anche una seconda narrazione, quella costruita sui social attraverso video falsi o fuori contesto. Secondo un’analisi di NewsGuard, quattro contenuti diventati virali nelle ultime settimane sono stati utilizzati per amplificare la portata e la violenza delle proteste francesi: tre non hanno alcun legame con le mobilitazioni in corso.
Tra i video rilanciati c’è quello di una folla che irrompe nella Borsa di Parigi, in realtà girato durante le proteste contro la riforma delle pensioni del 2023, e un altro che mostra manifestanti di origine africana alla Gare du Nord, ma risale a una protesta del 2017. Secondo NewsGuard, la circolazione di questi contenuti contribuisce a dipingere un quadro di caos e instabilità molto più ampio di quello documentato sul terreno, alimentando anche narrazioni sull’immigrazione e sull’inefficacia delle autorità francesi.


![Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2780597-scaled-e1791187784375-350x250.jpg)






