Bruxelles – A pochi giorni dalle elezioni parlamentari del 25 ottobre, le organizzazioni della società civile serba lanciano l’allarme: la Serbia si avvia al voto “senza le condizioni necessarie per elezioni libere e corrette”. Lo afferma una dichiarazione congiunta diffusa il 18 ottobre da oltre venti realtà, tra cui Civic Initiatives, l’Associazione dei giornalisti indipendenti della Serbia, Youth Initiative for Human Rights, Transparency Serbia, SHARE Foundation, Belgrade Centre for Security Policy e il Belgrade Centre for Human Rights.
Secondo i firmatari, il giudizio non nasce da “episodi isolati” né da divergenze politiche con il governo, ma da rilevazioni documentate di organizzazioni indipendenti attive su osservazione elettorale, libertà civili, lotta alla corruzione, diritti digitali e libertà dei media, oltre che dalle valutazioni di ODIHR e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Il quadro descritto comprende vantaggi strutturali legati all’esercizio del potere pubblico, uso politico di risorse e cariche, una forte distorsione dell’informazione, pressioni, intimidazioni, arresti e aggressioni contro cittadini, attivisti, giornalisti e osservatori, e istituzioni incapaci di garantire tutele tempestive. Problemi che, sottolineano, sono “cumulativi” e “si rafforzano a vicenda”.
Il documento richiama i monitoraggi di CRTA, che ha rilevato pressioni, violenze, uso di risorse pubbliche e squilibri nei media, di Transparency Serbia, secondo cui la “campagna dei funzionari” continua nonostante le recenti modifiche legislative, e di SHARE Foundation, che ha individuato manipolazioni online coordinate e campagne per screditare gli osservatori. Anche gli osservatori internazionali convergono: il rapporto intermedio di ODIHR del 9 ottobre segnala criticità già note, mentre il 14 ottobre la delegazione pre-elettorale dell’Assemblea del Consiglio d’Europa ha parlato di un “ambiente molto polarizzato” che potrebbe compromettere la parità di condizioni tra i concorrenti.
Il 13 ottobre la delegazione dell’UE a Belgrado aveva ricordato che elezioni libere, eque e trasparenti sono necessarie per soddisfare i criteri democratici sulla strada dell’adesione. Ma per le organizzazioni “enunciare questi standard non basta più”: l’Europa “non è disinformata” e manca “una risposta proporzionata alle prove”. Nessuno chiede di scegliere il governo, precisano: “Chi governa la Serbia deve essere deciso dai cittadini”, mentre a UE e partner spetta difendere le condizioni per farlo liberamente.
Le richieste, da attuare prima del 25 ottobre, sono otto. Tra le principali: riconoscere pubblicamente che le condizioni per un voto libero non sono soddisfatte e che altri arresti di attivisti senza basi legali ne comprometterebbero l’integrità, ricordare alle autorità la responsabilità di prevenire violenze durante e dopo il voto, chiedere la fine di intimidazioni e campagne di denigrazione, difendere indipendenza e sicurezza di CRTA, unico osservatore nazionale in grado di verificare in modo indipendente lo spoglio, e assicurare una forte presenza internazionale intorno alle urne. Infine, subordinare l’avanzamento verso l’adesione e i benefici politici e finanziari collegati al rispetto degli standard democratici.
L’appello si chiude con un avvertimento sulla credibilità della politica europea: “Il silenzio di fronte a violazioni documentate è anch’esso una scelta politica” e ci sono momenti in cui “la cautela diventa autorizzazione”.








![[foto: Mattia Calaprice/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2809176-120x86.jpg)

