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    Home » Editoriali » Le cinque giornate di Roma

    Le cinque giornate di Roma

    Diego Marani di Diego Marani
    16 Dicembre 2013
    in Editoriali
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    Cesare Zavattini
    Cesare Zavattini

    L’assalto dei forconi all’ufficio della Commissione europea a Roma è un altro segno del fragoroso equivoco di cui è vittima l’opinione pubblica italiana sulle responsabilità dello sfacelo economico e sociale in cui sta affondando il paese. Ma è anche la prova eclatante che l’Europa non si fa capire dalla gente. Gli italiani danno la colpa all’UE per tutti i loro mali. Ancora non hanno capito che le decisioni di Bruxelles si prendono a Roma. E poi hanno dimenticato troppo in fretta che se oggi siamo strozzati nel rimborso del nostro debito, se le nostre imprese soffocano sotto il peso di tasse e burocrazia, se la criminalità organizzata trionfa, se lo stato è una macchina inefficiente e costosa, è solo colpa nostra.

    Tanti dei forconi di oggi, per decenni hanno allegramente votato i partiti del clientelismo e della tangente e oggi che di soldi da rubare non ce n’è più per (quasi) nessuno, si ritrovano stranamente uniti sotto il tricolore che sventolano a sproposito perché sono loro i primi ad averlo tradito. Non abbiamo mai visto i forconi in piazza quando si consumavano le indecenze del berlusconismo, quando l’incompetenza e l’incapacità dei governi del PDL erano sotto gli occhi di tutti, quando si facevano pagare i debiti dell’Alitalia ai contribuenti, quando si rubava sulla ricostruzione dell’Aquila, quando l’Italia era diventata la barzelletta di mezzo mondo. Viene forte il dubbio che tanti dei forconi di oggi siano i furbetti e gli evasori di ieri, oggi messi al muro dal generale non c’è più trippa per gatti.

    Quanto all’Europa, è riuscita nell’impossibile: da figura politica identificata al bene, più dell’ONU e più della Croce Rossa, madre di tutte le nobiltà d’animo, madonnescamente santa come le stelle della sua bandiera insinuano, si è trasformata agli occhi della gente in forza d’occupazione straniera, nuovo oppressore delle italiche genti, braccio armato della prepotenza germanica. Così le immagini dei forconi che a Roma strappano dal pennone del palazzo della Commissione la bandiera dell’UE e la gettano per terra, ricordano sinistramente l’antica iconografia risorgimentale quando la stessa fine toccava alla bandiera dell’Austria-Ungheria. Che l’Europa sia arrivata ad essere talmente detestata, a Roma come altrove, è un fatto gravissimo che sarà carico di conseguenze, a cominciare dalle prossime elezioni europee. Ma chi ha sperperato il capitale di attese, di ideale, di speranza di rinnovamento e progresso del nostro continente che l’Europa rappresentava, un giorno dovrà essere additato dalla storia.

    Diego Marani

    Tags: diego maraniForconiprotestaromaue

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