Bruxelles – A giudicare dal dibattito in Aula, le cose non sembrano mettersi bene per Sylvie Goulard. La francese candidata al ruolo di commissario per Mercato interno, industria e difesa, è stata messa sotto torchio anche in occasione della seconda audizione richiesta dai parlamentari delle commissioni Industria e Mercato interno. Non è cambiato molto dalla precedente audizione. I rilievi sono stati in stragrande maggioranza su questioni non relative al portafoglio, ma alle consulenze esterne offerte per think-tank statunitensi e i carichi pendenti con la giustizia.
E’ il deputato francese della sinistra radicale (GUE) Manuel Bompard a riassumere il nodo della questione. “Si votiamo a suo favore, inviamo un messaggio su di noi e la nostra immagine”. E’ in gioco la credibilità del Parlamento e dei parlamentari, detto in parole povere. E’ vero che ognuno è innocente fino a prova contraria, ma all’occhio dell’opinione pubblica un’eventuale via libera a Goulard rischia di gettare discredito sull’unica istituzione europea democraticamente eletta. “Non sarebbe stata prova di responsabilità, da parte sua, ritirare la sua candidatura?”
Goulard però è decisa non fare alcun passo indietro. Torna ad appellarsi alla presunzione di innocenza e ricorda che la presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha avuto fiducia in lei. “Sono stata sostenuta da von der Leyen”, dice. Dai banchi dei socialdemocratici già c’è chi aspetta la presidente eletta al varco. “Se dovesse essere confermata controlleremo la sua attività molto attentamente, ma ad ogni modo ci aspettiamo che von der Leyen si esprima in modo inequivocabile sul codice di condotta” da tenere, dice la danese Christel Schaldemose.
Anche i popolari mettono Goulard sulla graticola. La danese Perneill Weiss le ricorda che in Francia si è dimessa quando era ministro della Difesa, “un alta carica”, e adesso corre sempre per “un’alta carica” senza che senta la necessità di rinunciare. “Perché le ragioni che l’hanno indotta a dimettersi in Francia adesso non la spingono ad abbandonare la corsa per il ruolo di commissario?”, incalza Andrey Kovatchev, altro PPE.
Anche Damien Careme prende la parola per far sapere che il gruppo di cui fa parte, i Verdi, è preoccupato per la questione etico-morale che circonda la figura di Goulard. Sulla base delle dichiarazioni rese in Aula, ci sono tre dei principali cinque gruppi (PPE, S&D e Verdi) che non sembrano essere inclini a dare la fiducia alla francese, che appare veramente in bilico.

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