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    Home » Politica Estera » Brexit, il Parlamento UE detta i tempi: testo entro la mezzanotte del 20 dicembre

    Brexit, il Parlamento UE detta i tempi: testo entro la mezzanotte del 20 dicembre

    La Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari chiede il tempo necessario per "discutere i risultati dei negoziati" con il Regno Unito entro il 31 dicembre. Per il capo-negoziatore Barnier "è difficile ma non impossibile raggiungere l'intesa entro venerdì"

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    17 Dicembre 2020
    in Politica Estera
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    Bruxelles – Con l’acqua alla gola per i negoziati post-Brexit (14 giorni alla fine del periodo di transizione) diventano chiari i tempi per salire sulle scialuppe di salvataggio: “Se l’accordo sarà raggiunto entro la mezzanotte di domenica 20 dicembre, il Parlamento Europeo è pronto a organizzare una sessione plenaria straordinaria verso la fine di dicembre“. È questa la decisione presa oggi (giovedì 17 dicembre) dalla Conferenza dei presidenti del Parlamento UE. Poco più di 72 ore per chiudere ciò che per mesi è stato rimandato, così da dare il tempo agli eurodeputati di studiare il testo prima della ratifica. “Sarà necessario discutere i risultati dei negoziati e valutare la possibilità di concedere l’approvazione”, è il responso.

    La proposta è arrivata dal presidente del gruppo del PPE, Manfred Weber, che si era sbilanciato stamattina su una data di scadenza definitiva per il raggiungimento di un testo d’intesa: “Si potrà approvare un accordo sulla Brexit solo se lo si otterrà entro domenica”, aveva reso noto su Twitter. “Dopo quella data non lo potremo esaminare ragionevolmente prima della fine dell’anno”. Un accordo “troppo importante per essere passato in fretta dal Parlamento“, ha sostenuto Weber: “Lo dobbiamo alle persone e alle imprese che saranno pesantemente colpite dalla Brexit”.

    We owe it to the people and businesses in our constituencies who will be heavily affected by #Brexit, to scrutinize the deal appropriately. After Sunday we don't believe this would still be possible. 2/2

    — Manfred Weber (@ManfredWeber) December 17, 2020

    La richiesta del Parlamento UE è in linea con gli sforzi dell’ultima settimana della Commissione e lo stesso capo-negoziatore, Michel Barnier, ha riferito ai presidenti che “sarà difficile ma non impossibile arrivare a un accordo con il Regno Unito entro questo venerdì (domani, ndr)”. Su Twitter ha poi commentato che “in questo ultimo tratto di colloqui, trasparenza e unità sono importanti come sempre”. Nonostante “assistiamo a buoni progressi”, ci sono ancora da affrontare “gli ultimi ostacoli”, ha aggiunto. “Firmeremo solo un accordo a tutela degli interessi e dei principi dell’Unione”.

    Una giornata importante per l’avvicinamento tra le parti. Lo dimostra anche il fatto che il quinto comitato misto guidato dal vicepresidente per le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, Maroš Šefčovič, e il cancelliere del Ducato di Lancaster, Michael Gove (ministro senza portafoglio che agisce da braccio destro del premier Boris Johnson), “ha rappresentato una pietra miliare” per l’Accordo di recesso. Comunicando l’approvazione di “decisioni formali e soluzioni pratiche”, il vicepresidente Šefčovič ha annunciato che “l’Accordo sarà operativo in tempo, a partire dal 1° gennaio 2021“. Questo obiettivo era necessario per “assicurare che sia rispettato lo spirito dell’Accordo del Venerdì Santo” (che aveva sancito nel 1998 la fine del conflitto nell’isola d’Irlanda): “È il testamento che lasciamo del nostro impegno per il mantenimento della pace, stabilità e prosperità in Irlanda”.

    Šefčovič ha poi spiegato che “le soluzioni trovate assicurano protezione al confine irlandese e il funzionamento del Mercato unico” e che “era essenziale arrivarci ora, considerato il tempo limitato prima della fine del periodo di transizione“. Ma allo stesso tempo il vicepresidente ha voluto ringraziare la controparte per il “lavoro senza sosta durante tutto quest’anno”, che aveva portato lo scorso 8 dicembre all’accordo “di principio” per spianare la strada alla conquista di oggi. Tra i risultati tangibili, spiccano l’impegno del governo britannico ad accantonare “tutte le parti controverse del progetto di legge sul Mercato interno” e il dialogo futuro su “molte aree comuni, tra cui la fornitura di medicinali”. Il gruppo di lavoro sull’Accordo di recesso “proseguirà anche nel 2021 e si riunirà ogni tre mesi“, ha concluso Šefčovič.

    https://twitter.com/MarosSefcovic/status/1339568570364260352?s=20

    A gettare acqua sul fuoco dell’ottimismo europeo ci ha pensato Downing Street. Dalle parole di Gove è chiaro che “il 31 dicembre sarà quel che sarà” e, in caso di no deal, “resteremo legati ai soli termini del WTO”. Gove ha tagliato corto che “nello scenario di mancato accordo nei prossimi giorni, non faremo alcun tentativo di negoziare un nuovo deal“. Parole simili a quelle del portavoce del premier Johnson: “Un no deal resta ancora lo scenario più probabile al momento”. Nonostante i negoziatori stiano lavorando per “colmare le lacune che rimangono”, per Londra “un’uscita dall’Unione sul modello australiano rimane ancora il risultato più probabile“.

    BoJo dovrebbe comunque prestare molta attenzione alla soluzione di un rapporto commerciale UE-Regno Unito regolato dalle norme del WTO. Ad avvisarlo è stato Malcolm Turnbull, primo ministro liberal-conservatore australiano fra il 2015 e il 2018. Intervistato dalla BBC, Turnbull ha ammonito che “gli australiani non guardano alla relazione commerciale attuale con l’Europa come soddisfacente“, dal momento in cui “ci sono barriere fin troppo grandi, dazi pesanti sui prodotti agricoli e frizioni sul sistema dei servizi finanziari”. Una prospettiva non tranquillizzante per il Regno Unito, che avrebbe tutto l’interesse di valutare i tempi per salire sulle truppe di salvataggio Brexit indicati dall’UE.

    Intanto oggi il Parlamento ha approvato misure temporanee per mantenere in funzione l’Eurotunnel sotto la Manica anche in caso di non accordo, assicurando così il collegamento ferroviario in galleria tra l’Europa continentale e il Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione.

    Per evitare che il traffico ferroviario venga interrotto nel tunnel sotto la Manica a partire dal primo gennaio 2021, il Parlamento ha accettato di estendere temporaneamente licenze e certificati di sicurezza per concedere a Francia e Regno Unito tempo sufficiente per concludere un accordo bilaterale. La licenza per l’attuale gestore dell’infrastruttura della galleria rimarrebbe valida per due mesi dopo la fine del periodo di transizione. I certificati di sicurezza e le licenze rilasciati ai sensi del diritto dell’UE alle società del Regno Unito saranno prorogati per nove mesi.
    Altre misure di emergenza saranno messe ai voti venerdì 18 dicembre per mantenere provvisoriamente la connettività transfrontaliera tra il Regno Unito e l’UE su strada e per via aerea a partire dal 1 ° gennaio 2021.

    Tags: accordo brexitbrexitcommissione europeamanfred weberMaros SefcovicMichael GoveMichel Barnierno dealparlamento europeoRegno UnitoUe-Regno Unitounione europea

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