Dieci anni sono passati da quando, con la Commissione Prodi, portammo a termine un obiettivo politico della massima importanza. Allargare le frontiere dell’Europa, spostare ad Est i confini di pace dell’Unione, è stato un successo di dimensioni enormi per la nostra storia, e uno stimolo incredibile per le decisioni prese negli anni a venire.
Quindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, nuovi popoli e nuovi paesi hanno trovato il loro posto tra le dodici stelle della bandiera europea. Non è stato un percorso semplice, le resistenze sono state tante e importanti, ma alla fine la nostra volontà politica è stata più forte delle chiusure, degli egoismi, delle miopie. Allargare l’Europa significava, allora come oggi, includere laddove un tempo si escludeva; significava rinsaldare una rete di rapporti, comunicazioni, scambi, che aveva come obiettivo quello di costruire un’identità comune che portasse al benessere e allo sviluppo. Significava fare ciò che la storia della Guerra Fredda aveva impedito e che il crollo del Muro di Berlino rendeva finalmente possibile: estendere un progetto di pace e sviluppo che sin dall’inizio era stato concepito per l’intero continente.
Oggi, voltandoci indietro, possiamo dire che quella scelta fu giusta: una scelta che ha consolidato la democrazia, ha esteso la prosperità e che può rafforzare il peso dell’Europa nel mondo.
Aver partecipato a questo processo, aver contribuito al più grande allargamento della storia della Ue, non solo riempie d’orgoglio ma sprona a continuare nell’opera di rinsaldamento dell’Unione. Proprio quando i venti di crisi e conflitto si fanno più forti – vediamo tutti quel che succede in Ucraina – è proprio dall’Europa che devono arrivare risposte coraggiose e lungimiranti.
Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee

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