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    Home » Politica » Finanziamento dei partiti UE, la Corte dei Conti avverte: “Rischio di ingerenze straniere”

    Finanziamento dei partiti UE, la Corte dei Conti avverte: “Rischio di ingerenze straniere”

    I revisori di Lussemburgo in un parere sottolineano che il regolamento della Commissione Europea presenterebbe "carenze" anche sui fondi per le campagne dei referendum nazionali e sui cofinanziamenti, sebbene siano stati fatti progressi sugli obiettivi di rendere i partiti politici e le fondazioni finanziariamente più sostenibili e meno burocratici

    Alessandra Tommasi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@aletommasi3" target="_blank">@aletommasi3</a> di Alessandra Tommasi @aletommasi3
    14 Aprile 2022
    in Politica
    Irregolarità bilancio Ue

    Bruxelles – La Corte dei Conti europea ha espresso ieri (13 aprile) il proprio parere, positivo, riguardo al nuovo Regolamento sullo statuto e il finanziamento dei Partiti e delle fondazioni politiche dell’UE, presentato dalla Commissione Europea il 25 novembre 2021. Nel documento, che sostituirà quello oggi in vigore del 2014, ci sarebbero però delle “carenze” sui cofinanziamenti, sui fondi previsti per le campagne referendarie nazionali, ma anche “per il rischio di ingerenze straniere”.

    “La Commissione europea è riuscita a raggiungere gli obiettivi di rendere i partiti politici e le fondazioni finanziariamente più sostenibili e meno burocratici”, riporta la relazione della Corte dei Conti. “Accogliamo con favore le disposizioni per rafforzare la trasparenza dei finanziamenti, come le regole sulla dovuta diligenza per le donazioni”. Tuttavia, la Corte ha anche evidenziato diversi punti critici.

    Il nuovo Regolamento prevede ad esempio un aumento dei finanziamenti europei ai singoli partiti e alle fondazioni a essi affiliate. Oggi, l’Unione Europea copre il 90 per cento delle spese dei partiti, conteggiate nel budget annuale del Parlamento Europeo. Si tratta di tutte quelle spese rimborsabili, perché destinate a riunioni e pubblicazioni, ma anche in quanto amministrative (per il personale o le spese di viaggio) e di rappresentanza. O relative alle campagne elettorali in occasione delle elezioni europee. Mentre il restante 10 per cento è in genere finanziato dalle risorse degli stessi partiti, cioè dalle quote associative e dalle donazioni, in cofinanziamento.

    Il Regolamento riduce il tasso di cofinanziamento coperto dai partiti, che passerebbe dal 10 al 5 per cento. Mentre per le spese elettorali questa cifra arriverebbe allo 0 per cento. Se nel primo caso la Corte non si esprime perché “si tratta di una decisione politica”, diverso è quello delle spese elettorali. “Il finanziamento del 100 per cento proposto per l’anno delle elezioni del Parlamento Europeo non è coerente con il concetto di cofinanziamento”, sottolinea la Corte dei Conti nel rapporto, “che implica che le risorse non debbano essere fornite interamente dal budget dell’UE”.

    Anche sui finanziamenti delle campagne referendarie negli Stati membri la Corte si esprime in maniera negativa. Il Regolamento introduce infatti la possibilità di utilizzare i fondi a disposizione dei Partiti europei per sostenere referendum legati “all’implementazione dei Trattati dell’Unione”. Secondo la Corte permettere questa pratica renderebbe però difficile distinguere tra i finanziamenti delle campagne referendarie ed eventuali finanziamenti indiretti ai Partiti nazionali, proibiti dall’articolo 25 dello stesso Regolamento.

    Un altro punto messo in evidenza dalla Corte dei Conti è legato ai finanziamenti provenienti dagli Stati extra Ue. L’articolo 23 (commi 9 e 10) del nuovo Regolamento permette ai Partiti europei e alle fondazioni di ricevere fondi “dai Partiti membri o dalle organizzazioni con sede negli Stati che appartengono al Consiglio d’Europa”. L’articolo introduce una dichiarazione, obbligatoria, dove si afferma che il contributo proviene da un ente che rispetta i valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, del ruolo della legge e rispetta i diritti umani, anche delle minoranze. Stabilisce inoltre un tetto del 10 per cento su tali finanziamenti, sul totale dei contributi ricevuti.

    Secondo la Corte, però, resta il rischio di ingerenze da parte di Stati stranieri e questa norma contravverrebbe a quella (articolo 23, comma 6) che vieta le donazioni da parte di enti con sede in Stati terzi o di individui provenienti di Paesi extra Ue che non possono partecipare alle elezioni del Parlamento Europeo.

    Tags: commissione europeaconsiglio d'europacorte dei conti europeaelezioni europee 2024finanziamento partitiParereregolamento finanziamento partitiRegolamento sullo statuto e il finanziamento dei Partiti e delle fondazioni politiche dell’UEStati extra Ue

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