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    Home » Politica Estera » In Iran è ancora “Novembre di sangue”, altre 12 vittime e 5 condanne a morte

    In Iran è ancora “Novembre di sangue”, altre 12 vittime e 5 condanne a morte

    Nuovi morti durante i tre giorni di scioperi e proteste in ricordo dei 1.500 uccisi dal regime nel novembre di tre anni fa. Bruxelles ha già imposto ulteriori sanzioni, così come Teheran: ora il Parlamento Ue vuole sospendere i contatti con gli omologhi iraniani

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    17 Novembre 2022
    in Politica Estera
    Mahsa Amini Iran

    (credits: BULENT KILIC / AFP)

    Bruxelles – Continuano senza sosta le violenze in Iran: nella notte tra mercoledì e giovedì, almeno dodici persone sono rimaste uccise nelle proteste che infuriano in tutto il Paese. A tre mesi dall’episodio che ha acceso la miccia, la morte della studentessa ventiduenne Mahsa Amini, quella di ieri è stata una delle giornate più dure: l’agenzia iraniana ISNA ha raccontato di sette persone morte a Izeh, città nel sud del Paese, e altre cinque nell’area di Esfahan, in scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti. Mentre le autorità hanno accusato gruppi terroristici di aver aperto il fuoco sulla folla, secondo molti manifestanti sarebbe responsabile la milizia Basij (la polizia religiosa).

    Gli episodi della scorsa notte arrivano al culmine di tre giorni in cui l’intensità delle proteste è aumentata ancora: da martedì, il popolo iraniano ha indetto tre giorni di scioperi e manifestazioni in commemorazione del “Novembre di sangue”, la feroce repressione che il regime dell’ayatollah Khamenei mise in atto tre anni fa contro le proteste anti-governative, spinte allora dall’aumento del prezzo dei carburanti, uccidendo più di 1.500 persone.

    Così martedì mattina, in tutti gli angoli del Paese, da Teheran fino a Saqqez, città curda da dove proveniva Mahsa Amini, molti negozi hanno chiuso le serrande, in solidarietà con le manifestazioni indette da studenti universitari e movimenti della società civile. Secondo il giornalista della BBC, Shayan Sardarizadeh, il fatto che numerosi settori stiano partecipando agli scioperi unendosi alle proteste, potrebbe essere un colpo duro e particolarmente insidioso per il regime. Che ha risposto con ulteriore violenza.

    Nationwide strikes across Iran are real and rapidly expanding. This video, via @Soroush_Pa, shows deserted shopping districts and closed shops in Isfahan on Wednesday.

    The Iranian regime's always feared the combination of street protests and mass strikes.#مهسا_امینی#MahsaAmini pic.twitter.com/ZXGDHd1hE6

    — Shayan Sardarizadeh (@Shayan86) November 17, 2022

    A tre anni da quel mese tragico, a tre mesi dal riaccendersi delle proteste, un altro novembre di sangue per le strade di Teheran e dei maggiori centri del Paese: secondo Iran Human Rights, sarebbero già 342 i manifestanti uccisi, tra cui 43 minori e 24 donne. E dopo la richiesta dell’assemblea islamica (il parlamento iraniano) di condannare a morte i cittadini arrestati per le manifestazioni, sarebbero 15 mila le persone in carcere che rischiano la pena capitale. Negli ultimi tre giorni, il regime ha effettivamente condannato al patibolo cinque manifestanti “rivoltosi e perturbatori della sicurezza”.

    Bruxelles e Teheran si impongono sanzioni a vicenda

    L’Unione europea ha alzato la voce sulle violazioni dei diritti umani e sulla repressione messa in atto dal governo teocratico di Teheran: l’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Ue, Josep Borrell, ha annunciato lunedì 14 novembre ulteriori sanzioni ai responsabili delle violenze, aggiungendo 29 persone e 3 entità all’elenco dei soggetti a misure restrittive in Iran, che ora conta 126 persone e 11 entità. “L’Unione europea e i suoi Stati membri condannano il continuo, diffuso e sproporzionato ricorso alla forza nei confronti di manifestanti pacifici, che è ingiustificabile e inaccettabile”, ha dichiarato Bruxelles. Da parte sua, anche il governo ultraconservatore di Ebrahim Raisi ha indirizzato le sue sanzioni a individui e istituzioni dell’Ue, “in ragione delle loro azioni deliberate a sostegno del terrorismo e dei gruppi terroristici, la promozione e l’incitamento al terrorismo e alla violenza e la diffusione dell’odio che ha causato rivolte, violenze, atti terroristici e violazioni dei diritti umani contro la nazione iraniana”.

    Questo botta e risposta di misure restrittive, che difficilmente potranno avere un impatto sull’andamento delle proteste in Iran, si è arricchito oggi (17 novembre) con la proposta della Commissione affari esteri del Parlamento europeo di sospendere qualsiasi contatto con gli omologhi iraniani, a causa delle “inaccettabili sanzioni agli eurodeputati per le legittime preoccupazioni sulle violazioni dei diritti umani”, ha scritto in un tweet il portavoce del Parlamento Ue, Jaume Duch.

    Iran's retaliatory sanctions on MEPs are unacceptable response to @Europarl_EN legitimate concerns on human rights abuses.
    On @EP_ForeignAff proposal, EP leaders suspend invitation to Iranian officials & direct contacts between EP official bodies and Iranian official counterparts

    — Jaume Duch (@jduch) November 17, 2022

    Tags: IranMahsa Aminiproteste

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