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    Home » Politica » Bettel all’attacco di Orban: “Non si diventa omosessuali guardando la tv”

    Bettel all’attacco di Orban: “Non si diventa omosessuali guardando la tv”

    Il primo ministro del Lussemburgo in Aula critica la legge anti-Lgtbqi e chiede alla Commissione di non fare concessioni sul rispetto dello stato di diritto

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Aprile 2023
    in Politica
    Il primo ministro di Lussemburgo, Xavier Bettel, nell'Aula del Parlamento europeo

    Il primo ministro di Lussemburgo, Xavier Bettel [Strasburgo, 19 aprile 2023]

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    Bruxelles – L’Ungheria di Viktor Orban è un problema, e il primo ministro del Lussemburgo, Xavier Bettel, non ha remore a denunciarlo pubblicamente. Va allo scontro frontale, all’attacco diretto di un altro Stato membro dell’Ue e il suo leader. Cita la legge contro la comunità Lgbtqi e i loro diritti, il provvedimento che restringe i contenuti audiovisivi per cui Budapest si è visto avviare una procedura d’infrazione con tanto di deferimento alla Corte di giustizia.  “Se qualcuno pensa che si possa diventare omosessuale guardando la tv o ascoltando musica, non ha capito niente”, critica intervenendo nell’Aula del Parlamento europeo riunito in sessione plenaria.

    Racconta la sua esperienza personale. Lui, omosessuale dichiarato, racconta delle difficoltà vissute in prima persona. Ci ha messo tempo prima di farlo sapere a tutti. “Quando l’ho detto ai miei familiari, quando l’ho detto ai miei amici, tutti mi hanno detto ‘finalmente!”. Perché, continua, “si diventa omosessuali capendolo e accettandolo. E trovo spaventoso che in altri Paesi non possa dire di essere omosessuale per il rischio di andare in prigione“.

    Giusto, allora, andare avanti contro l’Ungheria di oggi, quella forgiata da Viktor Orban. “Il rispetto dello stato di diritto è la pietra fondante dell’Unione europea, e non possiamo cambiare le regole in funzione di chi è al potere“, che si chiami Orban o in altro modo. Senza contare che “non possiamo, come Unione europea, essere credibili nei confronti del resto del mondo nella nostra lotta per i diritti fondamentali se questi diritti fondamentali sono compromessi a casa nostra, a casa nostra”.

    Il passaggio sui diritti della comunità Lgbtqi è solo una parte del più ampio ragionamento sull’Europa che Bettel condivide con gli europarlamentari. Sostiene l’idea di un’Unione europea aperte, e questa apertura riguarda anche il delicato tema dell’immigrazione. “I muri di confine non solo sono costosi e discutibili dal punto di vista politico, ma non sono nemmeno molto efficaci nel fermare l’immigrazione irregolare”. Per questo, sottolinea, “muri e barriere promossi dall’Unione europea sarebbe una vergogna“.

    Promette che si batterà affinché si trovi una soluzione comune, e in tal senso la proposta di patto europeo di migrazione e asilo “rappresenta la sola soluzione” possibile. Si batterà per questo come capo di governo, perché respinge i rumors che lo vorrebbero alla ricerca di un incarico di rilievo Ue. “Intendo candidarmi per il ruolo di primo ministro del mio Paese, e auspico di essere invitato nuovamente in questo Parlamento in veste di primo ministro del Lussemburgo”.

    Tags: immigrazioneLGBTIQ+migrantisessione plenariastato di dirittoueungheriaXavier Bettel

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