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    Home » Cronaca » L’Ue propone un certificato europeo di genitorialità contro la discriminazione dei bambini

    L’Ue propone un certificato europeo di genitorialità contro la discriminazione dei bambini

    I Ventisette non potranno più rifiutarsi di riconoscere i padri e le madri che risultano tali in un altro Stato membro. Ma alcuni Paesi dell'Ue ancora non accettano la filiazione stabilita in un altro Stato nei casi di genitori LGBT

    Marta Di Donfrancesco</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Marta_DD95" target="_blank">@Marta_DD95</a> di Marta Di Donfrancesco @Marta_DD95
    7 Novembre 2023
    in Cronaca
    Foto di: Alberto Lo Bianco / Imagoeconomica

    Foto di: Alberto Lo Bianco / Imagoeconomica

    Bruxelles – “Se sei genitore in uno Stato membro, sei genitore in tutti gli Stati membri”. Con queste parole l’eurodeputata di S&D Maria-Manuel Leitão-Marques ha commentato la decisione dalla commissione giuridica del Parlamento europeo di votare in favore del progetto di legge che facilita il riconoscimento della genitorialità in tutta l’Ue.

    L’obiettivo della proposta legislativa (il cui parere è stato adottato oggi, 7 novembre) è quello di preservare e rafforzare i diritti fondamentali dei bambini, nonché di introdurre un certificato europeo di genitorialità (Epc). L’attuale panorama giuridico prevede che questa venga stabilita a livello nazionale, lasciando a ogni Stato membro la libertà di decidere su temi come la maternità surrogata o l’adozione per le famiglie arcobaleno. Con questo progetto di legge le cose potrebbero cambiare: sebbene la genitorialità continuerebbe a essere materia del singolo Paese, dovrebbe essere riconosciuta come tale in tutti i Ventisette, indipendentemente da come il bambino è stato concepito, da come è nato o dal tipo di di famiglia che ha. Questo garantirebbe che i bambini godano degli stessi diritti previsti dalla legislazione nazionale anche negli altri Stati membri, in particolare per quanto riguarda l’affidamento, il mantenimento o la successione.

    Nell’Unione europea, le famiglie sono soggette a leggi diverse in base al Paese in cui si trovano per determinare la genitorialità di un bambino. Due milioni di bambini corrono quindi il rischio di perdere i genitori, legalmente parlando, quando entrano in un altro Stato membro. Questo comporta che non è garantito loro l’accesso ai diritti relativi alla successione, al mantenimento e all’istruzione in tutti gli Stati membri allo stesso modo. “L’attuale panorama giuridico colpisce in particolare le famiglie arcobaleno, poiché purtroppo non tutti i paesi dell’Ue riconoscono la relazione genitore-figlio delle famiglie LGBTIQ+. Questo è uno status quo inaccettabile”, ha commentato l’eurodeputata Leitão-Marques.

    Sul tema si è espressa anche Sabrina Pignedoli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che ha attaccato i partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini per le loro posizioni contrarie: “Oggi Fratelli d’Italia e Lega sono stati sonoramente sconfitti. Le loro posizioni retrograde e oscurantiste non sono state condivise nemmeno dagli esponenti del Partito Popolare europeo che hanno invece votato a favore della relazione”. Pignedoli ha poi sottolineato il perché del regolamento, in un’Unione che su questo tema è ancora frammentata: “Il principio di base prevede che se si è padre o madre in uno Stato membro questo rapporto debba automaticamente essere riconosciuto in tutti gli altri Stati membri. Oggi non è così purtroppo in Ungheria, Polonia o Bulgaria, Paesi che non riconoscono la filiazione stabilita in un altro Stato nei casi di genitori LGBT”, ha aggiunto la deputata.

    Nella proposta è stata inclusa anche un’eccezione, per la quale i Paesi possono non riconoscere la genitorialità qualora questa risulti incompatibile con le loro politiche pubbliche. A patto che non implichi discriminazioni, come potrebbe succedere nei confronti dei figli di genitori dello stesso sesso. Gli eurodeputati hanno poi chiesto che le ragioni di ordine pubblico non siano più un motivo per rifiutare facilmente un riconoscimento, ma che valgano solo in via eccezionale. Qualora il regolamento entrasse in vigore, ciascun caso dovrebbe poi essere valutato individualmente e, per i casi in cui le autorità nazionali si oppongano al riconoscimento, la genitorialità accertata dovrebbe sussistere fino all’esaurimento di tutti i rimedi giuridici (nazionali e comunitari) e fino all’adozione di una decisione definitiva sull’eccezione. Le nuove norme specificherebbero, poi, anche quali tribunali e leggi si applicherebbero nelle controversie transfrontaliere sulla genitorialità.

    Il certificato europeo di genitorialità, che sarebbe disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione per facilitare il riconoscimento della genitorialità, potrebbe essere utilizzato al posto dei documenti nazionali, ma non sostituirli. Proposte degli eurodeputati sono anche quella di facilitare la comunicazione con le autorità tramite un punto di accesso elettronico europeo e quella di utilizzare la videoconferenza nei procedimenti giudiziari. Il Parlamento aveva chiesto il riconoscimento transfrontaliero delle adozioni nel 2017 e poi accolto con favore l’iniziativa della Commissione nella sua risoluzione del 2022. L’attuale proposta di regolamento della Commissione mira a colmare le lacune esistenti e a garantire che tutti i bambini nell’Unione europea possano godere degli stessi diritti.

    Tags: certificato europeo di genitorialitàfamiglie LGBTIQ+genitori LGBTLeitão-Marquesriconoscimento genitorialitàSabrina Pignedoli

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