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    Home » Editoriali » Fleximan

    Fleximan

    Diego Marani di Diego Marani
    26 Gennaio 2024
    in Editoriali

    Il vendicatore degli autovelox che si è trovato il colorito nomignolo di Fleximan potrà sembrare l’ennesima figura del teatrino italiano destinato a scomparire presto dalle pagine della cronaca. Ma è invece un fenomeno significativo, che tardava addirittura a manifestarsi e che ha tutte le caratteristiche della protesta spontanea in stile gilè gialli. Fleximan potrebbe andare molto lontano…

     In questi due ultimi decenni abbiamo assistito a un proliferare di autovelox, radar e altri apparecchi di rilevazione della velocità installati, ci assicuravano i nostri sindaci, per rendere le strade più sicure, per il nostro bene, per metter fine una volta per tutte ai macelli del sabato sera. Basta guardare la cronaca e ci si accorge che i macelli continuano e che non è certo un flash a fermarli. Per contrastarli serve polizia per le strade, posti di blocco, controlli alcolometrici. Appioppare una multa a chi si è sfracellato contro un platano, diciamo che seppur efficace, perde di vista il suo scopo. Ma di polizia da mettere lungo le strade non ce n’è, e le stazioni dei carabinieri chiudono. Forse perché metà sono impegnati nel tiro con l’arco o il tirassegno o l’equitazione per prepararsi ai giochi olimpici e l’altra metà è impegnata in scartoffie della nostra esemplare burocrazia.

     Queste contraddizioni rivelano che in gran parte gli apparecchi di controllo della velocità non sono stati pensati per la sicurezza stradale ma per offrire ai Comuni una fonte di entrate. Si perché ci sono ormai Comuni in Italia che contano sulle entrate delle multe per far quadrare i loro conti e che senza autovelox non riuscirebbero a fornire servizi essenziali ai loro cittadini. Le pattuglie di Polizia locale che vediamo in giro ormai non hanno nessun’altra funzione che comminare multe, in ogni modo possibile.

     Il loro lavoro di controllo del territorio, di aiuto e consiglio alla popolazione, di verifiche sanitarie in negozi, allevamenti e fabbriche, di sorveglianza delle acque reflue e verifica della manutenzione del verde, di ispezione di infrastrutture pubbliche come l’illuminazione, le perdite delle tubature, il deterioramento di materiale o altro.

     No, tutte queste funzioni sono scomparse dalle loro agende. Per questo i vigili li troviamo sempre appostati in punti critici, dove la segnalazione stradale è un trabocchetto, dove di colpo il cartello del limite cambia, dove solo per dieci metri c’è la riga tratteggiata e poi più, dove insomma è facile appioppare una multa. Con addirittura l’invenzione di nuove infrazioni, come recentemente a Ferrara dove oggi si misura col compasso se allo stop le ruote anteriori sono sopra la riga o fuori. Senza parlare dei furgoni bianchi abbandonati in una piazzola di sosta d’emergenza della superstrada con dentro installato un radar. Un reato sostare a lungo in una piazzola simile per gli automobilisti. Per i vigili no.

     Ora, per sventare la velocità in tratti di strada pericolosi ci sono mille modi. Le rotatorie attorno agli incroci, anche i più insignificanti possono servire; le aiuole al centro della carreggiata, che senza ridurne la larghezza comunque inducono a rallentare; i tratti di strada a diritto di sorpasso alternato, come se ne vedono in Francia, leggere curve artificiali della carreggiata, segnali luminosi che indicano la velocità eccessiva oppure semafori che scattano al rosso quando una vettura supera il limite, come sono in uso in Spagna. Se l’obiettivo è ridurre la velocità, gli strumenti indolore ci sono, senza neppure ricorrere ai pericolosi dossi rallentatori.  Ma l’obiettivo del Comune è il taglieggio, non la tutela dell’automobilista.

     Qualche tempo fa la presidente della provincia di Ferrara, annunciò in grande pompa l’installazione di un tutor su un tratto strada di 1,8 km dove il limite è di 70 km orari per tutta la lunghezza della provinciale, e cioè circa 50 km. Lo annunciò come un grande risultato della sua amministrazione, un grande investimento per la sicurezza dei cittadini. Era invece una di quelle vessazioni che più hanno fomentato il populismo locale, suscitando il risentimento dei tanti pendolari che di lì passano ogni mattina per andare a lavorare e alla minima distrazione si beccano multe dai 30 agli 80 euro. Perché in quella strada disastrata quel che c’era davvero da fare era semmai l’asfalto nuovo, la segnaletica, i paracarri, lo sfalcio dell’erba e la potatura dei platani. Adesso, in quegli 1,8 chilometri di rettilineo, gli unici del tragitto che non presentano una sola curva, tutti scaliamo in terza e guardiamo i trattori nella campagna andare più veloci di noi, i contadini che ci salutano e strombazzano. Poi, passato l’arco del tutor, riprendiamo la velocità che sarebbe normale per quella strada, cioè gli 80 o i 90 a seconda del tempo e del traffico. Il buon senso, noi ce l’abbiamo anche senza divieto. Ma l’ignaro automobilista che non conosce la strada, come niente in quel bel rettilineo si rilassa e gli scappa il pedale agli 80. Bisognerebbe avvertirlo, dirgli semmai di fare come fanno in molti: imboccare la strada sul lato sinistro, così la videocamera non vede la vettura in entrata e non può registrare la targa. Ecco le infrazioni a cui si arriva per sventare la stupidità di certi divieti.

     Lo abbiamo visto, il punto della questione sono le finanze dissestate dei Comuni e delle Province che ormai solo con il taglieggio dei loro cittadini riescono a campare. Ma un sindaco o presidente di provincia che si trovasse in queste condizioni, se vuole davvero rispettare il suo ruolo e onorare la carica che ha ricevuto dai suoi elettori, la cosa più onesta che ha da fare è dimettersi e con il suo gesto segnalare che in quelle condizioni non può svolgere le sue funzioni, che senza soldi non può lavorare, buttando in faccia allo Stato le sue responsabilità. Questo sarebbe un comportamento degno, un autentico gesto etico. Pensate quando dieci, cento o anche mille sindaci gettassero la spugna perché sono impossibilitati a esercitare la loro missione e denunciassero lo Stato che non dà loro le risorse necessarie. Questa sì sarebbe una rivoluzione e una protesta ben più efficace di ogni autovelox segato.

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