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    Home » Cronaca » Reato di tortura, Manconi: “Approvato un testo mediocre che non soddisfa l’Europa”

    Reato di tortura, Manconi: “Approvato un testo mediocre che non soddisfa l’Europa”

    Intervista al senatore Pd, primo firmatario del disegno di legge e presidente della commissione straordinaria sui Diritti umani, che denuncia le lacune del testo approvato ieri a Montecitorio

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    10 Aprile 2015
    in Cronaca

    Nella serata di ieri, la Camera ha approvato il disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano. Un provvedimento richiesto tanto dalla Corte europea per i diritti dell’uomo – che qualche giorno fa ha condannato l’Italia per le torture commesse dagli agenti di polizia nella scuola Diaz di Genova, in occasione del G8 del 2001 – quanto dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Dal 1988, anno in cui il Parlamento ratificò la Convenzione Onu contro la tortura, più volte si è provato ad adottare una legge in materia. Stavolta pare essere la volta buona, manca solo l’ok di Palazzo Madama. Eunews ha intervistato il senatore Luigi Manconi, primo firmatario del disegno di legge e presidente della commissione straordinaria sui Diritti umani, il quale nelle prossime settimane sarà chiamato, insieme con i suoi colleghi, a dare il via libera definitivo alla legge.

    Senatore, è soddisfatto del sì espresso ieri da Montecitorio?
    Intanto, la legge arriva a 27 anni da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite. Un ritardo non solo scandaloso, ma che probabilmente ha impedito di intervenire su molte illegalità commesse, molte sofferenze inflitte. Inoltre, si tratta di un provvedimento che ha alcune gravi lacune. È un testo mediocre, che tuttavia – detta in parole molto semplici – è meglio di niente. Dunque io certamente lo approverò, quando arriverà al Senato, con una considerazione elementare: meglio una legge modesta che nessuna legge.

    Quali sono le lacune cui accenna?
    Temo che questa legge risulti di difficile applicazione.

    La questione è emersa anche in Aula, dove Sel ha sostenuto che i fatti della scuola Diaz per i quali è arrivata la condanna europea non rientrerebbero nel campo di applicazione di questa legge…
    Non arriviamo a conclusioni affrettate. Forse in quel caso non sarebbe stata applicabile, o forse sì. Ma non è questo il punto. Potrei farle un altro esempio: nella vicenda di Federico Aldrovandi (il giovane ferrarese ucciso dalla polizia nel 2005 per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”, come recita la sentenza di condanna degli agenti, ndr) probabilmente questa legge non sarebbe stata applicata. Lo considero un grave limite. Allo stesso tempo dico che, in quella circostanza, i magistrati in tre gradi di giudizio hanno condannato i poliziotti responsabili di quell’omicidio. Quindi, in presenza di un testo mediocre come quello approvato ieri, tutto torna alle decisioni della magistratura, la quale in passato ha lamentato l’assenza di una legge simile e oggi, pur con tutti i limiti di questo provvedimento, verrebbe dotata di uno strumento in più con cui intervenire laddove si commettono efferate violenze.

    Ritiene che questa legge possa soddisfare le richieste europee?
    No, assolutamente. È una risposta insoddisfacente per l’Europa e, molto più modestamente, è insoddisfacente per me. Però è una risposta. Ripeto: meglio questa legge che nessuna legge.

    Nel testo approvato alla Camera, il reato è previsto nel caso siano delle autorità a esercitare la tortura?
    No, è l’esatto contrario. Nel testo da me presentato al Senato, la tortura era un reato proprio, cioè imputabile ai pubblici ufficiali e a chi esercita pubbliche funzioni. Perché questo è ciò che è previsto dalla Convenzione delle Nazioni unite, ed è ciò che è previsto dalle leggi degli altri Paesi europei. Questa impostazione, però non è stata accolta nel primo passaggio al Senato, che l’ha trasformato in un reato comune, cioè imputabile a tutti i cittadini.

    Però è previsto che si consideri tortura solo quella commessa nell’esercizio di una autorità sulla persona offesa…
    Sì, ma non si tratta dell’autorità di pubblica sicurezza o dei Carabinieri. Si parla genericamente di un rapporto di autorità, come può essere quello della relazione padre-figlio o insegnante-scolaro. È questo il problema di fondo: se si tratti di un reato imputabile a pubblici ufficiali oppure a tutti i cittadini. Nel primo caso, quel reato sarebbe stato conseguenza di un abuso di potere, com’è nella richiesta fatta al nostro Paese dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e com’è nella Convenzione Onu. L’Italia ha preferito un’altra soluzione, più attenuata, che è quella approvata prima al Senato e ieri alla Camera.

    Teme ci saranno altre condanne all’Italia per casi di tortura non puntiti a causa dell’assenza del reato nel nostro ordinamento?
    Temo? Per certi versi mi auguro che ci siano. Credo ci sarà, ad esempio, un pronunciamento della Corte europea sui fatti, quasi contemporanei a quelli della scuola Diaz, avvenuti negli stessi giorni all’interno della caserma di Bolzaneto. Poi, davanti a quella Corte sono stati presentati molti esposti. È possibile che altre sentenze si aggiungano a quella di qualche giorno fa.

    Non si può intervenire a Palazzo Madama per migliorare il testo?
    No, per carità! Ulteriori modifiche introdotte al Senato imporrebbero un ritorno della legge alla Camera. Questo, a mia avviso, produrrebbe inevitabilmente il rinvio ‘sine die’, un differimento a non so quando – temo per molti anni – dell’approvazione di una legge simile nel nostro Paese.

    Tags: Corte europea per i diritti dell'uomoG8 di GenovaLuigi Manconiscuola Diaztortura

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