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    Home » Cultura » Cinquant’anni di resilienza nelle opere di 22 fotografi ucraini in mostra a Bruxelles

    Cinquant’anni di resilienza nelle opere di 22 fotografi ucraini in mostra a Bruxelles

    Il centro di fotografia Hangar ospita un'esposizione che ripercorre la ricchezza e la diversità della creazione fotografica in Ucraina con una prospettiva storica e transgenerazionale. Dalla Scuola di Kharkiv e la sfida alla censura sovietica negli anni '70 fino agli scatti che documentano i due anni di invasione russa

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    23 Febbraio 2024
    in Cultura
    Uno scatto del fotografo ucraino Igor Efimov, parte dell'esposizione Generations of Resilience

    Uno scatto del fotografo ucraino Igor Efimov, parte dell'esposizione Generations of Resilience

    Bruxelles – Un’esposizione che è un omaggio alla lotta per la libertà d’espressione e artistica di un popolo, quello ucraino, che proprio domani (24 febbraio) celebrerà il secondo triste anniversario dall’inizio dell’invasione russa. Al centro d’arte fotografica Hangar, nel cuore di Ixelles, fino al 23 marzo sono in mostra le opere di 22 fotografi ucraini. Dagli anni ’70 a oggi, c’è un fil rouge che li lega: “La storia dell’Ucraina è una lotta per il futuro che continua attraverso le generazioni”, come ha spiegato la co-curatrice di ‘Generations of Resilience’, Kateryna Radchenko.

    Riscoprire tre epoche attraverso tre generazioni di artisti, i più giovani dei quali hanno iniziato a scattare a cavallo dell’ultimo conflitto. Questa l’idea che Hangar e la sua direttrice, Delphine Dumont, hanno sviluppato insieme a Radchenko e al Museo della Scuola di Fotografia di Kharkiv. Inizia tutto proprio da lì, in una delle città divenute il simbolo della resistenza ucraina contro Mosca: dalle prime opere dei “padri fondatori” della Scuola di Kharkiv – uno dei suoi massimi esponenti, Yevegeniy Pavlov, era presente per l’inaugurazione – a quelle della nuova generazione, il collegamento è chiaro.

    Yevegeniy Pavlov, Violin Series (1972)

    Un’eredità spirituale ed estetica. Nell’Ucraina degli anni ’70 così come in quella attuale, i fotografi usano la loro arte come un modo per esprimere la loro opposizione a un’ideologia, a un regime o a un conflitto. Che sia di fronte alla censura sovietica, come in Violin Series di Pavlov – una serie di scatti che ritraggono un gruppo di giovani hippy in una giornata bucolica, in riva ad un lago, mentre suonano e si bagnano completamente nudi -. O come risposta all’invasione dei tank russi del 24 febbraio 2022, come nelle serie dedicata ai fotografi emergenti che hanno partecipato all’Odessa Photo Days Festival. È “inquietante – sottolinea la direttrice di Hangar – vedere che le opere create nel 2022 spesso aderiscono agli stessi codici estetici e stilistici di quelle create 50 anni prima”.

    Dalla serie Not Like Us di Lisa Bukreyeva

    Quel che sembra suggerire la mostra è che i processi ciclici e gli eventi storici cancellano il confine tra queste generazioni. Una “natura a spirale” della lotta per l’indipendenza e lo sviluppo democratico dell’Ucraina.

    Il linguaggio visivo e i metodi sperimentali della Scuola di Kharkiv hanno guidato un intero gruppo di giovani fotografi, nati alla fine dell’Unione Sovietica, che hanno contribuito alla fase attiva della formazione della nuova identità del Paese. E poi, la generazione nata dopo l’ingresso nel terzo millennio, ha vissuto cambiamenti drammatici a partire dall’invasione della Crimea del 2014, fino all’invasione su larga scala iniziata il 24 febbraio 2022. In un batter d’occhio, i fotografi si sono trasformati in giornalisti di guerra e documentaristi, senza avere alcuna esperienza di lavoro in una zona di guerra.

    Irreversibly Altered, Daria Svertilova

    Scegliendo di esporre per ogni artista contemporaneo serie create prima e dopo quella data, si percepisce la totalità della guerra nella nuova quotidianità dell’Ucraina. I temi sviscerati dagli artisti sono direttamente collegati alla guerra e alle sue conseguenze sulla popolazione, rappresentando una forma di “assimilazione terapeutica” dei fatti.

    Ma come ha evidenziato l’artista e curatrice Radchenko, il legame con la fotografia delle origini non si è spezzato: la clandestinità intellettuale del secolo scorso si è trasformata in una clandestinità vissuta e domestica, come dimostrano gli scatti de civili confinati nei rifugi sotterranei per proteggersi dai bombardamenti russi. Scesi i tre piani di scale di Hangar, si schiarisce il messaggio di Generations of Resilience: come testimoni del loro tempo, gli artisti ucraini continuano a difendersi e a resistere. L’arte non nuore mai e porta con sé la speranza anche nei momenti più bui.

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