Bruxelles – “L’Ucraina ha la migliore forza militare d’Europa, se non del mondo“. Per questo, “sarebbe difficile capire se noi in Europa non considerassimo come nostro interesse vitale integrare l’esercito di Kiev nella nostra architettura di difesa continentale”. Quella di una maggior sinergia militare tra l’Ucraina e l’Unione europea è una battaglia che il commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, combatte dall’inizio del suo mandato, e non manca di ricordarla in ogni suo intervento pubblico.
Oggi (1 giugno), però, queste parole sono state pronunciate in una sede che conferisce al suo appello un valore ancor più significativo del solito: la sessione primaverile dell’Assemblea parlamentare della NATO, in corso a Vilnius, in Lituania.
Prima del discorso odierno, l’ultima volta in ordine di tempo in cui il politico lituano aveva sottolineato la necessità di una “profonda integrazione” dell’industria miliare ucraina con quella europea era stata lo scorso 16 marzo. “Se anche i Paesi del Golfo stanno chiedendo aiuto a Kiev per abbattere i droni Shahed iraniani, perché l’UE non dovrebbe riconoscere l’eccellenza di questa expertise militare?”, si era chiesto retoricamente il commissario in occasione di un evento organizzato dalla piattaforma Forum Europa.
Di fronte ai delegati dei vari Parlamenti nazionali presso l’Alleanza Atlantica, oggi Kubilius ha reiterato la domanda e ha lanciato una sfida ambiziosa: “L’adesione dell’Ucraina ad una futura Unione europea della Difesa, guidata da un Consiglio di Sicurezza europeo”. Dimostrandosi molto (forse troppo) ottimista, l’ex primo ministro della Lituania ha fatto intendere di ritenere questo obiettivo qualcosa di più facilmente perseguibile rispetto “all’adesione di Kiev alla NATO, che non è ancora concordata, e al suo ingresso nell’UE, che richiederà forse un periodo di tempo più lungo”.
Restando sul tema dell’Ucraina, Kubilius ha affiancato i progetti di lungo periodo a quelli di breve termine, ribadendo la necessità di intensificare il supporto fornito dagli alleati NATO all’esercito di Kiev nella sua resistenza all’invasione russa.
Per il commissario, il principio che ha ribattezzato “non indietreggiare, ma raddoppiare” resta l’unica opzione valida, a maggior ragione dopo quelli che ha definito “i recenti attacchi erratici di Putin”. Il riferimento è agli episodi – verificatisi più volte nel corso delle ultime settimane – di droni caduti sul territorio di alcuni Paesi del fianco orientale della NATO e dell’UE (prima in Lettonia e più di recente in Lituania e in Romania). Secondo Kubilius, si tratta di mosse frutto della crescente frustrazione del Cremlino. “L’Ucraina sta iniziando a prevalere e più l’Ucraina prevale, più Putin diventa nervoso e disperato”, ha scandito.
Per questo – è la conclusione del suo ragionamento – “dobbiamo aumentare il nostro supporto all’Ucraina, affinché Putin sia costretto a negoziare una pace giusta”.
L’impegno di Kubilius per una “NATO 3.0 post-Guerra Fredda”
Oltre a sostenere i propri alleati esterni, però, l’Alleanza Atlantica deve anche dedicarsi a risolvere le proprie problematiche ‘domestiche’. La più urgente – stando a Kubilius – è quella relativa alla “richiesta dei nostri alleati americani che l’Europa si assuma la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale collettiva”.
Del resto, quella del progressivo disimpegno militare USA dal Vecchio Continente è un’altra delle sfide al centro del mandato del commissario. E secondo Kubilius è arrivato il momento di affrontarla realmente, soprattutto dopo i recenti casi di riduzione di truppe statunitensi in Germania e (salvo successiva smentita da parte della Casa Bianca) in Polonia.
Per questo, il politico lituano ha ribadito l’impegno a “costruire una NATO 3.0 post-Guerra Fredda e a rafforzare il pilastro europeo dell’alleanza”. In questo – ha aggiunto rivolgendosi ai componenti dell’Assemblea – “il contributo dei Parlamenti nazionali è importante perché gli Stati membri hanno un ruolo fondamentale nella costruzione di questa architettura”.
Un altro tassello centrale in questo progetto è evidentemente quello rappresentato dalle industrie del settore della difesa UE, protagoniste del terzo punto affrontato da Kubilius nel suo discorso. Con la bacchetta in mano, il commissario si è lamentato del fatto che “l’industria militare russa produce ancora molto di più di quella europea, e questo nonostante le nostre imprese abbiamo molti più fondi a disposizione rispetto al passato”.
Ancora una volta, per Kubilius il modello da seguire è quello dell’Ucraina, che “dal 2022 ha aumentato la produzione di 50 volte, arrivando fino a 50 miliardi di euro ed eguagliando il livello di produzione annuale dell’industria della difesa tedesca e di quella francese”. Le ragioni di questa crescita non sono soltanto legate al contesto bellico che inevitabilmente spinge Kiev a dedicare più risorse alla produzione di armamenti. “In Ucraina – ha sottolineato Kubilius – c’è una forte concorrenza, ruoli di mercato e innovazioni dinamiche nell’industria della difesa”. L’Europa, invece, “non ha un mercato unico della difesa, manca di innovazioni e non ha sufficiente accelerazione industriale”, ha aggiunto.
In definitiva – è la conclusione di Kubilius – se le capitali europee non si sentono ancora pronte ad integrare le loro industrie militari con quella di Kiev – che quantomeno prendano ispirazione dal suo modello economico.


![[foto: EC - Audiovisual Service, European Union, 2022]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/difesa-ue-350x250.jpg)







