Bruxelles – “Penso sia fondamentale ascoltare la richiesta del governo Meloni: è stato ben chiaro rispetto alla possibilità di investire e di fare allargamento della spesa“. A margine dei lavori della commissione Risorse Naturali del Comitato delle Regioni (CdR) che, riunitasi oggi (primo giugno), lo ha eletto primo (su due) vicepresidente, l’ex presidente del Veneto, Luca Zaia, ha commentato favorevolmente la proposta italiana di far fronte al caro energia con una possibile sospensione del patto di Stabilità. Mentre sulla richiesta del vicepresidente della Commissione europea con delega a Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, di far fronte al caro energia utilizzando i già impegnati fondi di Coesione, ha aggiunto: “I fondi di coesione hanno già la loro destinazione. Varrebbe la pena invece che l’Unione europea ci lasciasse aprire i cordoni delle borse e fare gli interventi che il governo vuole fare”.
Più risoluto si è mostrato Alessio Mammi, assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, secondo cui la proposta di Palazzo Berlaymont di usare i fondi di coesione contro il caro-energia “è irricevibile. Andare a prendere nella Coesione i soldi per le politiche energetiche – ha proseguito – mi sembra completamente sbagliato” perché “i fondi di coesione sono molto importanti per fare investimenti soprattutto nelle aree rurali e più lontane dai centri urbani”. Un esempio? “Pensiamo a strade, infrastrutture, riqualificazione urbanistica, servizi sociali o sanitari che in alcune aree di montagna hanno bisogno di nuovi investimenti”, ha descritto.
Nella riunione odierna della commissione Risorse Naturali è stato approvato all’unanimità il parere di Mammi che chiede di evitare la riduzione del 20 per cento dei fondi PAC e delle risorse per l’agricoltura nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’UE. Oltre a ciò, chiede anche di mantenere l’OCM – Organizzazione Comune di Mercato, uno strumento che il relatore definisce “formidabile per aiutare le nostre imprese agricole a investire in ricerca, produzione e a favorire l’aggregazione dell’offerta, necessario per garantire il reddito degli agricoltori”. Per portare avanti tutte queste sfide l’assessore ritiene necessario puntare su tre fronti: portare la percentuale di spesa pubblica dell’UE da 1 per cento al 1,6 per cento del Reddito nazionale lordo dell’Unione, aumentare la produzione di proteine – per le quali, secondo Mammi, l’Europa è in deficitaria – e incentivare la produzione di fertilizzanti europei: “Non possiamo dipendere da altri, basta il blocco di un passaggio importante come Hormuz per mandare in crisi le filiere agricole”.
Infine, Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, ha osservato che “è difficile spiegare ai cittadini perché l’Europa consenta di sforare il Patto” di stabilità “per acquistare droni o missili, ma non per aiutare un panettiere a pagare una bolletta triplicata o quadruplicata a causa delle guerre internazionali“. Il presidente ha auspicato una risposta positiva della Commissione UE alla richiesta italiana perché “ne va del benessere dell’Italia e della stessa credibilità dell’Europa”.
Oggi al CdR, il governatore del Piemonte ha dato l’avvio ad una discussione per tutelare il comparto risicolo. “L’agricoltore italiano paga oggi una politica commerciale europea sbagliata: continuiamo a importare a dazio zero riso dal Myanmar e dal sud-est asiatico per una sorta di solidarietà internazionale che però non vede un reale equilibrio di scambio”, ha spiegato. Il parere di Cirio chiede, dunque, la sospensione di quegli accordi che fanno parte del Sistema di preferenze tariffarie generalizzate: uno strumento commerciale che mira a sostenere la crescita dei Paesi in via di sviluppo, consentendo loro di esportare alcuni prodotti a dazi molto bassi. La riforma di questo sistema è stata approvata nella seduta plenaria dello scorso aprile e ha visto l’attivazione automatica di misure di salvaguardia contro la concorrenza asiatica, se le importazioni di riso dovessero aumentare del 45 per cento: un limite pero troppo alto per il gruppo dei conservatori europei. Per Cirio, “c’è una produzione italiana di eccellenza che si chiama riso, che a volte non viene considerata una risorsa europea perché la maggior parte viene prodotto nel nostro Paese“.

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