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    Home » Politica » L’UE sblocca 16,4 miliardi di euro per l’Ungheria, e processa Orbán

    L’UE sblocca 16,4 miliardi di euro per l’Ungheria, e processa Orbán

    La Commissione europea premia impegni e misure del nuovo governo ungherese. Il podio europeo usato per fare nuove campagna elettorale: "Hanno mentito alla nazione, se si votasse di nuovo prenderemmo ancora più seggi"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    29 Maggio 2026
    in Politica
    Il primo ministro dell'Ungheria, Péter Magyar, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 29 maggio 2026. Foto: Xavier Lejeune/EC - Audiovisual Service ]

    Il primo ministro dell'Ungheria, Péter Magyar, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 29 maggio 2026. Foto: Xavier Lejeune/EC - Audiovisual Service ]

    Bruxelles – La nuova Ungheria, quella del primo ministro Péter Magyar, ha compiuto progressi significativi in materia di lotta alla corruzione, difesa dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto, e per questo la Commissione europea sblocca 16,4 miliardi di euro di fondi UE tra garanzie (12,9 miliardi) e prestiti (3,5 miliardi di euro) bloccati per le mancate riforme. Nello specifico vengono concessi a Budapest 10 miliardi di euro dal programma di ripresa post-pandemica NextGenerationEU, 4,2 miliardi di euro dai fondi di coesione, e 2,2 miliardi di euro nell’ambito della libertà accademica, in pratica fondi provenienti dal programma Erasmus.

    Si tratta di ‘ricompense’ per misure già avviate, e impegni che il capo di governo ungherese ha negoziato direttamente con la Commissione europea. Si tratta di rispettare gli impegni nel piano di riforme che Budapest e Bruxelles hanno trattato fin dal giorno uno delle elezioni vinte. Ci si aspetta che l’Ungheria presenti già la prossima settimana la proposta di revisione di piano per la Ripresa (PNRR), e avrà tempo fino al 31 agosto per completare gli obiettivi concordati. Si riconosce quel cambio di rotta politico che trasforma la conferenza stampa in processo al premier sconfitto, Viktor Orbán, e in comizio per il nuovo capo di governo.

    È la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a innescare il singolare show: “Il 12 aprile rimarrà a lungo impresso nella nostra memoria”, esordisce riferendosi alle elezioni che hanno cambiato equilibri, maggioranza, protagonisti. “Quel giorno, il popolo ungherese ha preso in mano il proprio futuro. Ha fatto una scelta chiara. Ha scelto l’Europa. E ha scelto la democrazia“. Parole che dipingono Orbán come euroscettico e non democratico, come peraltro certificato dal Parlamento europeo.

    Magyar sente (di nuovo) von der Leyen: “Lo sblocco dei fondi UE congelati è priorità fondamentale”

    A questo punto è Magyar a usare il podio della sala stampa della Commissione per una nuova campagna elettorale. Si prende 10 minuti per attaccare gli avversari – peraltro sconfitti – e accusarli di tutto e di più. “Orbán e i suoi amici hanno mentito al popolo ungherese sull’Unione europea e le ragioni dietro il blocco di questi fondi, che non era ideologico quanto motivato dalla corruzione”. Se la prende con il suo predecessore per “aver usato il potere di veto per il solo piacere di usarlo”, con il risultato che alla fine “Orbán era isolato, non aveva amici” e, in sede di Consiglio europeo, “doveva essere gentilmente invitato ad andare a prendersi un caffé perché gli altri decidessero”. Un riferimento a quanto accaduto sull’Ucraina, ma le accuse non finiscono qui, perché la delegittimazione da campagna elettorale tocca anche il tema immigrazione.

    “Non so se qui a Bruxelles ne siete a conoscenza, ma durante il suo regno Orbán ha liberato dalla carceri 2.200 trafficanti di esseri umani, con la scusa del sovraffollamento”. Magyar svela questo aneddoto per sottolineare la contradditorietà e la natura inaffidabile del suo predecessore, che cavalcava le paure per i richiedenti asilo salvo poi rimettere in libertà persone che si arricchiscono sfruttando il traffico di esseri umani. È un altro momento del processo a Orbán, tenuto all’interno delle istituzioni UE per un avvenimento quanto mai irrituale.

    Tutto lo sproloquio di Magyr avviene nella sua lingua, dopo che lui stesso annuncia che è importante rivolgersi al popolo ungherese. Ci si immagina che voglia dire di quanto sia importante l’accordo politico raggiunto con l’UE perché, comunque lo sottolinea, i 16,4 miliardi di euro sono “risorse che imprese, servizi e famiglie meritano”. Invece dice altro, e sorvola sul fatto che di questi 16,4 miliardi di euro la quota parte di NextGenerationEU ha bisogno dell’approvazione del Consiglio Ecofin, e dunque ci sono 10 miliardi di euro che sono proposti come sbloccati, ma non lo sono ancora davvero. Dice però una cosa: “I sondaggi indicano che se si votasse di nuovo conquisteremmo più seggi di quelli abbiamo”. E aggiunge che sono bastate “tre o quattro settimane” al suo nuovo esecutivo per sbloccare i fondi che Bruxelles teneva congelati da tempo. “Fin dall’inizio ho detto questo: se l’Ungheria accetta misure anticorruzione, se istituiamo l’ufficio per il recupero dei beni, se aumentiamo i poteri dell’autorità per l’integrità e se accettiamo regole contro il nepotismo, allora penso che questi soldi arriveranno in Ungheria. Questo è tutto quello che abbiamo dovuto fare”, rivendica.

    Capitolo Ucraina e adesione all’UE. Qui, è von der Leyen a ribadire che l’adesione è un processo “basato sul merito” e che dialogo con Budapest e percorso di Kiev non sono collegati. “Non ci sono legami tra i contatti in corso e i fondi sbloccati” all’Ungheria “e l’Ucraina, perché NextGenerationEU e la politica di coesione non riguardano il processo di adesione”, dettaglia. La presidente dell’esecutivo comunitario però conferma che Kiev ha fatto tutto quello che serviva per garantire il via libera. “La nostra posizione è molto chiara: l’Ucraina e la Moldavia hanno soddisfatto tutte le condizioni necessarie per aprire il cluster dei fondamentali, il primo cluster” e, “quindi non c’è alcun motivo per ritardare il processo”, osserva. Il tema finirà sul tavolo della riunione dei capi di Stato e di governo: “Ne parleremo al vertice del Consiglio europeo di giugno”, anticipa.

    Tags: coesionefondi ueNextGeneration EUpeter magyarriformeueungheriaursula von der leyen

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