Bruxelles – L’Ungheria resta all’interno della Corte penale internazionale. Il cambio di governo e di maggioranza seguite alle elezioni che hanno visto uscire di scena Viktor Orban producono cambiamenti dirompenti rispetto al recente passato: con 133 voti a favore, 37 contrari e 5 astensioni il Parlamento ungherese ha approvato una legge che di fatto blocca il ritiro del Paese dall’organismo di giustizia. Il voto ribalta la decisione precedentemente adottata e giunge al termine di una procedura eccezionale convocata proprio con l’obiettivo di revocare il processo di ritiro avviato ad aprile dello scorso anno. L’uscita dell’Ungheria si sarebbe materializzata a giugno di quest’anno, ma così non sarà.
A sostenere lo speciale progetto di legge i deputati di Tisza, il partito del primo ministro ungherese Péter Magyar, mentre a dire ‘no’ alla proposta i deputati di Fidesz, il partito dell’ormai ex premier Viktor Orban, e il partito cristiano-democratico (KDNP) di Zsolt Semjén.
Esulta il premier Magyar. La partecipazione dell’Ungheria alla Corte penale internazionale, commenta, è necessaria “per mantenere la pace e la sicurezza internazionali e proteggere i diritti umani”. A tal proposito “è imperativo che gli autori dei più gravi crimini internazionali siano ritenuti responsabili in un forum giudiziario internazionale”, perché sia imparziale e fonte di giustizia.
Il voto del nuovo Parlamento ungherese manda un segnale politico forte. La Corte penale internazionale ha spiccato un ordine di cattura ai danni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella risposta agli attacchi di Hamas. Orban aveva scelto di rinnegare l’organismo internazionale garantendo quindi impunità al capo del governo dello Stato ebraico, che adesso perde un alleato in seno all’Unione europea.









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