Bruxelles – I vertici dell’Unione Europea cominciano a familiarizzare con il nuovo primo ministro ungherese, Péter Magyar, con l’obiettivo di ricostruire una relazione profondamente deteriorata dopo i sedici anni di governo di Viktor Orbán. Dopo aver chiamato il leader di TISZA a poche ore di distanza dalla chiusura dei seggi nella tarda serata di domenica (12 aprile) ed essersi congratulata per la vittoria riportata alle elezioni parlamentari in Ungheria, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha alzato nuovamente la cornetta questo pomeriggio. E questa volta la conversazione ha preso una piega ben più pragmatica e concreta. “Ho parlato nuovamente con il primo ministro eletto, Péter Magyar, e abbiamo discusso le priorità immediate“, ha scritto la politica tedesca su X, sottolineando che “c’è un lavoro da fare rapidamente per ristabilire, riallineare e riformare: ristabilire lo Stato di diritto, riallinearsi ai nostri valori europei condivisi e riformare per sbloccare le opportunità offerte dagli investimenti europei”.
Il capo del governo magiaro in pectore ha spiegato ancora più chiaramente quale è stato il principale argomento della conversazione con von der Leyen: “Lo sblocco dei fondi UE stanziati per il popolo ungherese, ma congelati a causa della corruzione del governo precedente“, missione definita da Magyar come “la priorità fondamentale” a cui si dedicherà una volta completato il passaggio di consegne con Orbán. “Il nuovo governo”, ha proseguito, “prenderà le fondamentali decisioni politiche su come sbloccare e investire questi fondi” e “la Commissione lavorerà a stretto contatto con noi al fine di rispettare la scadenza estremamente ravvicinata” per la presentazione della richiesta di pagamento.
Il riferimento dell’ex braccio destro di Orbán è ai 17 miliardi di euro di fondi europei destinati all’Ungheria che Bruxelles ha deciso di congelare negli anni scorsi a causa delle sistematiche violazioni dello Stato di diritto compiute dal Governo Orbán. Come ha spiegato questa mattina (14 aprile) il portavoce di Palazzo Berlaymont, Balasz Ujvari, “circa 7,6 miliardi di euro fanno parte della Politica di Coesione Ue e altri 10,4 miliardi riguardano la Resilience and Recovery Facility (RRF)“, il principale strumento del pacchetto NextGenerationEU, creato dall’Unione per sostenere gli Stati membri nella ripresa economica e sociale successiva alla pandemia da Covid-19.
Magyar vuole muoversi in fretta al fine di recuperare quelle che sarebbero risorse preziose per un Paese attualmente sofferente dal punto di vista economico-finanziario, e lo si è capito anche da un curioso particolare in merito al suo post di commento alla chiamata con von der Leyen. Come ha fatto notare il Guardian, la prima versione del messaggio non conteneva l’avverbio “estremamente” riferito alla “scadenza ravvicinata” e solo in una successiva modifica è stato aggiunto per sottolineare ancora di più la delicatezza della questione.
Scelte lessicali a parte, l’urgenza è oggettiva. Specialmente per quanto riguarda i fondi dell’RRF. Affinché l’Ungheria possa beneficiare di queste risorse congelate, deve dimostrare di aver raggiunto le cosiddette 27 supermilestones, ovvero i traguardi obbligatori che il Consiglio dell’UE ha stabilito con una decisione del 2022 affinché Budapest attuasse le riforme necessarie in materia indipendenza del potere giudiziario, trasparenza dell’uso dei fondi europei e implementazione delle misure anticorruzione.
La ragione dell’urgenza è presto detta: l’ultima data utile entro la quale l’Ungheria potrà dimostrare di aver iniziato ad attuare le riforme richieste e quindi presentare una formale richiesta di pagamento è il 31 agosto 2026. “Il tempo stringe”, ha avvertito Maciej Popowski, un altro portavoce della Commissione, che ha anche evidenziato un paradosso: “Sappiamo che una parte di queste riforme sono state già implementate dal governo uscente, ma non lo possiamo ancora certificare formalmente perchè l’Ungheria non ci ha inviato la richiesta di pagamento”.
Magyar, dunque, potrebbe pagare l’inerzia del suo predecessore, considerando anche che Popowski è stato categorico sull’impossibilità di estendere la scadenza del 31 agosto: “É fuori discussione, la durata del programma è molto chiara e la deadline è scolpita nella pietra. Vale per l’Ungheria, come per tutti gli altri Paesi”. Piuttosto, stando al portavoce dell’esecutivo europeo, il nuovo governo ungherese ha davanti a sé due ipotesi per recuperare in tempo il denaro congelato. “La prima è quella di inviare la richiesta di pagamento (il prima possibile, ndr) così che noi possiamo valutare il raggiungimento delle milestones; mentre la seconda è quella di rivedere il loro Recovery Plan al fine di snellirlo e lasciare soltanto le riforme e gli investimenti la cui implementazione è fattibile entro la fine di agosto”, ha descritto. “Se Magyar ritiene che ci siano misure che l’Ungheria non potrebbe attuare entro questa scadenza, avrebbe senso valutare questa opzione”, ha chiosato Popowski.
È una corsa contro il tempo e il leader di TISZA sembra esserne consapevole . Ma – come osservano da Palazzo Berlaymont – per l’uomo capace di porre fine all’era di Viktor Orbán, “volere è potere“.
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