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    Home » Politica Estera » Kallas: “L’UE non sarà mai un mediatore neutrale, siamo sempre stati dalla parte di Kiev”

    Kallas: “L’UE non sarà mai un mediatore neutrale, siamo sempre stati dalla parte di Kiev”

    Durante il vertice informale tra i ministri degli Esteri a Cipro, l'Alta rappresentante per la Politica Estera ha affermato che gli sforzi UE "devono essere complementari a quelli di Washington, e non alternativi". E "su molte questioni, Ucraina e Russia devono decidere da sole"

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    28 Maggio 2026
    in Politica Estera
    L'Alta rappresentante della politica estera UE, Kaja Kallas, durante la conferenza stampa dopo il vertice odierno a Limassol (Fonte: Imagoeconomica)

    L'Alta rappresentante della politica estera UE, Kaja Kallas, durante la conferenza stampa dopo il vertice odierno a Limassol (Fonte: Imagoeconomica)

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    Bruxelles – ‘Mediatore? Quale mediatore?’: si potrebbe riassumere così la posizione dell’Alta rappresentante per la Politica Estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, rispetto alle recenti discussioni sulla necessità che Bruxelles proponga un nome di spessore in grado di far sedere l’Ucraina e la Russia intorno ad un tavolo e fermare le ostilità.

    Dopo aver sonoramente bocciato – a causa dei suoi noti legami con Mosca – il nome dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, suggerito direttamente dal presidente russo, Vladimir Putin, oggi (28 maggio) Kallas è tornata di nuovo sulla questione. Nel corso della conferenza stampa successiva alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’UE – il cosiddetto ‘formato Gymnich’ – svoltasi a Limassol (Cipro), l’ex prima ministra estone è stata cristallina: “Una cosa estremamente chiara è che l’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra la Russia e l’Ucraina, perché siamo sempre stati nettamente dalla parte di Kiev”, ha scandito.

    “Che si tratti di negoziare un cessate il fuoco o di facilitare un accordo su qualsiasi altra questione non possiamo essere noi a farlo” perché “non possiamo essere neutrali, trattando entrambe le parti allo stesso modo”, ha ulteriormente chiarito la leader della diplomazia UE.

    In un’improbabile consonanza di sintonie geopolitiche, la posizione di Kallas sembra essere la stessa degli Stati Uniti di Donald Trump. Poche settimane fa il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha affermato che “gli Stati Uniti sono l’unico Paese al mondo che può mediare e porre fine alla guerra in Ucraina”. Oggi – in qualche modo – Kallas gli ha dato ragione, spiegando che “i nostri sforzi devono essere complementari a quelli di Washington”. L’Europa, dunque, “non si sostituirà agli americani nei negoziati, semplicemente porterà all’attenzione questioni che gli Stati Uniti non stanno affrontando negli attuali colloqui”.

    Che siano gli alleati d’oltreoceano o qualcun altro (a questo punto – pare chiaro – non l’UE), per Kallas il ruolo dei mediatori sembra comunque avere scarsa importanza. “Ci possono essere Stati che svolgono queste azioni di ‘diplomazia della navetta’, ma alla fine dobbiamo spingere perchè Ucraina e Russia si parlino direttamente tra loro: su molte questioni solo loro possono decidere e nessun altro”, ha affermato.

    La posizione della politica estone non sembra essere isolata in seno all’UE. A pensarla come lei, ad esempio, è un nome di peso della politica europea che – paradossalmente – proprio nei giorni scorsi era stato citato come uno dei possibili candidati al ruolo di mediatore per il Vecchio Continente: il ministro degli Esteri della Norvegia, Espen Barth Eide. Intervistato nel numero odierno della newsletter mattutina Brussels Playbook di Politico, il capo della diplomazia di Oslo aveva anticipato di poche ore il pensiero di Kallas, spiegando che “l’Europa ha interpretato male il proprio ruolo e invece di cercare un mediatore dovrebbe nominare qualcuno che rappresenti i suoi interessi senza ambiguità al tavolo negoziale”.

    Dunque, se per Kallas (e non solo) il ‘chi’ conta poco, ciò su cui davvero si deve insistere è il ‘cosa’. Ovvero “quali questioni vogliamo vedere discusse” durante gli eventuali colloqui di pace. In tal senso, l’Alta rappresentante ha approfittato della conferenza stampa odierna per ricordare il contenuto di un discussion paper da lei presentato a febbraio.

    Oltre a “un cessate il fuoco incondizionato, il riconoscimento russo della sovranità territoriale e dell’indipendenza dell’Ucraina e uno stop da parte di Mosca a tutte le operazioni di sabotaggio, cyberattacco, interferenza elettorale e violazione dello spazio aereo compiute in Europa”, il documento prevede che tra le ‘linee rosse’ di Bruxelles ad un accordo di pace ci sia anche una questione molto spesso trascurata: il ritiro delle truppe russe che stazionano in Georgia e in Moldavia.

    “È un chiaro rischio in termini di sicurezza ed è nostro interesse che queste truppe vengano rimosse, specialmente perché questi Paesi stanno provando ad indirizzarsi lungo un percorso di adesione all’UE”, ha sottolineato Kallas.

    Tags: guerra in Ucrainakaja kallasMediatore UE nella guerra in Ucrainanegoziati di pace in Ucraina

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