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    Home » Politica Estera » Soldati russi in Europa, otto governi ammoniscono Costa e von der Leyen: non devono poter entrare

    Soldati russi in Europa, otto governi ammoniscono Costa e von der Leyen: non devono poter entrare

    Il capo della diplomazia estone, Margus Tsahkna, sostiene di essere in possesso di "informazioni secondo cui molti vorrebbero arrivare in Europa dopo una possibile fine della guerra"

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    13 Marzo 2026
    in Politica Estera
    soldati polonia bielorussia

    Bruxelles – L’Europa orientale e i Paesi scandinavi sono sempre più preoccupati dalla possibilità che soldati russi che hanno combattuto – o tuttora combattono – nella guerra di aggressione di Mosca all’Ucraina possano mettere piede sul suolo europeo. A mettere questo timore nero su bianco sono stati gli otto leader di Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Polonia, Romania, Finlandia e Svezia, in una lettera inviata oggi (13 marzo) alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa. Ad alcuni governi sono arrivate informazioni sul fatto che, al più tardi a guerra finita, molti militari russi siano intenzionati ad entrare nell’Unione. Nel testo, i leader definiscono il potenziale ingresso di combattenti o ex combattenti russi nell’area Schengen “uno dei più gravi rischi per la sicurezza interna dell’UE derivanti dalla guerra in Ucraina” e sottolineano la necessità di affrontare la questione e organizzare una risposta europea coordinata “già nelle conclusioni del prossimo Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo“.

    Come spiegano i firmatari, “chiunque abbia partecipato alla guerra come parte delle forze armate dello Stato aggressore rappresenta un pericolo” che può concretizzarsi sotto forma di “crimini violenti, reti criminali organizzate, movimenti estremisti o attività ostili nel contesto più ampio dell’azione ibrida della Russia contro l’UE”. A impensierire ulteriormente il fianco orientale dell’UE è il fatto che, per compensare le perdite al fronte, Mosca abbia progressivamente aumentato il reclutamento di detenuti per reati violenti. Secondo la lettera inviata ai vertici di Bruxelles, sarebbero “più di 180.000 i criminali precedentemente condannati che sono stati reclutati dalle prigioni russe per essere inviati al fronte”. E, con il progredire delle rotazioni, “è probabile che il numero di individui con recenti esperienze di combattimento violento che cercano di viaggiare all’estero aumenti in modo significativo”.

    Il documento odierno fa seguito a mesi in cui i timori dei principali Paesi dell’est su questo tema sono progressivamente cresciuti. Come riportato dal quotidiano tedesco Die Welt, in una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE alla fine di gennaio, il capo della diplomazia estone, Margus Tsahkna, aveva affermato di essere in possesso di “informazioni secondo cui molti soldati russi vorrebbero arrivare in Europa dopo una possibile fine della guerra”. Non a caso, la prima capitale a introdurre una norma per vietare l’ingresso a 260 soldati russi all’inizio dell’anno è stata Tallinn, seguita dalla Lituania che proprio ieri ha presentato una proposta di legge analoga.

    Per i Paesi del fianco orientale, tuttavia, le misure nazionali non sono sufficienti: “data la libertà di movimento garantita da Schengen, le conseguenze di ogni ingresso possono essere gravi per la sicurezza di ogni singolo Stato membro e di tutta l’Unione”. Per questo, gli autori della lettera chiedono che si elabori una risposta comunitaria a questi rischi e che lo si faccia già a partire dal prossimo Consiglio Europeo. Oltre agli strumenti già esistenti – come “il rifiuto di visti e permessi di soggiorno e l’imposizione di divieti di ingresso a lungo termine in tutta l’area Schengen” – i firmatari fanno riferimento alla nuova strategia sulla politica dei visti lanciata dalla Commissione a gennaio, che apriva la porta a “ulteriori misure restrittive in casi di grave deterioramento delle relazioni con uno specifico paese terzo, con particolare riferimento alla categoria degli ‘ex e attuali combattenti di uno Stato aggressore'”.

    Sembra – o forse è – un passaggio scritto appositamente per la Russia e, nella stessa riunione di fine gennaio di cui riferiva Die Welt, si sarebbe discusso di utilizzarlo per costruire una norma europea analoga a quella già approvata dall’Estonia e in discussione in Lituania. Secondo diversi diplomatici europei, tuttavia, gli ostacoli sono numerosi. Su tutti il fatto che il potere di concedere o negare visti resta nelle mani dei singoli governi e la difficoltà di dimostrare se un soldato abbia effettivamente combattuto in Ucraina se quest’ultimo fornisce informazioni false.

    Tutti nodi rimandati – forse – al 19 e 20 marzo.

    Tags: area Schengencommissione europeaconsiglio europeoestoniarussiasoldatiucrainavisti

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