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    Home » Editoriali » La sconfitta di Orbán dimostra (anche) che l’Unione europea serve ancora a qualcosa

    La sconfitta di Orbán dimostra (anche) che l’Unione europea serve ancora a qualcosa

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    13 Aprile 2026
    in Editoriali
    "Niente valori, niente soldi". Il Parlamento europeo torna a chiedere provvedimenti contro l'Ungheria di Viktor Orban [foto: Renew Europe, sito internet del gruppo]

    "Niente valori, niente soldi". Il Parlamento europeo torna a chiedere provvedimenti contro l'Ungheria di Viktor Orban [foto: Renew Europe, sito internet del gruppo]

    Viktor Orbán è stato travolto alle elezioni, dopo anni di “democrazia illiberale” quel poco che di democratico era rimasto dall’assalto del primo ministro è stato sufficiente a scalzarlo dalla sua poltrona.

    Orbán ha fatto tutto il possibile per prendere il controllo totalitario di ogni ganglio del Paese: ha messo sotto controllo la stampa, la magistratura, le università, ovviamente tutti i ministeri, la presidenza della Repubblica, ha modificato a suo favore la legge elettorale, ha minacciato, ha fatto minacciare gli elettori dai suoi amici Trump, Putin e Netanyahu, ma niente, è stato travolto da una marea di ungheresi insoddisfatti.

    Certo, il suo potere è infiltrato in ogni dove, ci vorranno mesi, anni, per restituire all’Ungheria uno status di democrazia “normale”, per cancellare lo “stato corrotto” che Orbán ha creato, per gar ripartire un’economia stagnante, per vedere rinascere la stampa, le università riaprirsi, la magistratura tornare ad amministrare una legge uguale per tutti. Per estirpare la corruzione. Ma quello che è importante è che è possibile farlo.

    E molto è merito dell’Unione europea, delle norme che ne regolano il funzionamento, delle persone che ancora credono al valore della democrazia e alla necessità di proteggerla in ogni momento. Orbán ha lavorato per anni alla sua “democrazia illiberale”, ma ha dovuto farlo restando nell’Unione, perché a lui, in particolare, conveniva, se non altro per il flusso di soldi che ha ricevuto e per il peso che gli ha concesso nella politica internazionale. Lui non è andato via, ma l’Unione pazientemente, per anni, ha continuato a reagire alle sue malefatte, forse blandamente, ma lo ha fatto, ha usato quasi ogni occasione per penalizzare il governo ungherese, bloccando i fondi, riunendosi a sua insaputa, forzandolo a decisioni che non avrebbe voluto prendere, mentre in Parlamento si sono sempre levate voci fortissime per provvedimenti drastici nei confronti di un governo che tendeva a non rispettare le più basilari regole democratiche.

    Ecco, Orbán è rimasto nell’Unione credendo di poterne sfidare fino in fondo i principi democratici che la reggono, ed ha perso. Non è potuto andare più in là di un certo limite, perché a Bruxelles c’era chi era pronto a prendere i provvedimenti più severi per fargli rispettare un minimo di decenza democratica. E quello spiraglio è rimasto aperto, e ci si sono infilati quei sei milioni di ungheresi che ieri hanno detto “basta”. E che, sondaggi alla mano, vogliono restare nell’Unione europea, rispettandone i principi democratici.

    Tags: democraziaelezioniorban

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