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    Home » Difesa e Sicurezza » Kallas: “Sul prestito UE a Kiev da 90 miliardi ci aspettiamo decisioni positive domani”

    Kallas: “Sul prestito UE a Kiev da 90 miliardi ci aspettiamo decisioni positive domani”

    La svolta dopo che l'ex primo ministro ungherese Viktor Orbán ha annunciato che l'Ungheria accetterà la modifica del regolamento sul Quadro finanziario pluriennale, una volta che il trasferimento di petrolio dall'oleodotto Druzhba sarà ripristinato

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    21 Aprile 2026
    in Difesa e Sicurezza, Non categorizzato, Politica Estera
    L'Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo, 21 aprile 2026. Fonte: Consiglio UE

    L'Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo, 21 aprile 2026. Fonte: Consiglio UE

    Bruxelles – L’Unione Europea si attende di sbloccare domani il prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Lo conferma l’Alta rappresentante dell’UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, al suo arrivo oggi (21 aprile) al Consiglio Affari esteri dell’UE a Lussemburgo. “Ci aspettiamo decisioni positive domani sul prestito di 90 miliardi a Kiev. L’Ucraina ha davvero bisogno di questo prestito, ed è anche un segnale che la Russia non può sopraffare l’Ucraina. Questo è estremamente importante in questo momento”, afferma. Una speranza nutrita anche da altri ministri UE, che vedono la svolta come diretta conseguenza della sconfitta elettorale dell’ex primo ministro Viktor Orbán e del suo veto sugli aiuti e sul ventesimo pacchetto di sanzioni UE a Mosca.

    Come la ministra svedese agli Affari esteri, Maria Malmer Stenergard, che ha spiegato come “l’UE deve intensificare, accelerare e ampliare il suo sostegno all’Ucraina e aumentare la pressione sulla Russia”. “Sono abbastanza ottimista, dopo la rimozione dell’ostacolo ungherese, sul fatto che saremo in grado di mantenere la promessa fatta agli ucraini sui 90 miliardi di euro e che potremo andare avanti con il ventesimo pacchetto di sanzioni, ma anche con il ventunesimo pacchetto di sanzioni che dobbiamo adottare prima dell’estate“, precisa. O come il ministro lettone, Artjoms Uršuļskis. “È chiaro che la Russia non è disposta ad accettare un cessate il fuoco. Ci hanno provato a Pasqua, senza successo. Questo significa che la nostra politica dovrebbe essere quella di esercitare una pressione continua e ora, dopo le elezioni in Ungheria, si apre una finestra di opportunità davvero importante“, commenta. “Dobbiamo tornare a sbloccare la situazione. Dobbiamo tornare al ventesimo pacchetto di sanzioni. Dobbiamo lavorare concretamente al ventunesimo pacchetto. Abbiamo già una lista di punti da aggiungere e ci aspettiamo che i nostri partner agiscano con rapidità e decisione”, scandisce.

    La presidenza di turno cipriota del Consiglio UE ha fatto sapere, ieri, di aver aggiunto tra i temi da votare senza discussione nella riunione di domani (22 aprile) del Coreper II – cioè la riunione degli ambasciatori dei Ventisette Paesi presso l’UE – la modifica del Quadro finanziario pluriennale (QFP) che è l’ultimo via libera necessario alla Commissione europea per erogare le prime rate del prestito comune da 90 miliardi a Kiev concordato dai capi di Stato e di governo a dicembre 2025. Intanto, gli altri due elementi della misura – il prestito di sostegno all’Ucraina e il regolamento di modifica del Fondo per l’Ucraina – sono già stati formalmente adottati a febbraio. Ora, una volta che gli ambasciatori UE avranno approvato l’emendamento del QFP, la presidenza cipriota lancerà la procedura scritta per la sua adozione definitiva. A quel punto, la procedura di esborso potrebbe avvernire nel giro di due o tre settimane.

    Bruxelles, dunque, vuole trarre al più presto qualche cambiamento positivo nel rapporto con Budapest.  L’annuncio di Cipro e la dichiarazione di Kallas sono le prime conseguenze del voto in Ungheria che, con la chiusura dell’era di Viktor Orbán alla guida del governo, ha portato anche a una caduta del veto che l’ex primo ministro poneva sul prestito a Kiev e sul ventesimo pacchetto di sanzioni UE a Mosca. In una lettera inviata ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, Orbán ha spiegato che “l’Ungheria accetterà senza indugio la modifica del regolamento sul Quadro finanziario pluriennale se il trasferimento di petrolio tramite l’oleodotto Druzhba sarà ripristinato“. Un annuncio già divulgato domenica dall’ex premier magiaro su X. “Attraverso Bruxelles, abbiamo ricevuto un’indicazione dall’Ucraina secondo cui sono pronti a ripristinare le forniture di petrolio attraverso il gasdotto Friendship già a partire da lunedì, a condizione che l’Ungheria tolga il blocco al prestito UE da 90 miliardi di euro. La posizione dell’Ungheria non è cambiata: niente petrolio = niente soldi. Una volta ripristinate le forniture di petrolio, non ostruiremo più l’approvazione del prestito. L’erogazione del prestito non impone un onere o un obbligo finanziario all’Ungheria”, ha scritto Orbán.

    Una svolta da Budapest colta a Bruxelles, con la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos che, in audizione in commissione Affari esteri del Parlamento europeo, ieri (20 aprile), ha spiegato: “Prevediamo che, non appena il petrolio riprenderà a fluire nell’oleodotto Druzhba, cosa che potrebbe accadere questa settimana, saremo in grado di fornire all’Ucraina il prestito di 90 miliardi di euro tanto atteso“.

    Tags: 90 miliardikallasKievmoscaorbanprestitosanzioniungheria

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