Bruxelles – Il premier ungherese, Viktor Orbán, l’ha messo in chiaro subito, al suo arrivo al vertice europeo: “Non supporteremo nessuna posizione in favore dell’Ucraina fino a quando la questione del petrolio non sarà risolta”. I leader UE non estraggono alcun coniglio dal cilindro e adottano spediti le conclusioni sul sostegno a Kiev, a 25, senza l’Ungheria e la Slovacchia. Non prima di aver sottolineato – l’ha fatto personalmente Antonio Costa, conferma un alto funzionario – il “comportamento inaccettabile” di Orbán, che continua a bloccare il maxi-prestito da 90 miliardi all’Ucraina, già concordato a dicembre. Nonostante lo stallo, il Consiglio europeo si sforza di mostrarsi ottimista e “attende con interesse la prima erogazione all’Ucraina entro l’inizio di aprile”.
L’impressione è che, a risolvere l’impasse, potrà essere solo l’eventuale sconfitta di Orbán alle elezioni legislative previste il 12 aprile in Ungheria. Perché il leader sovranista ha fatto dello scontro con l’Ucraina (e con Bruxelles) il fulcro della sua campagna elettorale, e difficilmente tornerà sui suoi passi. Ma anche se a vincere a Budapest fosse Peter Magyar, Orbán rimarrebbe in carica fino alla fine della primavera. E per Kiev, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, tenere in stallo il prestito fino a giugno potrebbe avere conseguenze disastrose. Senza contare che il primo ministro slovacco, Robert Fico, ha già avvertito che, con Orbán fuori dai giochi, potrebbe mettersi lui di traverso. Fico ha informato il Consiglio europeo di aver già dichiarato lo “stato di emergenza petrolifera in Slovacchia”, a causa della “decisione unilaterale” di Kiev di interrompere il transito di petrolio dall’oleodotto Druzhba.

Orbán però, oltre a intavolare il ricatto, ne ha indicato la possibile soluzione: “La posizione ungherese è molto semplice. Saremo pronti a sostenere l’Ucraina quando riavremo il nostro petrolio, che è bloccato da loro”. Ne fa una questione di sicurezza nazionale: l’interruzione dell’approvvigionamento di greggio dall’oleodotto Druzhba, colpito da bombardamenti russi sul territorio ucraino, “è una questione di sopravvivenza, non è uno scherzo, un gioco politico”. La questione va avanti da settimane: Ungheria e Slovacchia accusano l’Ucraina di trattenere di proposito il transito di petrolio russo verso Budapest, Kiev sostiene che l’oleodotto è danneggiato e complesso da riparare a causa dei continui bombardamenti russi.
Abilmente, Orbán ha legato la questione dell’oleodotto non solo allo sblocco del prestito da 90 miliardi, ma anche al via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, che la Commissione europea contava di veder approvato già il 24 febbraio scorso, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa all’Ucraina. Anche su questo, il Consiglio europeo non tenta nemmeno di sbrogliare la matassa e si limita ad “attendere con interesse la rapida adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni“.
Al tavolo dei leader, Costa avrebbe ribadito che “la situazione dell’oleodotto Druzhba è una questione diversa”, e che “il suo ripristino dipende esclusivamente dalla capacità dell’Ucraina di ripararlo e dalla volontà della Russia di non distruggerlo nuovamente”. La Commissione europea si è mossa per un sopralluogo, alcuni tecnici sono già sul luogo, e lo stesso Volodymyr Zelensky, in videocollegamento con i leader, ha scelto di smorzare i toni e si è “impegnato a ripristinare pienamente il flusso di petrolio il prima possibile e a onorare pienamente il ruolo dell’Ucraina come partner energetico affidabile dell’UE”.

Un’altra soluzione esiste già, e passa dalla Croazia, dall’oleodotto Adriatico. Il premier croato, Andrej Plenković, ha ribadito che Zagabria “sta già rifornendo” Budapest, e che, considerando la capacità dell’oleodotto, potrebbe “garantire la sicurezza energetica e la fornitura di petrolio all’Ungheria e alla Slovacchia anche quando la Druzhba non funziona”. Ma Plenković ha anche sottolineato: “C’è una differenza nel prezzo del petrolio che si acquista sul mercato da qualche altra parte rispetto a quello che passa solo attraverso l’oleodotto dalla Russia, via Ucraina, verso la Slovacchia e l’Ungheria. E la differenza di prezzo, dicono, è del 30 per cento in meno. Quindi forse questo vi dà una risposta abbastanza solida su dove risiede il problema”.



![[foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2024/06/euco-strem-350x250.jpg)

![Riunione del consiglio Affari esteri [Bruxelles, 16 marzo 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/consiglio-esteri-350x250.jpg)







![La video riunione dell'Eurogruppo [27 marzo 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eurogruppo-260327-120x86.jpg)