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    Home » Politica » Energia, competitività, Ucraina e Iran: il vertice dei leader UE è un grande punto interrogativo

    Energia, competitività, Ucraina e Iran: il vertice dei leader UE è un grande punto interrogativo

    La guerra in Iran con le sue ricadute interferisce sulle discussioni dei capi di Stato e di governo, con il meccanismo anti-emissioni ETS al centro di un confronto sul cui esito non ci si sbilancia. I ventisette cercano anche una linea comune sul conflitto in Medio Oriente

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    17 Marzo 2026
    in Politica
    [foto: European Council]

    [foto: European Council]

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    Bruxelles – Cosa fare o come farlo: prima ancora che con gli avvenimenti esterni che la influenzano, l’Unione europea è alle prese con sé stessa e le sue divisioni. Perché non c’è dubbio che la guerra in Ucraina continua a essere un problema esistenziale anche per l’UE (lo è innanzitutto per gli ucraini, è bene ricordarlo), e non c’è dubbio che lo sia anche la guerra in Iran con le sue ripercussioni, soprattutto energetiche, che poi hanno un impatto sulla competitività. Ma su tutto questo – di cui i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’UE discuteranno nel summit di giovedì (19 marzo) – i leader si presentano confusi e divisi.

    Il tema principale del vertice europeo sarebbe la competitività, e la necessità di tradurre in pratica gli impegni e le riflessioni che gli stessi leader hanno prodotto in occasione della riunione informale di febbraio e terminata con l’agenda della Commissione europea che ora dovrebbe ricevere il benestare dei Ventisette. Il condizionale è però d’obbligo poiché il caro-energia, che sta derivando dal conflitto israelo-americano in Iran, rischia di ribaltare l’ordine delle priorità da affrontare e si presenta come il principale nodo da sciogliere per un’Europa che rischia la figuraccia.

    “La diagnosi comune del problema è che l’energia costa troppo, ora si tratta di capire come ridurlo”, spiegano fonti bene informate. Parole che sembrano ovvie, ma che nascondono un problema tutto europeo: quello, cioè, di un progetto comunitario che – in un momento come quello attuale – sconta l’architettura confederale per una federazione mai veramente cercata. Risultato: intervenire è praticamente impossibile. Il prezzo finale dell’energia elettrica dipende da più componenti (costo in sé, tasse, accise, costi di distribuzione, balzello ETS in forza del meccanismo Ue anti-emissioni), “il cui peso è diverso anche da Paese a Paese”, ricordano le stesse fonti europee, e non a caso. Praticamente ogni Stato ha la sua bolletta, con livelli di tasse, accise, costo di distruzione e quota ETS diversa. Difficile immaginare una risposta unica e univoca.

    Iran, il caro-energia torna a spaventare l’UE. Il tema sul tavolo dei leader

    “Ci sono diverse idee su come affrontare il prezzo dell’energia”, riconoscono a Bruxelles, e si tratta di quello che può fare l’Europa per un problema comune, ma comunque nazionale. Allentamento delle regole sugli aiuti di Stato e diritto di compensazione per costi indiretti sono due opzioni al vaglio e su cui i leader dovranno esprimersi. E poi c’è l’ETS, tema che si prevede sia quello di cui si parlerà di più, anche perché quello veramente europeo. L’Italia vorrebbe sospenderlo, ma la maggioranza degli altri membri UE non intende metterlo in discussione perché viene riconosciuto come meccanismo che “svolge un ruolo fondamentale per strategie industriali, e non solo per questioni di emissioni”. Ed è dunque centrale per l’agenda di competitività.

    A proposito di competitività, cosa indicheranno i leader non è chiaro: “Le decisioni concrete saranno nelle conclusioni”, assicurano a Bruxelles, senza però sbilanciarsi su quali saranno tali decisioni. Ancora meno ci si avventura sull’energia: qui si ammette che potrebbe esserci anche il rischio di non averle neppure le conclusioni, e dunque si va verso formulazioni vaghe per provare a salvare la faccia. Quel che è certo è che “nel medio periodo lo sviluppo di rinnovabili resta la via maestra“, soprattutto alla luce della guerra in Iran, ricordano ancora a Bruxelles. Non è, dunque, escluso un riferimento in tal senso. “Ma c’è anche la questione delle reti” e il richiamo a completare l’unione dell’energia. Risposte ai problemi di medio termine, perché a quelle di breve periodo l’UE rischia di perdersi tra interessi e sistemi diversi.

    Nel non semplice dibattito su energia e competitività si inserisce il sempre più complicato scambio sull’Ucraina. Qui c’è l’impegno a fornire assistenza a Kiev, che però è arenato a causa del veto ungherese. Sul prestito da 90 miliardi stabilito a dicembre “non ci sarà discussione” perché è inutile farla, sostengono funzionari europei. “Gli impegni sono presi, e non ci dovrebbe essere bisogno di riparlarne”, perché, questa la spiegazione, “l’intesa non cambia, rimane lì, non si tratta di doverla rinegoziare“. In altre parole, si tratta di attuarla. Ma i soldi sono bloccati e bisogna convincere l’Ungheria – che appare insoddisfatta del via libera di Kiev al sostegno tecnico e finanziario di Bruxelles per ripristinare l’operatività dell’oleodotto di Druzhba – a rimuovere il suo veto. Ma come farlo non è chiaro, e anche di fronte a una situazione per cui ha già la risposta pronta, l’UE non sa come renderla operativa.

    Da definire poi la linea sul conflitto in Iran. “Il dibattito sarà molto concreto”, garantiscono a Bruxelles. Ma concreta dovrà essere anche una risposta tutta da trovare. “Serve impegno per mitigare il conflitto e le sue conseguenze, che sono diverse”, spiegano. Non c’è solo la tenuta economica, con il rischio di una nuova spirale inflattiva e il caro-energia, ma pure lo spettro di crisi alimentare e nuova ondata migratoria. “Ci attendiamo coordinamento concreto tra i 27 sul contributo utile a ridurre le tensioni e ritorno alla diplomazia e il rispetto del diritto internazionale da entrambe le parti”, confidano le fonti UE. Un altro punto interrogativo per cui l’UE dovrà cercare una quadra che non c’è.

    Tags: antonio costaconsiglio europeoenergiaIranMedio Orienteucrainauevertice dei leader

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