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    Home » Energia » Scontro sull’ETS prima del Consiglio europeo: ‘no’ di otto governi UE alla proposta di sospensione

    Scontro sull’ETS prima del Consiglio europeo: ‘no’ di otto governi UE alla proposta di sospensione

    In un non-paper Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi definiscono il sistema di scambio di emissioni di CO2 "il pilastro della politica climatica UE". Poche settimane fa, il governo italiano ne aveva chiesto una sospensione temporanea

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    12 Marzo 2026
    in Energia
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    Bruxelles – ETS sì o ETS no? In vista del prossimo Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, 8 Paesi UE (Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi) hanno firmato oggi (12 marzo) un non-paper congiunto – documento informale che gli Stati producono per agevolare il dibattito – in cui respingono l’ipotesi di sospendere temporaneamente il sistema europeo di scambio delle emissioni di CO2.

    L’EU Emission Trading System (ETS), attivo dal 2005, è uno dei principali strumenti climatici dell’Unione Europea e si propone di facilitare la transizione energetica del sistema industriale continentale facendo pagare alle aziende attive in settori particolarmente energivori un prezzo per ogni tonnellata di CO2 emessa nell’atmosfera. Il sistema di scambio funziona tramite ‘licenze’ di emissione che le imprese possono acquistare tramite aste pubbliche, su mercati secondari o a titolo gratuito. Quest’ultimo meccanismo di acquisto, però, è stato progressivamente ridotto da Bruxelles, con l’obiettivo di smantellarlo completamente entro il 2034. Alla luce di ciò, il prezzo dei permessi acquistabili all’asta o sul mercato è cresciuto significativamente negli ultimi mesi, fino a sforare la soglia dei 90 euro lo scorso gennaio.

    È proprio su questo punto – la presunta insostenibilità del ‘costo del carbonio’ per le imprese del Vecchio Continente – che si consuma l’attrito tra il ‘sì’ e il ‘no’, tra gli Stati favorevoli a un mantenimento dell’attuale versione del sistema di scambio e i Paesi che invece ne richiedono una modifica. E il non-paper è a tutti gli effetti una risposta all’iniziativa di segno opposto che un gruppo di undici governi europei autodefinitisi “Amici dell’Industria”- guidati dall’Italia – aveva lanciato lo scorso 26 febbraio: in una dichiarazione congiunta insieme ad altri dieci governi “Amici dell’Industria”, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e i suoi omologhi avevano chiesto di congelare l’ETS “fino a una sua revisione approfondita per far sì che non rappresenti più un’ulteriore tassa per le imprese europee”.

    Gli otto Paesi firmatari del nuovo documento informale, invece, definiscono il sistema europeo di scambio delle emissioni “il pilastro della politica climatica dell’UE” e sostengono che “apportare cambiamenti fondamentali all’ETS, mettendo in discussione lo strumento stesso o sospendendolo, costituirebbe un passo indietro molto preoccupante”.

    Non è solo una questione di ambizione climatica: “il rischio”, prosegue il testo del documento, “è anche quello di indebolire i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e la stabilità del mercato”.

    Più semplicemente, il ragionamento del ‘fronte del no’ è il seguente: fino ad oggi, molte imprese hanno compiuto investimenti per rendersi più sostenibili (idrogeno verde, acciaio verde, elettrificazione) e sono state spinte a farlo dal fatto che il carbonio avesse un costo, per giunta piuttosto alto. Se il sistema fosse rivisto o sospeso, il prezzo della CO2 crollerebbe, rendendo questo tipo di investimenti molto più rischiosi. Infine, per gli autori del non-paper c’è anche una questione di “parità di condizioni”. Cambiamenti fondamentali all’ETS “penalizzerebbero gravemente i pionieri che hanno gia’ investito e innovato nella decarbonizzazione”, avvantaggiando ingiustificatamente chi è rimasto più indietro.

    Gli otto Paesi, in ogni caso, accolgono positivamente “adeguamenti mirati al sistema che contribuiscano a preservare la stabilita’ nei periodi di volatilita’ e non ne compromettano l’obiettivo complessivo”. In particolare, un’eventuale revisione dell’ETS “dovrebbe sostenere la decarbonizzazione, gli investimenti e l’occupazione in Europa, riducendo al minimo il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage).

    Tags: Adolfo Ursoanidride carbonicaclimaCO2consiglio europeoemissioniEtsgreeninquinamentotransizione energeticaue

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